Tutti i documenti presentati per il VI Congresso hanno dei limiti, più o meno evidenti. La stessa nostra mozione ne ha. Specie in tema di enti locali. Ma che questi siano utilizzati ad arte dai compagni di Progetto Comunista per attaccare, nello specifico, i compagni della "quarta mozione" che a Venezia e dintorni ricoprono ruoli di amministratori, lo trovo francamente poco corretto. Non vorrei insistere, ma credo che i compagni di Progetto Comunista partano da un preconcetto: mai al governo, sempre e solo all'opposizione, sia a livello nazionale che a livello locale. Sbagliando, ovviamente.
E potrei citare più di qualche caso dove, per esempio, i compagni amministratori del del "quarto documento" della Provincia di Venezia hanno organizzato iniziative di lotta contro le grandi opere stradali come il Passante o la Romea Commerciale, hanno iniziato a sperimentare nel loro piccolo politiche di partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative, hanno lavorato gomito a gomito con i Comitati che vogliono impedire una cementificazione selvaggia del territorio o il passaggio di decine di treni merci su linee ferroviarie del tutto inadeguate, si sono impegnati perché i tagli ai trasferimenti statali imposti dal Governo Berlusconi in termini di spesa corrente non si siano ripercossi sulle spese destinate ai servizi sociali o alla scuola pubblica. Sono gli stessi che, con fatica, spesso si ritrovano davanti ai cancelli delle fabbriche del distretto calzaturiero della Riviera del Brenta a distribuire volantini, a parlare con gli operai, a condividere con loro la crisi che investe tutto il modello del Nord Est.
Ma sono anche quelli che, grazie anche ai voti dei consiglieri del centrosinistra, fanno passare ordini del giorno fortemente vincolanti per i Sindaci durante l'approvazione del progetto di aggregazione Nordest Servizi, progetto del resto già fallito e che prevedeva la costituzione di una holding veneto-friulana, con capitale a maggioranza pubblica, dedita alla gestione e alla commercializzazione di servizi quali l'approvvigionamento idrico, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la gestione delle fognature, e sulla quale il Partito è andato in ordine sparso (c'è chi ha votato a favore, chi contro). Ordini del giorno che includono, per esempio, la costituzione di una Nes Acqua interamente pubblica per la gestione del servizio idrico integrato, la realizzazione di piani industriali basati sull'opzione "rifiuti zero" e discussi sia con gli enti locali interessati che con i lavoratori del gruppo, il mantenimento degli attuali livelli occupazionali nelle società interessate dal processo di aggregazione, impedendo - tra l'altro - il ricorso a contratti di lavoro flessibili o precari e processi di mobilità esterna.
Peccato che i compagni di Progetto Comunista non se ne siano accorti. O siano male informati. O, peggio, vogliono fare di tutta l'erba un fascio. Avanti o popolo, contro Berlusconi, contro il centro liberale, contro Bertinotti, contro Erre, contro l'Ernesto … e la rivoluzione socialista trionferà!
In realtà, ciò che manca è una seria discussione sul ruolo del partito e, soprattutto, dei suoi eletti all'interno delle amministrazioni locali, piccoli o grandi che siano. Non è un caso, ma periodicamente ci scontriamo con due dati: quello degli eletti che agiscono spesso come un corpo separato dal resto del partito o di un lavoro all'interno delle amministrazioni che spesso non pare dare i risultati sperati, visto che costantemente, alle elezioni amministrative, il partito viene penalizzato rispetto ad altre tornate elettorali.
Questa discussione non può che partire da un principio fondamentale: si può stare nelle istituzioni locali, anche in maggioranza, se si portano però le istanze del movimento. E' finita l'epoca in cui le istituzioni venivano considerate come "tribune" o dentro le quali i nostri eletti si trasformavano in presenze testimoniali, o poco più. Dobbiamo invece fare riferimento al magma sociale, ai movimenti di base, alle mille iniziative che provengono dalla società, da "uomini e donne in carne ed ossa" per ottenere risultati concreti, tangibili, che migliorino la vita delle masse.
Un salto di qualità di questo tipo del partito implica l'assunzione della centralità di un progetto di trasformazione sociale a livello locale. Un progetto locale non implica la definizione di un quadro di riferimento compiuto (anche nella politica delle alleanze, cosa che la maggioranza del partito va proponendo dappertutto), ma deve essere visto come una tensione continua all'individuazione dei referenti sociali, alla definizione di proposte socialmente significative, alla scelta di adeguate modalità di azione.