In questi anni i movimenti hanno cambiato il senso comune di massa, svelato il fallimento delle politiche liberiste e rotto il monopolio del pensiero unico. Non siamo però riusciti a migliorare le condizioni materiali di vita e di lavoro della nostra gente, che vive oggi peggio di ieri e vede iscritta la propria esistenza nell'angoscioso destino dell'incertezza e della precarietà. In questo contesto lo sviluppo e l'allargamento del movimento di massa richiedono il raggiungimento di risultati concreti che segnalino l'efficacia delle lotte. Per questo il nostro obiettivo di fase consiste nello sconfiggere le destre e nel contempo sconfiggere le politiche di destra. Il problema è cioè quello di battere Berlusconi evitando però di regalare il governo ad una coalizione neocentrista che riproponga politiche di liberismo temperato. Per ottenere questo risultato proponiamo di costruire una alleanza politico-programmatica tra tutte le forze di opposizione e di mettere al centro della costruzione della coalizione e del suo programma la più ampia partecipazione popolare. Questa proposta è realista perché i movimenti di questi anni hanno riaperto i canali della democrazia dal basso e cambiato molto nel senso comune della nostra gente (il no alla guerra, alla precarietà, ecc.). I 10 milioni di SI che abbiamo avuto nel referendum e la vittoria di Nichi in Puglia sono li a dimostrarlo. Noi dobbiamo costruire processi di partecipazione allargata per far pesare questi orientamenti sui programmi e sul profilo politico della coalizione. Per questo vogliamo evitare di essere risucchiati in un puro braccio di ferro tra forze politiche. Nel rapporto tra i partiti siamo deboli, "pesiamo" 2 milioni di voti, gli altri molto di più. Il tentativo di costruire un percorso in cui le organizzazioni e il protagonismo sociale incidano sulla politica serve proprio per far pesare quei 10 milioni di persone, che in larghissima parte non votano Rifondazione, ma che sui nodi di fondo sono più vicini alla nostre posizioni che a quelle centriste. La vicenda delle primarie in Puglia ci parla di questo: della possibilità di far pesare i movimenti e un nuovo senso comune di massa dentro la politica, sconfiggendo il neocentrismo. Nichi Vendola, con tutto quello che rappresenta, ha vinto perché ha allargato la sfera della partecipazione e reso permeabile la politica alle istanze sociali.
Per questo considero completamente sbagliata la posizione dalle altre mozioni che in una logica politicista prevedono la possibilità di fare un accordo di desistenza senza programma comune. Se applicassimo questa linea, è evidente che le forze centriste ostacolerebbero in tutti i modi la possibilità di raggiungere un accordo programmatico con Rifondazione, perché sarebbero ben contenti di avere i nostri voti a gratis, per poi governare sulla loro linea. Prevedere la possibilità della desistenza significa metterci in un angolo da soli, decidendo che i voti dei comunisti servono solo a battere Berlusconi ma non a cambiare l'indirizzo politico. A me pare una posizione opportunista che non si pone il problema di favorire lo sviluppo del movimento perché non tiene insieme la necessità di battere Berlusconi ma anche le politiche di destra.
E non si dica che proponiamo una svolta a destra. La Fiom 4 anni fa ha avuto il coraggio di dichiarare da sola lo sciopero generale dei metalmeccanici e in questi anni ha continuato su quella strada. In questi giorni sta costruendo una piattaforma unitaria con Fim e Uilm che mette al centro il rapporto democratico con i lavoratori. Si tratta forse di una svolta a destra della Fiom? No! Semplicemente un gruppo dirigente deve saper rompere quando e necessario, facendo le lotte anche in solitudine, ma deve anche saper fare l'accordo quando serve a registrare la modifica positiva dei rapporti di forza e rilanciare il movimento. Quando è stato necessario abbiamo rotto con Prodi; oggi dobbiamo essere capaci di portare a casa risultati concreti che permettano al movimento di fare un passo in avanti.