Emendamento sostituivo del paragrafo «La Federazione della Sinistra»
Riteniamo sia in primo luogo necessario un bilancio della Federazione della sinistra, costituita
dal Prc assieme al PdCI, a Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà, in relazione all'obiettivo
principale che ci prefiggiamo, cioè la costruzione di un polo politico e sociale della sinistra
d'alternativa e di un movimento di massa.
Riteniamo sia stata una giusta intuizione quella della forma-federazione come sperimentazione di
un'altra forma della politica, volta a riconnettere sociale e politico, a promuovere forme
democratiche di partecipazione, mettendo in relazione diverse forme del fare politica e del fare
società (partiti, sindacati, movimenti, associazionismo, volontariato). Essa dovrebbe superare
la logica della “riduzione ad uno”
insita nella forma partito tradizionale ed evitare, quindi, la produzione di nuovi partiti a mezzo
della scissione dei precedenti. Dunque, una proposta in campo per l'unità della sinistra
d'alternativa e una forma partecipativa, democratica (e non leaderistica) della politica: una
grande potenzialità.
Ma la storia reale della FdS ha totalmente lasciato inespressa questa potenzialità e il nostro
bilancio sulla FDS non può che essere fortemente critico, anche per nostra responsabilità.
Il problema di fondo della Fds è che essa nasce in base ad un progetto di unità della
sinistra d'alternativa nel solco delle due sinistre: ci siamo prefissi, dunque, l'obiettivo
di unire la sinistra autonoma e strategicamente alternativa al centrosinistra, non una sinistra generica
o “senza aggettivi”. Il problema che si è manifestato è però che
le differenze strategiche e politiche fra i soggetti fondatori su questioni rilevantissime e il meccanismo
pattizio hanno, da un lato, di fatto bloccato e reso impossibile il funzionamento democratico della
Fds, dall'altro hanno reso la Fds muta e inerte nel conflitto sociale, talvolta perfino un
ostacolo nella relazione con i movimenti. È utile, a tal proposito, ricordare alcuni passaggi:
dall'impossibilità di svolgere un congresso “una testa un voto”; ai giudizi
diversi sulla TAV e sul 14 dicembre; alla scarsa capacità di apertura ed attrattività verso
gli esterni. Indecorosa è stata la negazione della democrazia di genere e il mancato rispetto
dello Statuto perfino in sede congressuale. Pensiamo che un soggetto così marcatamente non
solo monosessuato, ma con tratti di vero e proprio maschilismo, non possa definirsi realmente alternativo,
anzi difficilmente possa aprire reali interlocuzioni, al di là del lavoro delle singole, col
movimento femminista. Gravissima è
stata poi l'impossibilità di una presa di posizione della FdS in quanto tale sulle questioni
sindacali e del lavoro, da ultimo col mancato giudizio su una questione dirimente come l'accordo
del 28 giugno. Una afasia appunto impedente nella costruzione di relazione con i soggetti sociali.
Riteniamo sia stato un errore non affrontare questi problemi in un dibattito a tutto tondo nel PRC
e nella Fds. I limiti e le inadeguatezze del processo di costruzione della Fds, che riguardano sia
la sua fisionomia nazionale che i territori, vanno affrontati in una discussione aperta nel partito
e assieme alle altre soggettività che con noi hanno dato vita a questa esperienza. Tali limiti
ed inadeguatezze riguardano, dunque, sia il merito di questioni politiche rilevanti, sia il processo
democratico, sia, appunto, il suo funzionamento effettivo. Dobbiamo affrontare nell'immediato
il problema del superamento del sistema pattizio.
Nella formulazione di un giudizio politico sulla FdS pensiamo contino di più le enormi difficoltà che
i compagni e le compagne vivono quotidianamente sui territori nella costruzione della FdS che i documenti
scritti, peraltro spesso disattesi o contraddetti. Pensiamo che sia un errore proporre l'esistenza
della Fds principalmente sul terreno elettorale perché la nostra proposta politica ha come
obiettivo la riconnessione del sociale e del politico che non possono procedere né
in parallelo né in contraddizione. Oggi ci troviamo di fronte all'esplicitazione di
varie proposte tese a modificare nella sostanza la Fds. Il PdCI propone l'unificazione tra
i due partiti comunisti, di fatto riscrivendo il ruolo della federazione nello schema classico del
partito unico (e identitario) più gli indipendenti di sinistra. Altri propongono di fatto
un'altra collocazione strategica della Fds nel Nuovo Ulivo. E il Prc deve avanzare, senza remore
o timidezze, in maniera aperta e schietta, la sua proposta rivolta anche agli altri soggetti fondatori.
La nostra proposta è uno sviluppo e un superamento, in tempi brevi e in avanti, della Fds:
la costruzione di un polo della sinistra d'alternativa, di una federazione della sinistra d'alternativa.
Ciò non comporta, ovviamente, uno scioglimento della FdS, né la negazione della sua
proiezione elettorale, che è oggi un elemento ineludibile. Ma non possiamo considerare la
Fds, così come concretamente è, come il primo passo verso tale polo, per cui occorrerebbe
semplicemente “allargare”, fare un secondo passo: occorre un cambio di passo, l'apertura
di una nuova fase nella costruzione della sinistra d'alternativa.
Un polo della sinistra alternativa che sappia essere federazione dei conflitti e delle rivolte; essere
strumento reale di costruzione di movimento e di relazione con i processi di aggregazione di movimento
già
in atto; leggere le nuove forme del conflitto contro la gestione capitalistica della crisi; protagonista
della costituente dei beni comuni; unire la sinistra sociale anticapitalista e antipatriarcale; farsi
attraversare realmente dal movimento delle donne e dal movimento LGBTQI; lottare contro la legge
30 e contro gli accordi del 28 giugno; per la piena cittadinanza di migranti e nativi; per il diritto
al lavoro, per i diritti del lavoro e per un reddito europeo di cittadinanza; che sappia riaprire
il tema della democrazia, difendendo la costituzione dal colpo di Stato monetario, riformando la
legge elettorale proporzionale, riaprendo il tema della rappresentanza sui luoghi di lavoro; che
sappia essere essa stessa uno spazio di democrazia e partecipazione.