BSE, morbo della mucca pazza.
La faccia sporca della mondializzazione agroalimentare.

Condizione necessaria per risolvere dei problemi è ammetterne l'esistenza. Per anni della vicenda mucca pazza non si è ammesso che costituisse un problema.

E' ormai palese dai risultati di una recente indagine indipendente inglese che all'interno dei ministeri britannici si è teso a nascondere le evidenze di rischio che emergevano. Quando i segnali di pericolo sono diventati critici la stessa Commissione di Bruxelles è stata perlomeno superficiale.

I pochi scienziati inglesi che tentarono di mettere in guardia dai rischi furono messi alla berlina, laddove oggi, alla luce dell'accaduto, meriterebbero piuttosto una sorta di contro-Nobel (a proposito, quei nostri scienziati italiani di oggi così sensibili alla cosiddetta libertà della ricerca scientifica contro l'adozione del principio di precauzione, come mai non firmavano appelli negli anni '90 quando si imponeva la gogna a qualche collega inglese coraggioso?).

L'esplosione dell'allarme mucca pazza degli anni '90 e del 2000 ha squarciato i veli di omissioni spaventose: sono cominciate allora gli abbattimenti dei bovini, i limiti all'export di carni inglesi, alcune misure di controllo e di messa al bando di farine di animali fino ad arrivare all'emergenza attuale.

Qual è la situazione odierna? Per la prima volta nella storia dei pericoli alimentari non si sa come padroneggiare il rischio; a parte la grave potenzialità patogena dei mangimi ad origine animale non si sa nient'altro di più sulla trasmissibilità della BSE, a tal punto che non si conosce neanche la trasmissibilità della BSE con farine animali usate come concime (a meno di trattamenti termici assai duri) nella considerazione delle catene alimentari che partano dagli erbivori. Non sappiamo neanche prevedere scenari credibili di quanti saranno gli uomini colpiti da malattia di Creuzfeldt-Jacob connessa alla BSE.

A questo punto la risposta deve essere forte e di un livello sovranazionale, in quanto i singoli stati e i singoli ministri non sono in grado di gestire l'entità dell'emergenza. Né il dominio del neoliberismo di mercato può riuscire minimamente a risolvere il problema della sicurezza nella filiera zootecnica ed agroalimentare.

Stefano Zolea
Tossicologo dell'alimentazione e membro della commissione agraria del Prc
Roma, 11 gennaio 2001
da "Liberazione"