Assolti tutti, di tutte le colpe.
Li hanno ammazzati due volte con il cloruro di vinile e con gli articoli dei
codici.
Una sentenza che stupisce poiché la correlazione tra malattie e morti e lavorazioni
di sostanze tossiche e cancerogene era stata dimostrata minuziosamente e senza
dubbi di sorta durante il lungo processo e fuori. Le stesse industrie chimiche
avevano elargito cospicui “risarcimenti” ai familiari superstiti purché uscissero
dal processo come parti civili.
La stessa difesa aveva dovuto fare più di una ammissione.
E allora, cosa è successo? E' successo che è prevalsa la tesi giuridica fondamentalista
avanzata dalla difesa (ci hanno scritto anche un libro): i reati ambientali
o comunque connessi all'esercizio di attività produttive regolarmente autorizzate
non sono penalmente perseguibili.
Quindi, se così sarà scritto, non sarà solo la sentenza ad essere scandalosa,
ma l'intero ordinamento delle leggi del nostro paese che consente una franchigia
assoluta, una sorta di derubricazione preventiva dei reati in campo ambientale
e contro la salute.
La sentenza ci ha solo fatto crollare una speranza.
La stessa che era dipinta in volto a Gabriele Bortolozzo quando, raggiante,
in giacca e cravatta in un caldo giorno del '94, entrò nel mio ufficio al
gruppo regionale di Rifondazione di ritorno dal primo colloquio con Felice
Casson: finalmente un magistrato aveva preso sul serio le sue denuncie, le
sue artigianali indagini epidemiologiche.
Una illusione che è crollata addosso ieri pomeriggio ai parenti e a quanti
(amministratori locali, operatori sanitari, sindacalisti, ambientalisti…)
avevano lavorato in questi anni per poter dare una svolta nei rapporti tra
industria e ambiente; nel tentativo di conquistare la giustizia alla causa
del bene pubblico.
La sentenza, cinicamente, ristabilisce le distanze che da sempre vi sono tra
operai e padroni: carne da macello, in fabbrica e fuori. I morti sono nel
prezzo contrattuale.
Fumi intossicanti, suolo contaminato, falde avvelenate sono negli oneri di
urbanizzazione, quando si pagano. Com'è stato detto da un avvocato di grido
nel corso del processo: i costi subiti per la chimica a Porto Marghera devono
essere confrontati con i vantaggi ricevuti dall'economia nazionale nel suo
insieme.
Errori ed eccessi, al massimo, vanno risarciti, mai sanciti penalmente. Ne
andrebbe del morale produttivista, ne risentirebbe lo sviluppo.
Vi immaginate voi Cefis, Necci, Grandi.. e il gota dell'industria doversi
occupare di questi fastidiosi particolari produttivi quali la nocività di
un composto chimico? Con tutta evidenza il pubblico ministero Casson aveva
mirato troppo in alto. Padroni e loro scudieri possono tornare a dormire sonni
tranquilli.
Con oggi, e come sempre, la strada per la tutela della salute e dell'ambiente
ricomincia in salita, passo dopo passo, azienda per azienda, comune per comune,
contratto per contratto, norma per norma, legge per legge.
Questa tragica sconfitta non sarà inutile fino a quando ricorderemo lo sconforto
e le lacrime di figlie e mogli di persone decedute “per caso”.