Proibiti dalla Convenzione sulle armi chimiche, circolano liberamente

I magazzini dei veleni: gas pronti all'uso in tutto il mondo

A proposito del massacro di ceceni e ostaggi a Mosca

C'era una volta la Convenzione sulle armi chimiche, meglio nota come Cwc (Chemical Weapon Convention), che bandisce lo sviluppo, la produzione, lo stoccaggio, il trasferimento e l'uso di gas velenosi. Nella sua versione definitiva è entrata in vigore il 29 aprile 1997 e, da allora, visto che le ispezioni sono state a dir poco parziali, tutti, ma proprio tutti gli Stati hanno continuato a sviluppare, a produrre, a stoccare a vendere e a utilizzare i gas velenosi. Probabilmente l'unico velo che si è sollevato su questa immensa attività militar-industriale, quasi tutta coperta dal segreto, è proprio quello relativo agli arsenali dell'ex-Unione Sovietica. Delle installazioni russe di Novocheboksarsk, Volgograd, Chapaevsk, Dzerzhinsk e Berezniki, dove era concentrata la produzione di armi chimiche dell'Urss, gli ispettori internazionali sanno praticamente tutto e per un motivo molto semplice: la Russia non sarebbe riuscita a coprire nemmeno il 10 per cento delle spese necessarie per smantellare le strutture, stimate intorno ai 110 milioni di dollari. Difficile che oggi, a distanza di due anni dagli ultimi finanziamenti internazionali elargiti proprio per evitare che "l'arsenale sovietico finisca in mani sbagliate", i russi abbiano prodotto qualcosa di nuovo. E del resto, a che scopo? I gas tossici ideati dagli scienziati militari assolvono perfettamente il loro compito soprattutto se non si va troppo per il sottile, come dimostra la conta dei cadaveri, destinata a salire secondo gli esperti.

L'azione

Non c'è davvero bisogno di ipotizzare nuove diavolerie: quelle presenti sul mercato bastano e avanzano a spiegare la rapidità e l'indiscriminata cecità della mattanza. Principale indiziato potrebbe essere il Sarin, il gas della famiglia degli organofosfati che venne usato nella metropolitana di Tokyo. Venti volte più potente del cianuro e molto più rapido, il Sarin potrebbe essere stato impiegato sia per la sua rapidità d'azione che per la capacità di dissolversi rapidamente. Ma, naturalmente, potrebbe essere stata utilizzata una qualche variante appena sintetizzata tanto per approfittare del blitz per sperimentare l'effetto della nuova arma. Del resto non è un segreto per nessuno che, da qualche anno a questa parte, ogni azione di guerra è sempre, anche, l'occasione per sperimentare le nuove trovate tecnologiche come hanno ben mostrato i bombardamenti statunitensi, dai Balcani all'Afghanistan.

Comunque, qualunque cosa sia stata utilizzata, i gruppi speciali non solo non hanno fornito l'antidoto ai medici ma non hanno nemmeno allertato gli ospedali che si sono visti recapitare cadaveri e vivi in un'unica caotica ondata che ha sommerso sia le strutture specializzate che quelle generiche. Comunque anche i reparti attrezzati per un intervento tossicologico avrebbero potuto - o possono - fare ben poco senza alcuna informazione sulla natura della sostanza. Le poche siringhe trovate fanno supporre che siano state impiegate dagli agenti proprio per rinnovare gli effetti dell'antidoto su se stessi, perché, come ha rivelato un ufficiale, «abbiamo esagerato un po' con il dosaggio». E' per coprire un segreto militare che le autorità si comportano in questo modo? Forse, ma è più probabile che si tenti affannosamente di coprire i numeri di un fallimento, numeri destinati a salire se ad avvelenare gli ostaggi e i ceceni fosse stato proprio il sarin. Del resto, perché nascondere perfino alle ambasciate la sorte dei 70 cittadini stranieri? Quale segreto militare si rischierebbe di divulgare se le autorità ammettessero, come sostiene il quotidiano inglese "Guardian", che ci sono ancora 150 persone sotto cure intensive e 45 in condizioni disperate? E perché segregare i 646 ostaggi ancora ricoverati tenendoli lontani dai propri familiari?

Nella cinica conta dei militari, un'operazione è sbagliata quando muore il 50 per cento degli ostaggi. Non sappiamo se questa proporzione sia stata raggiunta, e speriamo di smentire le peggiori previsioni, ma bisogna dire che la fanfara mediatica dovrà fare parecchia cagnara per cancellare quello che sta sotto gli occhi di tutti: si è trattato di una fallimentare e indiscriminata azione di forza progettata per cancellare il fallimento precedente che ha consentito ai ceceni di raggiungere indisturbati un teatro di Mosca. I paralleli con l'11 settembre sono sconcertanti, così come è sconcertante che qualcuno possa definire questa azione un successo.

L'arsenale

Se qualche tentativo fu fatto già in Crimea è nella prima Guerra Mondiale che i gas fecero il loro silenzioso debutto. Fino al 1935, però, non furono mai impiegati contro le popolazioni civili. Ci pensò Badoglio a spargere ipirite sui villaggi etiopi dando il via a una pratica che ha avuto in seguito molti emulatori. Gli esperti assicurano che le teste di cuoio russe non hanno utilizzato il Cs, il gas che il Corriere della sera ha normalizzato nella definizione di "lacrimogeno anti-giottini" tanto per far dimenticare che è stata utilizzata un'arma da guerra, proibita dalla Convenzione, contro la popolazione civile.

Un altro indiziato della strage nel teatro moscovita è il benzilato di chinoclidinolo, o Bz. Le forti capacità sedative di questo gas, utilizzato per la prima volta in Vietnam, potrebbero corrispondere ai sintomi riscontrati negli ostaggi. Il Bz però non è micidiale come il Vx, un nervino scoperto negli anni '50 da tedeschi e americani, che secondo alcuni esperti statunitensi sarebbe il più probabile. Resta però il problema dei tempi - impiega 15 minuti per soffocare una persona, troppi se non si vuole che azioni un detonatore - e della sua natura di "contaminante sul lungo periodo", perché penetra attraverso la pelle e può uccidere una persona anche a distanza di settimane. Si spera che i corpi speciali abbiano escluso questa ipotesi. Un'altra strada è quella delle nuove trovate nel settore dei gas neurodeprimenti, che risalgono ai tempi del Programma sovietico. Nel '91 uno scienziato pentito, Vil Mirzayanov, metteva in allarme l'Occidente sull'impiego di nuove sostanze come il fulminante Novichok, nelle versioni A-230, A-232 e A-234.

Altri veleni, come Tabun, il Soman, il Fosgene o la cloropicrina, sono soltanto altre diavolerie che, in violazione della Convenzione, la maggior parte dei governi tengono nascoste in installazioni segrete spesso a pochi chilometri dalle città. L'unica consolazione dell'orribile tragedia di Mosca è che, per una volta, i giornali e le televisioni sono stati costretti a parlare di quello che continuano a fare i militari mentre i loro governi sono impegnati a firmare inutili trattati.

Sabina Morandi
Roma, 29 ottobre 2002
da "Liberazione"