Risorse miliardarie a privati senza esperienza, qualità affossata e via libera a furberie e illeciti

FSE: CON UNA PIOGGIA DI DENARO, LA FORMAZIONE E’ DIVENTATA MERCATO. E ORA CHE I SOLDI SONO FINITI?

Nel dossier di Rifondazione Comunista l’analisi dettagliata delle cifre, degli operatori e dei corsi finanziati dal Fondo sociale europeo

1.474.258.498 Euro a disposizione dal 2000 al 2006. 418.116.249,27 di Euro distribuiti a pioggia tra il 2000 e il 2001 e 866.194.305,94 tra il 2002 e il 2003. 282 operatori presenti nel 2000 che, con l’introduzione del sistema dell’accreditamento nel 2001, passano ai 1140 - con 1403 sedi operative - attuali. L’88% delle risorse 2002/2003 assegnate alla formazione privata, contro un misero 12% a quella pubblica dei Cfp e dei Consorzi, delle Università e delle Province.

Insomma, una corsa all’accaparramento di cifre miliardarie, con la comparsa di soggetti privati senza tradizione ed esperienza formativa. Un mercato transitorio e frammentario nato e cresciuto intorno a una enorme torta da spartire, con la concreta possibilità di furberie e illeciti, da un lato, e l’impossibilità di verificare cosa gli interventi realizzati abbiano effettivamente prodotto in termini di risultati socio-formativi, dall’altro. E, infine, un’assoluta discrezionalità nella distribuzione dei fondi, diretta in modo esclusivo dalla Giunta senza alcuna possibilità di indirizzo e controllo da parte del Consiglio.

Ecco, in sintesi, quanto emerge dal lavoro di ricerca del Gruppo regionale di Rifondazione Comunista sulla gestione del Fondo sociale europeo da parte della Regione Lombardia.

“Anziché rafforzare il sistema regionale della formazione che fino al 2000 aveva il suo fulcro nel pubblico – spiega il capogruppo del Prc, Gianni Confalonieri – le modalità scelte dalla Regione per distribuire questi ingenti fondi lo hanno distrutto, penalizzando enti storici affermati e determinando la creazione di un gigantesco mercato gestito in gran parte da nuovi operatori privati con la vocazione ad ottenere finanziamenti plurimiliardari, senza alcuna garanzia di professionalità”.

Ci sono molti operatori (311 nel 2002 e 206 nel 2003) che realizzano ciascuno un unico corso. Tra il 2001 e il 2003, oltre 253 milioni di Euro sono andati a 20 operatori soltanto, che hanno preso, ognuno, finanziamenti compresi tra i 38 milioni e i 7 milioni di Euro.

“Si capisce allora – prosegue Confalonieri – come l’accreditamento abbia prodotto, da un lato, una frammentazione e dispersione dell’offerta formativa e, dall’altro, una concentrazione di risorse, spesso vere fortune, nelle mani di soggetti privati nati e cresciuti nel volgere di un paio d’anni, con il rischio di interventi qualitativamente precari e improvvisati oltre che di possibili illeciti data la scarsità dei controlli.

E nel 2006, quando i finanziamenti Fse verranno meno, cosa ne sarà di tutti questi enti e di questo grande mercato, tanto appetibile quanto fittizio? E ancor prima, cosa accadrà da qui al 2006 visto che, ad oggi, è già stato bruciato oltre l’87% delle risorse disponibili?

Questo Governo regionale ha tutta la responsabilità politica di aver distribuito fondi miliardari in modo arbitrario, senza alcuna programmazione e senza trasparenza, favorendo soggetti privati e affossando la formazione professionale.

Una scelta sconsiderata le cui conseguenze già sono – e sempre più saranno – pesantemente pagate dagli operatori storici e da chi nei corsi Fse ha riposto e ripone aspettative di inserimento nella società e nel mondo del lavoro. Una scelta sconsiderata che ha trasformato il Fondo sociale europeo in una straordinaria occasione mancata per una regione che di un sistema formativo serio, efficace e organico ha invece assoluta necessità”.

Manuela Della Nave
Milano, 12 maggio 2004