...in realtā i libri di storia sono ancora oggi, espressione della cultura democristiana, salvo poche eccezioni...

Falsi e censure sui libri di testo

Alcuni personaggi politici hanno chiesto che si sottoponessero a censura i libri di storia, che venissero purificati dagli eccessi marxisti. Ma, come dimostra Umberto Eco, in realtā i libri di storia sono ancora oggi, espressione della cultura democristiana, salvo poche eccezioni A meno che nella D.C. si fossero subdolamente inserite, fin dai primordi, colonne di intellettuali comunisti truccati da cattolici (uno di questi comunisti infiltrati č senz'altro Giulio Andreotti).

Ma, parlando seriamente, se proprio vogliamo discutere di libri di storia, sarebbe il caso di iniziare dal principio, da tutti i falsi e le censure di cui abbonda la letteratura scolastica. Facciamo un piccolo inventario.

Si parte da lontano, non raccontando tutto il dibattito su come l'umanitā abbia perso il pelo e sia diventata bipede, con donne munite di seni (capolavoro unico nel creato per morbidezza e antigravitazionalitā).

Poi si racconta ancora che discendiamo dall'uomo di Neanderthal quando le analisi genetiche hanno dimostrato che era solo un lontano cugino.. Si censurano almeno 10 mila anni di societā agricole pacifiche e matriarcali, grandi costruttori di canali e di opere idriche di utilitā collettiva. Non se ne parla perchč erano popolazioni che non conoscevano la guerra nč il concetto di proprietā privata e praticavano l'amore libero con zelo religioso. Consideravano l'orgasmo un momento di comunione con la divinitā.

Si tace sugli orrori di Atene, dove le donne venivano tenute in schiavitų.

Si presenta Roma come un faro di civiltā mentre era un girone infernale dove pedofilia, stupro e ogni genere di violenza e schiavismo erano la legge.

Nulla si dice dell'abominio di centinaia di migliaia di prigionieri di guerra costretti a massacrarsi nel Colosseo per il giubilo della folla.

Si dimentica di raccontare le incredibili invenzioni del popolo dalla trovata di andare ad abitare sulle palafitte di Ravenna al colpo di genio dei lombardi che decidono di affrontare Federico Barbarossa costruendo una cittā trappola (Alessandria). Appena la cavalleria di Federico entra nel basso acquitrino che circonda la cittā, la bombardano con blocchi di calce viva che bruciando scatena il terrore tra i cavalli. Poi dopo mesi di assedio, in un momento di forti piogge, fanno crollare 3 dighe, costruite apposta molto prima, annegando buona parte degli imperiali.

Si salta a pič pari la storia dell'invasione dei Mongoli che arrivarono in Europa con le prime armi da fuoco sbaragliando tutti.

Forse č una storia troppo simile a quella della conquista europea dell'America ( e ancora si racconta che fu Colombo a scoprirla quando certamente la raggiunsero ben prima i Vichinghi).

Si tace sulla vera dimensione del massacro del colonialismo e della tratta degli schiavi.

Non si racconta ai ragazzi come l'attuale miseria del terzo mondo sia stata costruita massacrando questi popoli per 500 anni. Si parla di re e imperatori e non di gente umile e di artigiani, artisti e scienziati che fecero realmente la storia con il loro lavoro.

Non si parla di come fu la cultura popolare a creare le lingue e di come dai ritmi del lavoro nacquero nuove musiche.

Nč si racconta della creativitā popolare, come quando a Bologna il popolo insorse. Il legato pontificio con le sue truppe provenzali si rinchiusero in un castello inespugnabile con cibo in gran quantitā. Gli insorti, con le poche catapulte di cui disponevano non lanciarono pietre ma scaraventarono dentro, al di lā delle mura, palle di sterco fresco preferibilmente di produzione umana. La solidarietā del popolo nel procurare questa materia prima fu veramente straordinaria. I tiranni resistettero solo un paio di giorni a quell'inarrestabile smerdazzo.

E poco niente si dice sui crimini nascosti dietro le bandiere dell'Unitā d'Italia. Di come le industrie di Napoli e di Palermo, all'avanguardia dal punto di vista tecnologico, furono strangolate dalla burocrazia piemontese che aveva l'obiettivo di favorire le imprese del nord.

Nč si dice dei massacri e dei veri e propri lager con i quali i Savoia risposero alla rivolta popolare nel meridione.

E perchč non si parla di Bava Beccaris che a Milano prese a cannonate gli operai?... E poi, sulla storia pių recente, si potrebbe dire tanto d'altro.

Ma forse ancor prima di occuparsi del contenuto dei libri di testo dovremmo affrontare il vero problema della scuola: č noiosa in maniera pantagruelica...

Ancora non si č capito che soltanto nel divertimento, nella passione e nel ridere si ottiene una vera crescita culturale. Chi si ricorda i nomi delle sottocatene montuose che compongono le Alpi scagli la prima pietra.

Franca Rame e Dario Fo
www.dariofo.it www.francarame.it
Milan, 19 novembre 2000