Tornano i casini. Tutto sarà "come prima"

Sesso al bordello, certificato e legittimato

Ragazzi, ritornano i bordelli. Giusto alla vigilia di Natale, al tempo dei regali. Tornano i casini, a fin di bene s'intende. Lo ha ben spiegato Berlusconi, non lo fo per amor mio, ma per compassione dei miei figli piccoli.

Che non vedano, gli innocenti, lo scempio delle ragazze perdute che insozzano, con obbrobriosa offesa del comune senso del pudore, i marciapiedi, i viali, i vialetti, le strade consolari, l' Appia, la Salaria, la Casilina, la Palmiro Togliatti, Porta Castello e Porta Nuova, Montenapoleone, i Navigli e pur anco la brughiera piena di nebbia che da Busto Arsizio porta alla Malpensa.

Tornano i casini, via le lucciole, si torna a "casa". Anzi in "casa". E probabilmente già c'è chi sta affilando i coltelli, ovverosia preparando corposi e sostanziosi contratti d'affitto alla singola signora - o al gruppo associato - che vogliano aprire, in proprio e secondo norma, nuove case chiuse. Naturalmente, a caro prezzo, gli affari devonsi acchiappare al volo (imparare dagli appartamenti affittati a cinquanta neri per svariati milioni al mese, non siamo angeli).

Un salto indietro "epocale". Tutto finalmente sarà "come prima". L'adolescente in tempesta ormonale - ma quale educazione sessuale dei miei stivali che qualcuno pretendeva persino di impartire a scuola! - ora potrà andare a svezzarsi nel casino raccomandato, sperimentato dai grandi e magari anche da papà, un posticino pulito, in regola con la legge e i carabinieri, a prezzo fisso, secondo le esigenze, le specialità e le tasche (d'altra parte, i piaceri si pagano, figuriamoci quelli trasgressivi, da casino appunto). Tutto "come prima". Il sesso al bordello, certificato e legittimato; licenza di sesso "proibito", quello che non si osa mai («è sporco») con la propria partner, moglie o fidanzata che sia; stordimento a un tanto al minuto; bella soddisfazione di sentirsi macho-macho previa marchetta (Reich, dove sei?).

Vivaddio, torneremo anche alle belle, note, immortali barzellette su puttane e casini, quelle che i veri uomini si tramandano di generazione in generazione (dopo tutto non è quello il mestiere più antico del mondo?). Sapete, si chiamavano "quindicine" i turni nelle "case": ivi appunto le ragazze cambiavano, per evitare al cliente di mangiare la solita minestra, ogni due settimane. Una ex ospite di bordello, chiamiamola Fabiola, ormai vecchia e malandata, decide di rifarsi una vita, ha un gruzzolo, si ritira in provincia dove nessuno conosce il suo passato, e programma di aprire ogni giovedì il suo salotto-bene ai maggiorenti del paese, alle dame di San Vincenzo, alle buone parrocchiane, castigate e racchie. Dal casino Fabiola ha portato con sé solo Loreto, il suo amico pappagallo che, ovviamente, dato l'ambiente frequentato, usa un linguaggio per così dire non proprio da educanda. La ex prostituta si affanna a rieducarlo, giorno dopo giorno; e alla fine il nuovo Loreto rispettabile può essere presentato senza imbarazzo. Allora Fabiola pensa che è giunto il momento di invitare il suo nuovo parterre. Le signore arrivano, sono sedute in circolo tutte composte e serie. «Loreto - gli dice la sua padrona - saluta le signore». Il pappagallo si guarda in giro, sbatte le ali e fa una smorfia di disgusto: «Ma che brutta quindicina!».

Barzellette così, pardon, erano cadute di moda; che bello, ora sarà un fantastico revival. Senza contare che ora, per il tempo cosiddetto libero, alla sala gioco, ai videogame, al cinema, alla goduria del telefonino, al bingo si può aggiungere il casino: democratico, permesso ex lege, sancito, dotato di puttana certificata, timbrata, codificata, mercificata a norma, provvista di dichiarazione medica e test Hiv. Insomma, regolare puttana di Stato. Con un mestiere come un altro, flessibile. Ed esercitato al di là dei muri dalle lanterne rosse, condotto "a modo": lontano da occhi indiscreti come quando si digita al bancomat, fuori dalla portata dai bambini, compatibile con il decoro della Famiglia (sapete, il matrimonio è un vincolo sacro), coadiuvante della ipocrisia ufficiale e della già assai collaudata morale del sepolcro imbiancato. E se poi la donna della "casa" è quel tipo lì "marchiato", un genere da lettera scarlatta, un articolo da antropologia subumana, beh, pazienza, nessuno è perfetto (e soprattutto i pargoli non vedono).

Evviva, ce lo ridanno. Il bordello. Un' epoca, una "civiltà".

In attesa, tanto per entrare in sintonia, ci mettiamo a rileggere "Memorie di una maîtresse americana", l'autobiografia della "grande" Nell Kimball, una regina della "casa". «Quando tenevo il mio ultimo bordello, a New Orleans, prima di ritirarmi, mi sentivo talmente su, ero talmente fiera della casa, dei miei clienti, delle mie ragazze, quanto poteva esserlo J. P. Morgan a Wall Street, o Buffalo Bill... Tra le mie ragazze ho avuto una quantità di mulatte quelle che chiamano meticce o negrillonnes, o, in Brasile, caloclo o mulato. Quando non potevo farle passare per spagnole, le cedevo a una collega che teneva una casa per negri. Io ho sempre tenuto solo case di bianche, con appena un pizzico di colore - giusto per dargli un po' d'aroma, per così dire»...

A quando la "giusta" tassa sulle marchette?

Maria Rosa Calderoni
Roma, 22 dicembre 2002
da "Liberazione"