Mutuo senza soccorso

La corsa immobile

Proprietà e affitto. Qui da noi non si muove nessuno.

Un inglese su due ha cambiato almeno una volta casa negli ultimi 10 anni. Negli stessi ultimi dieci anni, ha cambiato casa almeno una volta solo un italiano su cinque. Questo semplice dato - che risulta da un'indagine di Eurobarometro fatta nel 2001 e ripubblicata nell'ultimo Rapporto del Censis - ci dice molto delle conseguenze della situazione riassunta nella tabella qui a fianco: il nostro è tra i paesi europei quello a minor tasso d'affitto. Abbarbicandosi ciascuna famiglia alla propria casa di proprietà, diventa molto più difficile la mobilità da casa a casa, da città a città, da paese a paese. Alla faccia della modernità, dell'Europa unita e della globalizzazione. L'inchiesta di Eurobarometro vede l'Italia all'ultimo posto nella classifica «persone con più di 15 anni di età che hanno cambiato residenza negli ultimi 10 anni nei paesi dell'Ue». In Francia la percentuale è al 41,5%, in Olanda - dove, ridacchia un operatore di banca da noi consultato, nessun maggiorenne mai si sognerebbe di chiedere l'intervento dei genitori per firmare un contratto di mutuo ipotecario - è al 53,4%. Guardare solo i mediterranei non ci conforta: 28,9% la Grecia, 32,2% la Spagna, contro il 19,9% della nostra statica penisola. Siamo immobili e compriamo immobili.

Il Censis lo chiama «radicamento territoriale» e con il suo consueto ottimismo vede in esso un «elemento per la coesione urbana», ma sembra difficile, alla luce del caro-casa, caro-affitti, disoccupazione e crisi economica, non vedervi anche un pericoloso elemento di blocco. Lo stesso Censis informa che l'82,1% delle famiglie italiane non ha mai cambiato città e il 47% non ha mai cambiato abitazione dal momento della sua costituzione.

E le cose sono destinate a ostinarsi in questa direzione, visto che la già scarsa quota di «affitto pubblico» che rimpingua la scarsa percentuale delle locazioni in Italia si è drasticamente abbattuta negli ultimi anni e mesi a causa delle cartolarizzazioni immobiliari - ossia, messa in vendita del patrimonio abitativo pubblico prima dato in affitto - iniziate da Tremonti e proseguite da enti locali, finanziari, assicurativi, ecc. (del pianeta-cartolarizzazioni che in questi giorni agita le grandi città parleremo in una prossima puntata di quest'inchiesta). Mentre l'economia (il mitico mercato) sembrava andare in tutt'altra direzione: «E' la mobilità del lavoro a far salire gli affitti», spiegano gli operatori del settore. Grattandosi perplessi la testa quando gli si chiede: e di quanto gli alti affitti abbassano la mobilità del lavoro?

E' vero che, nell'Italia dei proprietari, sarebbe perfettamente possibile vendere casa per comprarne un'altra, anzi è proprio in questo mercato di scambio che avviene la gran parte delle compravendite. Ma il sistema fiscale fa molto per disincentivare anche questa mobilità, tassando la casa soprattutto al momento della vendita/acquisto: prima dell'Ici (1991) addirittura non esistevano altre tasse sugli immobili che quelle sulla compravendita. Tasse o non tasse, l'affitto italiano è davvero minimo, paragonato a quello dei paesi del centro Europa (i dati sono tratti da «Federcasa: i numeri della casa», che a sua volta li cita da Eurhousing 2001 e Eurostat). Nella stessa ricerca si rende noto che il 32 per cento degli italiani vive in alloggi definiti «sovraffollati», contro il 16-17% di tedeschi, francesi, austriaci e il 9% di inglesi. E' solo una questione di geografia?

Roberta Carlini
Milano, 2 marzo 2004
da "Il Manifesto"