Agguato al centro sociale

Sei accoltellati a Milano

Una ventina di naziskin aggrediscono i ragazzi del centro sociale Conchetta e alcuni avventori di un bar sui Navigli. Sono armati di coltelli e spranghe: sei ragazzi finiscono all'ospedale, uno è in rianimazione

Un agguato in piena regola in una tranquilla notte d'agosto, nel centro di Milano. Sei persone finite in ospedale, accoltellate. Un ragazzo di 33 anni in prognosi riservata per i fendenti all'addome. E la sensazione diffusa che qualcosa si stia muovendo nell'estrema destra lombarda. Via della Conchetta, angolo via Sforza. A mezzanotte e mezza di ieri davanti al bar Malabestia, a poche centinaia di metri dal centro sociale milanese Cox18, c'è ancora parecchia gente. Ad un certo punto si presenta un gruppo di individui poco raccomandabili: teste rasate, uno addirittura sfoggia una maglietta con su scritto «Skin Milano» e altri - secondo alcune testimonianze - con la scritta «White power». Nel quartiere Ticinese non è facile vederli in gruppo. Stavolta no: entrano nel bar, uno di loro chiede una birra, la prende ed esce senza pagare. Il bar è frequentato da parecchi ragazzi di sinistra, non necessariamente militanti, ma tutti capiscono al volo che si tratti di una provocazione. Il ragazzo del bancone chiede al naziskin di pagare, ma intanto alcuni avventori, una decina, escono a dare un'occhiata. Tra l'altro, notano che nel gruppo ci sono due donne. Nel frattempo sono stati avvertiti i ragazzi del centro sociale: ne arrivano una decina. A quel punto i nazi partono alla carica. Dalla strada cominciano a sbucarne altri, tanto che diventano una ventina, forse di più. Alcuni dei presenti sostengono che i gruppi erano due, uno dentro e l'altro fuori dal locale. Cominciano a tirare sedie, bicchieri e bottiglie, i ragazzi del centro si difendono, ma quelli hanno le spranghe, e soprattutto, tirano fuori i coltelli e cominciano a menare fendenti. Alla cieca ma non troppo. Tutti i feriti hanno tagli al di sopra della cintola: sui fianchi, sulle braccia, sulla schiena.

L'aggressione va avanti per una ventina di minuti e richiama parecchia gente. La polizia ci mette di più. Alla fine i fascisti si ricompattano e spariscono, con tanto di slogan, di «me ne frego» e di saluti a braccio teso. Nessuno di loro rimane ferito. Tra i ragazzi del centro sociale e del bar Malabestia, invece, due sono rimasti a terra e uno appare subito particolarmente grave. Ce ne sono altri quattro che hanno tagli abbastanza profondi, ma i feriti - anche se in modo superficiale - sono di più. Un uomo di 45 anni ha riportato ferite al fianco e al gomito, dieci giorni di prognosi. Venti giorni, invece, per un ragazzo di 27 anni, ferito alla schiena. Vengono dimessi dall'ospedale San Paolo, come un altro 31enne medicato al Fatebenefratelli. Ma il più grave è un ragazzo di 33 anni del centro sociale Conchetta, colpito all'addome: la lama è arrivata vicino al fegato. E' stato sottoposto a tre interventi chirurgici, la prognosi è riservata ma i medici non lo ritengono in pericolo di vita. C'è poi un 34enne di Verzate con un versamento pleurico (30 giorni) e rimane sotto osservazione al Policlinico un 25enne colpito all'addome, all'avambraccio, alla spalla e alla coscia.

La mattina dopo, in via della Conchetta, è una scena da guerriglia: a terra è un tappeto di sedie rotte, vetri, tavoli rovesciati. La Digos, che dice di essere arrivata sul posto dopo mezz'ora o poco più, trova un coltello e alcune fibbie. «E' stata un'aggressione in stile militare, erano venuti per provocare e armati, con l'intenzione di fare male», dice uno dei feriti. Le testimonianze disegnano uno scenario inquietante: alcuni dei presenti riferiscono che gli aggressori erano «guidati» da un uomo sulla quarantina, vestito di nero, che stava alle loro spalle e suggeriva cosa fare. Altri hanno visto un ragazzo più giovane che dava veri e propri ordini: «Attacchiamo, ritiriamoci». Ma non tutti confermano, c'è anche chi ricorda ben poco. Di sicuro i fascisti erano a volto scoperto ma nessuno degli aggrediti avrebbe riconosciuto «facce note». Qualcuno parla di accenti vari, forse della zona del varesotto e del bergamasco. E proprio a Bergamo, solo una settimana fa, tre ragazzi erano stati accoltellati in una situazione simile.

«Si annusa che ci sono tentativi di riorganizzazione, questi episodi fanno pensare a un disegno preciso», osserva Franz Purpura del centro sociale Bulk di Milano. Ultimamente a Milano non ci sono state tensioni particolari, la «vecchia guardia» sembra starsene tranquilla. Nei centri sociali si pensa a una sorta di «nuova leva» che potrebbe aver deciso di alzare il tiro, per mostrare di cosa è capace. Si parla di un gruppetto di periferia che si incontra nella zona di San Siro, probabilmente legato alla curva nord interista, storicamente d'estrema destra e con una forte componente nazi. Anche la Digos esclude che si sia trattato di un episodio casuale e fin da ieri ha controllato elementi noti dell'estrema destra.

«Erano alla ricerca del morto», ha dichiarato ieri la segreteria milanese di Rifondazione: «Evidentemente il caldo ha prodotto preoccupanti effetti nella testa di chi professa un'ideologia che vede nell'eliminazione dell'avversario politico l'unico scopo da raggiungere». «A Milano si respira un clima reazionario e di odio, che facilita questi episodi», nota il consigliere indipendente Davide «Atomo» Tinelli, eletto con il Prc. Il centro sociale Cox18 denuncia «le aggressioni e il clima politico che le rende possibili», ricorda l'omicidio di Dax, il ragazzo dell'Orso ucciso a Milano da una famiglia di fascisti nel marzo del 2003, e invita tutti alla vigilanza e alla mobilitazione, ricordando che il centro rimane aperto. Numerosi i messaggi di solidarietà da tutta Italia.

Cinzia Gubbini, Alessandro Mantovani
Milano, 8 agosto 2004
da "Il Manifesto"