Affitti e mutui: dalla padella alla brace

Diritto alla casa? Forse, una volta, ...

Le ragioni sono certamente molteplici ma crediamo di non sbagliare nel cercare la causa principale del problema nelle politiche della casa che si sono evolute negli anni novanta

Oggi per le famiglie degli operai e dei lavoratori precari questo diritto è sempre più sinonimo di esborsi economici insostenibili, sia che si tratti di pagare un affitto, sia che si voglia acquistare un appartamento, magari appena dignitoso per le proprie esigenze familiari.

Il “problema casa” è tornato ad essere, se mai sia cessato di esserlo, una delle contraddizioni più eclatanti della nostra società “globale”.

L’occasione per affrontare la questione ce la offre, ancora una volta (è proprio il caso di dirlo) una delle ultime sparate della Lega: “le case dell’Aler devono essere date prima ai lombardi” intendendosi tali, sembra di capire, quelli che hanno una regolare residenza in terra padana da almeno cinque anni! … Eh già! E tutti coloro che si trovano a dover cercare un lavoro in Lombardia e magari sono “fortunati” se ne trovano uno precario, dove li mandiamo ad abitare? Se poi queste persone arrivano dalle altre parti d’Italia (e di certo il fenomeno dell’immigrazione italica, seppur attenuato, è tuttora esistente soprattutto in alcuni settori produttivi quali l’artigianato e l’edilizia) o peggio ancora dall’estero (e quindi per ottenere una valida residenza anagrafica devono loro malgrado superare tutti gli altri ostacoli che la legislazione firmata centro destra gli ha nel frattempo imposto) a chi devono rivolgersi per trovare un tetto sotto cui stare dopo la giornata di lavoro?

La risposta è ovvia: al mercato dell’affitto, così ricco di appartamenti o addirittura semplici posti letto, a cifre che vanno da 600-700 euro per un monolocale appena arredato fino a 1.000 euro quando i locali sono due; mentre un posto letto nella nostra cara Lombardia può costare anche 150 euro al mese. Ovviamente, tutto … in nero, nella stragrande maggioranza dei casi. L’emergenza casa, però, non coinvolge, questo è vero, soltanto le fasce più disagiate della nostra società.

Un dato assai significativo ci viene segnalato dagli analisti del mercato immobiliare, già da qualche anno; i nuovi protagonisti di quel mercato saranno, ed in parte già sono, le banche. Ma non come intermediari per ottenere un mutuo, bensì nella fase successiva all’ottenimento del mutuo: quando la giovane coppia che ha sottoscritto il pesante impegno economico per l’acquisto del tanto agognato bilocale, si trova in difficoltà (magari perché precarizzata nell’ambito del lavoro) e si trova in men che non si dica con un pignoramento che gli porta via l’appartamento, spesso a favore della stessa banca che ha erogato il mutuo. In altre parole, è sempre più frequente vedere istituti di credito irrompere nel mercato degli affitti al fine di ottenere rendite dal loro patrimonio immobiliare, incrementatosi con le procedure espropriative a danno dei sottoscrittori di mutuo. Questo dato era segnalato come “preoccupante” ed effettivo proprio nella nostra Regione già un paio di anni fa ed è alquanto significativo di ciò che avviene nella nostra società.

Quelli appena esposti sono forse solo delle “punte di iceberg” che fanno capire l’importanza del “problema casa” che colpisce migliaia di famiglie. Ma perché tutto questo è potuto accadere? Le ragioni sono certamente molteplici ma crediamo di non sbagliare nel cercare la causa principale del problema nelle politiche della casa che si sono evolute negli anni novanta. Una circostanza su tutte: l’abolizione della legge sull’equo canone, ritenuta, a torto, la causa principale degli appartamenti lasciati sfitti dai proprietari. Si è infatti sostenuto che molti proprietari pur di non rischiare procedure giudiziarie volte ad accertare l’effettivo canone pagato dagli inquilini, abbiano preferito lasciare sfitti i propri immobili.

E così si è dato il via alla legge 431 che ha consentito, a fronte di un allungamento della durata contrattuale, l’abrogazione del canone equo e controllato. Quella legge, in realtà, aveva ottenuto l’effetto, sul finire degli anni settanta e nel corso degli anno ottanta, di calmierare gli affitti e di dare qualche tutela in più a inquilini spesso prevaricati nei loro diritti.

La ragione della legge si fondava sulla considerazione che gli inquilini si trovano, per loro stessa “natura”, in una condizione di “inferiorità contrattuale” nei confronti dei proprietari di case; un dato di fatto per nulla mutato negli anni e che avrebbe dovuto indurre il legislatore a ben altri obbiettivi al posto della liberalizzazione dei canoni di locazione! Il passo successivo è stato, almeno per quanto riguarda al Lombardia, la previsione di un contributo economico alle famiglie più disagiate, basata principalmente sul rapporto reddito/affitto; in apparenza un provvedimento a favore di queste famiglie che però, se lo si legge bene, ha portato denari nelle casse dei proprietari che, era ovvio aspettarselo, si sono ben guardati dal ribassare gli importi richiesti agli inquilini e dal “farsi la guerra” sui prezzi, come vuole la logica del mercato! Risultato: gli enti pubblici hanno così sottratto risorse preziose all’edilizia pubblica economico popolare, per la costruzione di alloggi sociali; sia direttamente, che sotto forma di contributo al mondo cooperativistico che negli settanta e ottanta, con la formula della proprietà indivisa, aveva risolto il “problema casa” a migliaia di famiglie lombarde e di immigrati.

In particolare la nostra Regione da tempo ha annunciato la fine di qualsiasi forma di contribuzione e assistenza a questi operatori del settore; le uniche iniziative e contributi regionali si sono limitati ai piani di recupero urbanistico spesso inaccessibili alle cooperative per costi di realizzazione.

Nel frattempo, comuni come Como hanno provveduto a svendere il proprio patrimonio edilizio al solo fine di “fare cassa”, senza tenere in considerazione le fortissime esigenze abitative che arrivano dalla società civile e che nel brevissimo periodo possono far esplodere una nuova e prevedibilissima “emergenza casa”.

A meno che ... cambiamo il governo della regione.

Antonio Lamarucciola
Como, 17 marzo 2005
www.rifocomo.it