Rendite immobiliari e diritto alla casa

Riduzione drastica degli affitti. L'Unione che ne dice?

Gli immobili ad uso abitativo o diverso, registrati e non registrati, stanno conferendo ai proprietari una redditività senza paragone con altri redditi da capitale o da lavoro, ma anche rispetto a tutte le rendite finanziarie

Da diversi mesi la rendita immobiliare è sotto osservazione; in queste settimane comincia ad essere sotto accusa; purtroppo non per le conseguenze per la vita di milioni di inquilini o conduttori o per l'economia del Paese, ma per le scalate alle banche alle quali partecipano alcuni immobiliaristi-finanzieri senza il marchio doc.

In questo senso ne ha scritto Giavazzi sul "Corriere della Sera" (11 maggio 2005); qualche giorno fa la questione è stata sollevata con fastidio da Montezemolo e Della Valle. Confuso è il governo, che non riesce - è ovvio - a sterzare dal liberismo tout court che per anni è stato il suo collante; penoso Berlusconi quando parla di prezzi; incoerente il comizio di Gianfranco Fini che denuncia l'immiserimento delle famiglie senza poter dire nulla di concreto per invertire il processo. Reticenti i leader della Margherita! Solo Baldassarri, sottosegretario di An, dimenticando per qualche minuto il suo ruolo, a "Ballarò" martedì scorso, ha detto qualcosa: che l'inflazione può anche essere quella registrata, ma è un dato medio che non tiene conto della … divisione in classi; cioè che per alcuni è cresciuta anche del 30% e che per altri può essere addirittura diminuita. Insomma che non si poteva parlare di crisi del paese ma di arricchimento smodato di una sua parte contro l'impoverimento drastico di un'altra.

Partiamo dai canoni di locazione. Gli immobili ad uso abitativo o diverso, registrati e non registrati, stanno conferendo ai proprietari una redditività senza paragone con altri redditi da capitale o da lavoro, ma anche rispetto a tutte le rendite finanziarie.

Si tratta di una estorsione che non ha riscontri, con affitti che spesso superano le retribuzioni mensili; non ci si può sottrarre perché i prezzi si allineano e si rincorrono, supportati da una congerie di informazioni "specializzate". Che importa se il risparmio si azzera, se ci si indebita, se si cade nella morosità, se gli stessi consumi alimentari si riducono… se decine di migliaia di famiglie ritornano nella coabitazione e nel sovraffollamento. La sovrabbondanza di alloggi non fa da calmiere; in Italia la bolla speculativa non si sgonfia!

Per gli spropositati canoni delle locazioni ad uso diverso anche l'onesta attività economica soffre; soffrono gli stessi consumatori che trovano scaricati tali oneri sui prezzi dei beni e dei servizi.

Se questo non configura un comportamento «in contrasto con l'utilità sociale», tale «da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana», come recita l'articolo 41 della Costituzione, che cos'altro si ritiene che lo sia?!

Un argomento sollevato dalle associazioni dei proprietari per difendersi è che le imposte si prendono oltre il 50 per cento del canone. Si tratta di un vero e proprio depistaggio, perché non dicono che questa percentuale è rimasta invariata dal 1995 al 2005 ma che da allora i canoni nelle 11 principali aree metropolitane sono de-cu-pli-ca-ti; e neppure si confronta tale sproposito con l'indice dell'aumento del costo della vita registrato dall'Istat in questo decennio, che con base 100 nel 1995 passa nel 2005 ad un modesto 124,5!

Dove vogliamo arrivare?

Che questo mostruoso trasferimento di reddito dai conduttori ai locatori, dagli stipendi e pensioni alle rendite, non solo deve essere bloccato, ma "retrocesso", e nel frattempo deve essere consentito ai locatori di portare in detrazione sull'imponibile fiscale il canone corrisposto, e di nessuna "no tax area" devono comunque beneficiare i canoni a mercato "libero".

Tutte cose dette e ridette in incontri pubblici, in riunioni politiche ristrette, diffuse in documenti congressuali, e ultimamente fatti pervenire ai leader dell'Unione.

Andiamo avanti. Se c'è una parte della popolazione che è allo stremo sono gli inquilini con contratti scaduti e con richieste infami, quelli che cercano casa, chi affitta e poi si trova strozzato, le famiglie in dissesto con mutui da pagare, gli studenti vessati, gli immigrati accatastati a prezzi da capogiro. Tanta gente che nelle aree metropolitane sta diventando maggioranza.

Altri sono stati "dimagriti" a forza, con riserve ridotte ai minimi termini; sono centinaia di migliaia di famiglie costrette a comprare casa nei processi di privatizzazione e finanziarizzaione delle società assicuratrici e degli enti previdenziali.

Ed emergono fasce d'ulteriore scompenso, che s'innestano su un pullulare di criticità famigliari collegate alla crisi dell'occupazione. I programmi futuri, i protocolli sulla carta, i lanci d'agenzia sui buoni propositi dei comuni, fino a ieri taciturni, sono degli auspici apprezzabili ma purtroppo non spostano di una virgola la crisi in corso.

Siamo costretti ad osare delle parole d'ordine secche e chiare: vanno ridotti drasticamente tutti i canoni di locazione a libero mercato e vanno sostenuti tutti i mutui per le famiglie in sofferenza economica; su questa base bisogna pretendere, con un movimento molto radicale, l'abolizione del cosiddetto canale contrattuale libero.

Se poi si vuole andare avanti, le proposte, come dicevamo, ci sono, sul fisco, sulle detrazioni, su come riaprire un serio capito di bilancio per l'Edilizia Residenziale Pubblica e via dicendo. Ma ora, ora che le questioni economiche sono al centro di un crescente confronto politico, diamoci da fare affinché esso non sia del tutto ammaestrato! Ci si pronunci su qualcosa di concreto.

Vincenzo Simoni (Segretario nazionale dell'Unione Inquilini)
Roma, 22 maggio 2005
da "Liberazione"