Domani, martedì 13 marzo alle ore 10, i Phone Center manifesteranno davanti alla sede della Regione Lombardia, in Piazzale Duca D’Aosta a Milano.

Le strani leggi per i Phone Center, attività condotta in maggioranza da persone di origine straniera

Dal decreto Pisanu alle leggi della Regione Lombardia: unite nella discriminazione degli immigrati

Il decreto Pisanu, legge 155/5 antiterrorismo, impone ai titolari di prendere e registrare su un programma digitale i documenti di chiunque voglia fare una telefonata, o accedere a internet.

Oltre alla probabile inutilità della stessa (si è mai visto un terrorista che va a telefonare in un luogo pubblico quando esistono ben altre tecnologie e miriadi di schede telefoniche internazionali prepagate con le quali si può chiamare da qualsiasi cabina?), anche se un terrorista vi andasse, consegnerebbe mai un documento autentico ? Meglio telefonare liberamente nelle cabine di telecom, nei bar o con le schede internazionali prepagate, no?

La legge regionale, B.U.R.L. n. 10 del 7 marzo 2006, fortemente voluta dalla Lega Nord, prevista per entrare in vigore il 22 marzo prossimo, e per la quale rischiano di chiudere il 95% dei 2500 centri di telefonia in Lombardia, mettendo per strada intere famiglie, richiede tra l’altro :

l’ingresso per disabili, una postazione telefonica per disabili, 2 bagni (uno per i dipendenti, uno per i clienti) se il negozio è inferiore ai 60 metri quadrati, 3 se superiore ai 60. Questo allorché, per dare alcuni esempi, negli uffici postali (dove lì si che si fanno vere e toste file!) non dispongono di bagni per il pubblico, e che in tanti altri uffici pubblici (tra cui svariate sedi a.s.l.) non dispongono di accessi per disabili (per non parlare poi dei mezzi pubblici...).

che le cabine telefoniche esistenti in tutti i negozi, e fino ad oggi regolari, siano tutte di dimensioni “standard”, ossia tra i 90 e i 95 centimetri per lato. Di fatto diverrebbero tutte stranamente fuori legge, poiché dovrebbero avere quasi un metro quadrato di superficie. Questo allorché quelle pubbliche di Telecom Italia sono tutte più piccole di quelle dei Phone Center. NB: Ogni cabina costa 500 euro + iva...

di togliere qualsiasi servizio che non sia prettamente legato alla telefonia stessa, quindi “money transfer” (servizio per il quale chiunque deve prima adempiere ad uno “screaning” di vari mesi da parte della Banca d’Italia prima di ottenere la licenza dall’ufficio cambi), con il rischio di vedere crearsi meccanismi artigianali e fuori controllo di trasferimento di denaro...), Internet e addirittura il servizi di fotocopie, nonché le eventuali licenze di vendita abbigliamento o accessori cellulari o quant’altro, anche con licenze assolutamente regolari.

una sala di attesa di 9 metri quadrati per ogni 4 cabine, provvista di idonei sedili + 2 mq di sala per ogni postazione aggiuntiva.

la retroattività ; ossia che non verrà applicata solo ai nuovi Phone Center, ma anche a tutti quelli preesistenti (nel caso di altre attività commerciali, come i bar, le norme si applicano solo per i nuovi negozi).

Un parcheggio a disposizione dei clienti.

I titolari di Phone Center sono ovviamente a favore di regolamentazioni ragionevoli e corrette, ma molti di loro non hanno neanche la possibilità fisica di fare le modifiche richieste, modifiche che richiederebbero comunque un investimento che andrebbe dai 15000/25000 euro

Questa legge regionale ha svariati punti dalla dubbia costituzionalità.

La Corte Costituzionale sta esaminando, dopo un primo ricorso vinto da un Phone Center nei giorni scorsi presso il TAR della Lombardia, il ricorso contro questa legge. Ma il suo responso potrebbe arrivare troppo tardi. Si rischia la chiusura dopo il 22 marzo, giorno dell’entrata in vigore della legge, poiché non verranno rinnovate le licenze ai negozianti che non fossero a norma per quella data.

L’impatto economico rischia di essere dell’ordine di più di 100 milioni di euro. Il costo dei lavori eseguiti, più il costo delle cabine, quello del sistema di gestione delle telefonate, più quello delle fotocopiatrici e dei computer (se vi è anche un Internet point), andrebbe dai 20000 euro in su per ogni negozio.

Tutto ciò a meno che, con un po’ di buon senso, non si arrivi finalmente a votare un proroga di un anno, dando così la possibilità alla Corte Costituzionale di pronunciarsi. Alcuni comuni come Bergamo hanno già prorogato di un anno l’entrata in vigore sul territorio comunale.

Domani, martedì 13 marzo, i Phone Center manifesteranno alle ore 10 davanti alla sede della Regione Lombardia, in Piazzale Duca D’Aosta, contro queste leggi che reputiamo discriminatorie. Alcuni titolari inizieranno anche uno sciopero della fame.

Venite numerosi a sostenerci!

I Phone Center
Milano, 12 marzo 2007