Morti per solitudine.
Se la colpa è politica

In questi ultimi giorni sono state trovate persone anziane nelle loro case morte persino da alcuni mesi.

Qualcuno si è accorto di loro in modo del tutto fortuito, addirittura, in un caso, perché la persona in questione da tempo non pagava il canone di locazione. Si tratta di fatti drammatici che richiamano all'organizzazione sociale, e al più generale fenomeno dell'abbandono, della solitudine e, causa di fondo, delle ristrettezze economiche di molti anziani.

Anche noi, nello svolgere il nostro lavoro a difesa degli anziani cronici non autosufficienti, ci siamo imbattuti in casi simili. Se le persone non erano morte a causa degli stenti e delle condizioni in cui vivevano era solo per un caso.

In una città come Milano, ad esempio, nelle periferie, ma non solo, esistono ancora abitazioni fatiscenti, dove è impossibile vivere. Eppure in queste si trovano persone anziane sole facilmente affette da malattie neurologiche o psichiatriche, con scarsa o nulla capacità di intendere e di volere.

Andare a interpellare i servizi pubblici territoriali come cerchiamo di fare sembra quasi una fatica inutile perché hanno troppo da fare per occuparsi di loro e poi si tratta di casi difficili che richiederebbero interventi quotidiani di presa in carico globale delle persone.

Si riesce a fare promuovere gli interventi dietro precise richieste scritte e raccomandate ai responsabili dei servizi, con tanto di citazioni di leggi e di minacce di ricorso alla Procura della Repubblica.

Infatti se si tratta di un fenomeno sociale è sbagliato prendersela con la società in generale, esistono invece responsabilità politiche, tecniche e organizzative a vari livelli.

Pensiamo al principio di sussidiarietà, sbandierato da molti - prima di tutto (ma non solo) appartenenti all'ideologia delle destre - come soluzione di ogni tipo di problema sociale. Un principio che stabilisce la pratica del fai da te, o che richiama la famiglia quale possibilità unica di dare risposta ai problemi degli anziani e che di fatto nega l'esigibilità del diritto, arrivando, nel tempo, ad eliminarlo.

I pochi gravissimi casi di anziani morti soli in casa, insieme ai moltissimi altri casi altrettanto gravi di abbandono, sono il frutto della perdita di coscienza del diritto.

Chi se ne deve occupare?
Dalla nostra esperienza si evince che è sempre qualcun altro. Chi è economicamente forte ha la possibilità di farsi ricoverare in una struttura protetta a pagamento (da tre milioni in su per ogni mese di permanenza). Chi questa cifra non la possiede resta dov'è se non esiste qualcuno in grado di aiutarlo, ovvero di promuovere azioni politiche e giuridiche in applicazione delle leggi esistenti.

Quanti e quali sono i servizi di effettiva cura domiciliare oggi in Italia? Pochissimi e male organizzati. Invece di gridare allo scandalo per quelle povere persone morte sole nelle loro abitazioni, diamoci da fare perché ogni Usl, ogni distretto intercomunale organizzi il servizio o i servizi domiciliari e residenziali che ci vogliono.

Non cadiamo nell'errore di ritenere che gli anziani siano altri, siano un problema che non ci riguarda, perché siamo giovani o adulti.

Il problema è tutto nostro, riguarda nostro padre o nostra madre e potrà riguardare personalmente anche noi.

Fulvio Aurora
Milano, 7 agosto 2001
da "Liberazione"