Lo storico americano Peter Tompkins ricorda il contributo della Resistenza romana nella vittoria sul fascismo

Radio clandestina

È un fatto storico che fra gennaio e febbraio del 1944 un gruppo di partigiani italiani della resistenza romana ha il merito di aver salvato la testa di ponte di Anzio. La storia è ricostruita dagli archivi statunitensi.

Il 22 gennaio, bloccate a Cassino, le armate alleate in Italia cercarono di aggirare il nemico tedesco sbarcando un corpo d'armata a duecento km al di là del fronte, ad Anzio-Nettuno. Il piano, ideato dal primo ministro inglese Winston Churchill, era di occupare i Colli Albani, tagliare l'Appia e la Casilina, per imbottigliare la decima armata del Feld Maresciallo Kesserling.

Così importanti furono considerate queste operazioni - a detta dell'ufficio del capo di storia militare statunitense - da dipenderne l'esito stesso della guerra. Tanto è vero che i due comandanti supremi coinvolti - Churchill e Hitler - presero in mano direttamente la direzione delle battaglie.

Al generale Marck W. Clark, comandante della Quinta armata americana, il cui VI Corpo d'armata doveva sbarcare ad Anzio-Nettuno, venne l'idea che se contemporaneamente allo sbarco vi fosse stata un'insurrezione di partigiani a Roma, Kesserling, trovandosi tra due fuochi, sarebbe stato obbligato a ritirarsi per salvare la sua decima armata.

Per coordinare l'insurrezione Clark fece richiesta al comandante dei servizi segreti americani, il generale William J. Donovan, di un ufficiale dell'Oss che si infiltrasse a Roma.

Infiltrato

Quando mi presentai volontario i due generali approvarono. Come credenziali parlavo abbastanza bene l'italiano, ero stato a Roma tre anni prima come corrispondente del “New York Herald Tribune”, ed ero addestrato ad operazioni clandestine. La mattina del 20 gennaio partii da Napoli nell'aereo privato di Donovan in volo per Bastia, in Corsica, da dove fui sbarcato in un gommone da un comandante dei servizi segreti inglesi sul bagnasciuga a nord di Montalto di Castro.

A Roma mi misi in contatto con la giunta militare del comitato di liberazione nazionale formato da Riccardo Bauer, Giuliano Vassalli e Giorgio Amendola. Essi si dichiararono pronti a lanciare un'insurrezione con gli iscritti ai loro partiti. Il piano di Churchill stava per avverarsi. Un giovane ufficiale di pubblica sicurezza, Maurizio Giglio, che aveva portato dall'Oss di Napoli una radio trasmittente clandestina conosciuta come Vittoria, si mise a mia disposizione, e un giovane diplomatico, Franco Malfatti, promosso poi a segretario generale della Farnesina, uomo di fiducia di Vassalli, si offrì come ufficiale di intelligence.

A Roma, Giglio era in contatto con il Colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, capo dei Badogliani. Ma questi, per paura dei comunisti, erano ostili a un'insurrezione. Donovan, per evitare scontri fra le due correnti, mi aveva ordinato di incitare tutti contro i tedeschi.

Il 22 gennaio, cinque minuti dopo la mezzanotte, 250 navi della squadra d'assalto alleata ancorarono al largo di Anzio con 50mila uomini e 5mila veicoli. Il mare era calmo, la notte buia. Un barrage violentissimo ' E colpì le spiagge di sbarco, seguito da un profondo silenzio. Quando il primo mezzo da sbarco toccò terra, le truppe avanzarono senza incontrare opposizione.

«Ottenemmo», disse il generale John P. Lucas, comandante dell'operazione, «una delle più grandi sorprese della storia».

A Roma, dal palazzo sul Corso dove era nascosta la radio clandestina potei osservare i tedeschi dirimpetto nell'albergo Plaza prepararsi alla fuga. Più tardi quel giorno il colonnello delle Ss Eugen Dollman ammise che il destino della capitale era appeso a un filo. Kesserling era convinto che i capi della resistenza si preparavano a uscire dai loro nascondigli e che presto carri armati alleati sarebbero giunti per dar loro una mano. La strategia di Churchill stava per produrre risultati eccezionali.

L'errore di Clark ed Alexander

«Solo un miracolo» disse Kesserling, «può salvarci». Al miracolo provvidero il generale Clark e il suo superiore, comandante alleato in Italia, il generale Sir Harold Alexander. Sbarcati ambedue ad Anzio più tardi quello stesso giorno, si dissero soddisfatti della testa di ponte installata da Lucas, insinuandogli di non azzardarsi verso i Colli Albani - scopo principale dello sbarco! A Roma non dovevamo muoverci. Il lancio di paracadutisti veniva vietato perché Roma era stata dichiarata Città Aperta. La base Oss richiedeva invece urgentemente informazioni sui movimenti tedeschi. Delusi quanto me, i membri della giunta si dichiararono tuttavia disposti a produrre informazioni, specialmente Malfatti, che ricevette da Pietro Nenni il consenso di adoperare qualche centinaio di iscritti al partito socialista per una vasta rete di informatori.

La mattina del 24 gennaio Malfatti mi portò il primo di una lunga serie di bollettini, informandomi che tutte le truppe tedesche in un raggio di 90 km attorno a Roma erano state inviate a contrastare la testa di ponte, transitando per Roma nella notte fra il 22 e il 23. Dal fronte del Garigliano venivano trasferiti la 29a e la 3a Panzer Granatieri, mentre verso Albano si muoveva la divisione Hermann Goering. Dalla Toscana si spostavano due divisioni motorizzate rimpiazzate da due divisioni del nord Italia.

Urgeva, disse Malfatti, bombardare i nodi ferroviari di Verona e Bologna, nonché il ponte ferroviario sul Po. Ma secondo queste stesse eccellenti fonti, Kesserling non si sentiva ancora abbastanza sicuro. Se fosse arrivato un attacco alleato quello stesso 24 gennaio egli non avrebbe avuto truppe sufficienti per opporsi. La strada verso i Colli Albani era aperta, e Roma non era difendibile. Tutti i generali tedeschi nella zona erano d'accordo che bisognava ritirarsi, e al più presto.

Ma non ci fu nessun attacco alleato. La sera del 24 i tedeschi conclusero che il momento peggiore della crisi era passato.
[...]Il 28 gennaio indicammo due divisioni corazzate tedesche passate dal Brennero tra il 23 e il 25, e altre due divisioni tra La Spezia e Civitavecchia. Notammo pure l'arrivo a Guidonia, nella notte del 26, di truppe aviotrasportate. Nel suo quartier generale nella Prussia Orientale, Hitler ricevette il capo di stato maggiore di Kesserling, il generale Sigfried von Westwhal, e approvò un attacco contro la testa di ponte, prendendone in mano direttamente il comando, delimitando l'attacco su un fronte assai ristretto.
[...] Il pomeriggio del 4 febbraio la situazione si fece critica. Sotto un cielo opprimente e una pioggia intermittente, e senza copertura aerea, gli inglesi cominciarono a indietreggiare lentamente.

«Il nostro servizio segreto», scrisse Vaughn-Thomas, «ebbe sentore attraverso le sue fonti a Roma che la notte del 7 sarebbe stata l'ora zero, e le linee alleate furono messe rapidamente all'erta. La battaglia che doveva mettere in crisi la testa di ponte era cominciata».
Ma i tedeschi furono sorpresi dall'inaspettata resistenza alleata, e non furono in grado di spingere a fondo il loro attacco.[...]

I partigiani di Roma

La situazione, vista dalla testa di ponte, fu descritta dal capitano dell'Oss Jean Croze: «Radio Vittoria diede notizia da Roma che un falso attacco sarebbe stato lanciato dall'asse Cisterna-Nettuno (il fianco orientale); mentre il vero attacco in forza sarebbe stato sferrato sull'asse Anzio-Albano (il fianco occidentale) ».
La mattina del 16 febbraio, come venne a sapere il mondo intero, i tedeschi aprirono il fuoco, concentrando l'artiglieria su entrambi i lati della strada di Albano.
[...] La notte tra il 17 e il 18, i tedeschi fecero lo sforzo supremo per ricacciare in mare gli alleati. Tutto il giorno seguente la pressione tedesca si riversò contro i malandati battaglioni americani. Ma i caccia e i bombardieri alleati erano in volo per colpire gli obiettivi indicati, in particolari i punti di rifornimento di munizioni e carburante, interrompendo così il flusso di rinforzi verso le prime linee, sfiaccando l'attacco.
[...] In lettere inviate separatamente al presidente Roosevelt e al comitato dei capi di stato maggiore statunitense, il generale Donovan riassunse i nostri sforzi: «Un'unità dell'Oss nascosta a Roma ha allestito un servizio di controllo attivo ventiquattro ore su ventiquattro sulle 12 strade principali per e dalla capitale.
Con un ritmo di cinque trasmissioni al giorno inviava alla testa di ponte di Anzio informazioni segrete di vitale importanza procurate dai suoi agenti...

In un momento critico della battaglia la squadra romana ci ha trasmesso notizia di un imminente contrattacco tedesco lungo l'asse Anzio-Albano. Questo attacco è stato prontamente respinto soltanto perché il G-2 ad Anzio sapeva dove e quando sarebbe stato sferrato. L'ufficiale comandante del G-2 del VI corpo d'armata, colonnello Langevin, ha affermato che l'Oss poteva ben dire di aver salvato la testa di ponte».

Il merito spetta ovviamente ai partigiani di Vassalli e Malfatti, e alla dedizione di Maurizio Giglio (medaglia d'oro alla memoria) e ai suoi ventuno compagni che hanno raccolto queste informazioni segrete, arrestati dagli sbirri di via Tasso.
Il 24 marzo, quando la testa di ponte era oramai al sicuro, si svolse un triste epilogo.

Nella tetra oscurità delle Fosse Ardeatine, lungo quella stessa strada che porta alla testa di ponte che essi avevano così coraggiosamente difeso con la loro vita, questi ventidue eroi della Resistenza romana furono fucilati dalle Ss Naziste.

 

 

Peter Tompkins
Stati Uniti, 3 febbraio 2002
da "Liberazione