Un referendum politico

Il 30 giugno il referendum “Aria pulita”

A Milano, per una battaglia di civiltà e di democrazia, per affermare il diritto al voto e alla propria salute

Una scadenza importante

A Milano il 30 giugno sarà una data importante, decisiva! La giunta Albertini ha fatto di tutto per fissare una data del referendum che non consenta la partecipazione dei milanesi. Un sabato, il primo sabato utile per la partenza dei vacanzieri.

Il sabato che è giornata festiva per la comunità ebraica. Incredibile anche dal punto di vista costituzionale!
Non solo. Per impedire ai cittadini di partecipare al voto, l'Amministrazione comunale non intenderebbe inviare alcuna comunicazione a casa delle famiglie milanesi. Uno schiaffo violento a ciascuno di noi, alla nostra sensibilità democratica, al rispetto delle regole minime e a quel senso civico che da sempre ha caratterizzato la cultura di una città.

Francamente ci sembra troppo! Per questo formuliamo un appello a tutte le compagne ed i compagni, a tutti i sinceri democratici, gli uomini e le donne di cultura, i lavoratori con le loro organizzazioni sindacali, confederali o extra-confederali, le associazioni ambientaliste, i comitati di cittadini che da sempre si sono battuti sul territorio per la qualità del vivere urbano. Un appello a fare di tutto per convincere ad andare a votare i propri iscritti, i propri associati, il proprio compagno di lavoro, il proprio vicino di casa, affinché si possa così raggiungere il quorum del 30% dell'elettorato, ovvero 327mila milanesi.

Una cifra non impossibile se ognuno di noi getta, come si dice, il cuore oltre l'ostacolo, se si impegna, cioè, a convincere tutti che bisogna assolutamente andare a votare. 25mila persone hanno firmato per il referendum: basterebbe che ognuna di queste si impegnasse a portarne altre 14 ai seggi per ottenere il risultato.

Nei giorni scorsi c'è stato un utilissimo sondaggio del “Corriere della Sera” ad opera di Manheimer sulla intenzione di voto dei cittadini milanesi: più del 70% ha dichiarato di avere l'intenzione di andare a votare. Solo un 4% non intenderebbe esercitare questo diritto. E naturalmente, tra i votanti, la stragrande maggioranza voterebbe sì ai diversi quesiti posti dal referendum.

Ma attenzione! Una intenzione di voto non è ancora una volontà di voto! Noi dobbiamo trasformare questa intenzione di voto in voto effettivo, con la forza del ragionamento e del convincimento politico. Per raggiungere il 30% basterebbero i voti ottenuti, nelle scorse elezioni, dalle forze del centrosinistra più Rifondazione comunista.

Ad essi andrebbero aggiunti quelli di Di Pietro e quelli della lista Moratti.

Sarebbero sufficienti le sole forze dello schieramento di sinistra? Sì, se tutti questi andassero a votare.
Ma noi dobbiamo considerare che il giorno maledetto di sabato 30 inciderà anche sul nostro elettorato.
Da questo punto di vista il sondaggio del “Corriere della Sera” ci dice che l'adesione al referendum Aria Pulita è largamente trasversale ed intercetta anche buona parte dell'elettorato di centrodestra, perché qui tocchiamo dei nodi che riguardano la salute di tutti i milanesi, la loro vivibilità in una città attanagliata dal traffico privato, dalle auto, dall'inquinamento ormai divenuto insopportabile.

Dobbiamo allora porci l'obiettivo di incidere anche sulla parte di cittadini milanesi che ha votato per il centrodestra, perché qui sono in gioco ragioni che riguardano anche la loro stessa esistenza. Non dunque un rincorrere la destra sul suo stesso terreno, come ha fatto il centrosinistra, ma il partire da una contraddizione sociale esplosiva, come quella del traffico, per costruire, dall'opposizione, uno schieramento largo, unitario ed alternativo alla politica neo-liberista della destra, capace di incidere sulla sua stessa base sociale.
E nello stesso tempo battendo, come abbiamo fatto, dentro la sinistra, quelle posizioni adattive che cercavano un accordo concertativo con la Giunta Albertini (Lega Ambiente, Tognoli e settori dei Ds).

E' questo, io credo, un insegnamento importante per capire come si ricostruisce una sinistra non subalterna alla modernizzazione capitalistica.
Quello che è in gioco, con questo referendum, non è semplicemente la questione, pur importante, del traffico.

Quale modello di città?

Quella che è in gioco è la concezione stessa del modello di città. La giunta Albertini favorendo, con i progetti delle grandi autostrade urbane, la “ fluidificazione” del traffico, dalle autostrade al centro cittadino, vuole in realtà determinare un modello di città-mercato, che attira traffico, proprio perché questo è il modello di sviluppo che attira ricchezza. Lo ha candidamente ammesso l'assessore al Traffico Goggi, assolutamente insensibile ai costi sociali che questo modello determina, in termini di salute dei cittadini milanesi e in modo particolare dei suoi vigili, o dei suoi tranvieri, o dei suoi taxisti.

Questo è lo scontro profondo tra due modelli di città di vivere urbano, di condizioni di lavoro e di vita, che noi dobbiamo saper evidenziare! Questa è la posta in gioco di una battaglia più complessiva.

Un referendum politico

E nello stesso tempo ci siamo posti il problema di che cosa potrebbe significare, in termini politici, il fatto che Albertini, il 30 giugno, prenda una bella legnata sulle gengive.

Penso che a nessuno possa sfuggire il significato politico che potrebbe avere una vittoria dei Sì, anche sul piano stesso della democrazia, delle regole democratiche o della stessa possibilità di “crescita dell'opposizione”.

Albertini è un problema istituzionale

Dobbiamo cominciare a porre le questioni in questi termini, perché quello a cui abbiamo assistito, il giorno stesso dell'insediamento del Consiglio comunale, è un fatto gravissimo e senza precedenti!
Il sindaco si è permesso di presentare il proprio programma nella sede degli industriali e non nella prima seduta del Consiglio, dove si è limitato ad un intervento di tre minuti, senza illustrare il proprio programma e senza presentare la nuova giunta.
Mai vista una cosa del genere!
L'insulto, l'atto di vero e proprio sfregio nei confronti delle istituzioni democratiche, non poteva essere più grave! A queste continue provocazioni dobbiamo dare una risposta, perché esse rappresentano una svolta nella concezione stessa della democrazia e del complesso delle regole istituzionali di un paese civile.

Il referendum potrebbe rappresentare il primo, vero capitombolo di questo sindaco e delle sue concezioni autoritarie Ð presidenzialistiche!
Dobbiamo provarci! con tutta la convinzione di cui siamo capaci e con tutte le forze che sappiamo mettere in campo! Certo è difficile, ma ai comunisti non hanno mai fatto paura le battaglie, anche le più dure, soprattutto quando sono in gioco questioni più generali come la civiltà di un paese o la stessa democrazia.

Lunedì 18 giugno, alle 21 in via Spallanzani, la federazione milanese del Prc ha organizzato un attivo straordinario di tutte le compagne ed i compagni per affrontare questa intensa, ma brevissima campagna elettorale.
Nello stesso tempo metteremo a disposizione del Comitato Aria Pulita uno stand alla festa provinciale di Liberazione per propagandare ogni giorno, fino al 30 giugno, le ragioni del referendum.
Compagni! occorre uno scatto di ottimismo, quello della volontà. Per una volta mettiamo da parte il pessimismo della ragione.

Sandro Barzaghi, segreteria Prc - Milano
Milano, 20 giugno 2001