Paolo Berlusconi, imprenditore e fratello del presidente patteggia per chiudere il processo per l'ex discarica di Milano

49 milioni di euro per evitare il carcere

Fondi neri, corruzione e politici compiacenti

Paolo Berlusconi, imprenditore e fratello del presidente del Consiglio, ha ufficializzato ieri davanti al giudice dell'udienza preliminare (gup) di Milano, Luca Pistorelli, il pagamento di 49 milioni di euro (poco meno di cento miliardi delle vecchie lire), a titolo di risarcimento del danno nell'ambito del procedimento penale sulla gestione della discarica di Cerro Maggiore, in provincia di Milano. Lo hanno riferito all'agenzia di stampa Reuters fonti giudiziarie.

Il risarcimento del danno era la condizione posta dal giudice per l'accoglimento della richiesta di patteggiamento che i legali di Paolo Berlusconi potranno ora presentare nel prosieguo dell'udienza preliminare in corso. Il gup Luca Pistorelli ha fissato per il prossimo 12 luglio la data ultima nella quale si esprimerà sulle richieste di patteggiamento e di rito abbreviato avanzate da alcuni imputati, e sulle restanti richieste di rinvio a giudizio presentate dalla procura.

Soldi e impunità

Paolo Berlusconi, ex socio di maggioranza della Simec - la società di gestione della discarica regionale di Cerro - è uno dei cinquantaquattro indagati dell'inchiesta che ipotizza, a vario titolo, reati che vanno dal falso in bilancio, alla truffa, alla appropriazione indebita, al peculato, all'abuso d'ufficio, alla corruzione. Secondo l'accusa formulata dai magistrati milanesi, la Simec si sarebbe appropriata in modo illecito di fondi pubblici con false dichiarazioni sui costi di gestione.

Con la formalizzazione del risarcimento, le parti civili - fra le altre, l'Amsa (la municipalizzata milanese della nettezza urbana) ed il Comune di Milano - hanno annunciato che ritireranno la loro costituzione al processo.

Questo passo - un risarcimento record, il più alto in Italia da un privato a favore dello Stato - prelude alla possibilità per Paolo Berlusconi di patteggiare una pena sotto il tetto dei due anni (quindi con la certezza di non andare in carcere) per tutti i capi di imputazione, compreso quello per corruzione nel quale è coimputato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.

Redazione di Liberazione
Milano, 31 maggio 2002
da "Liberazione"