I rigassificatori non sono una panacea

Rigassificatori: impianti inutili e pericolosi, meglio puntare sul risparmio energetico

Un piano serio di riammodernamento della rete elettrica assieme a un piano serio di efficienza e risparmio energetico sono la via maestra da seguire, congiuntamente allo sviluppo di tecniche di bioedilizia solare, allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, che ancora oggi, come lo erano nel 1973, credo siano le reali soluzioni ecosostenibili per l’ambiente e per gli esseri umani

Gassificatore

L’articolo di Sabina Morandi del 10 febbraio mi ha stimolato a scrivere attorno alla logica dei rigassificatori venduta dal governo, e anche da alcuni esponenti del centrosinistra, come la panacea alla penuria di energia e ai rischi di black-out, non si sa quanto reali o usati come arma di terrorismo psicologico contro la popolazioni italiana ignara della reale entità della crisi di gas russo, mentre l’Italia vende gas metano all’estero.

Ha ragione Morandi, non è per nulla convincente questa logica dei grandi impianti, per di più pericolosi, che dovrebbero sorgere nel nostro paese; si parla di ben 12 impianti di rigassificazione. Ma non si è detto che il metano è una fonte esauribile e non ne avremo per molti anni, effetto serra permettendo. Allora qual è la logica che li sottende?
Già nel 1973, dopo la grande crisi energetica, seguirono le domeniche a piedi, il signor 20 gradi per limitare le temperature negli uffici e nelle case. Dovevamo risparmiare energia in ogni modo, svincolarci dal petrolio, una risorsa di importazione in via di esaurimento e altamente inquinante. Poi venne la proposta di costruire le centrali nucleari come soluzione definitiva per la produzione di energia elettrica per il nostro paese.
In quell’epoca di scarsa sensibilità ambientale della sinistra, alcuni di noi, tra cui il sottoscritto, si opposero per motivi di sicurezza alla costruzione delle centrali nucleari in quanto impianti ad alto rischio e perché mancava una soluzione sicura per lo smaltimento delle scorie. Anche oggi si ricomincia a parlare assurdamente della via nucleare per superare l’era del petrolio e per il minor costo dell’energia elettrica prodotta, ma il problema centrale rimane tuttora quello dello stoccaggio e soprattutto dello smaltimento delle scorie nucleari con radioattività a lungo termine (migliaia di anni). Questa è l’eredità che lasceremmo alle generazioni future, e con quale diritto?
Quando fu fatto il referendum sul nucleare, l’elemento della sicurezza fu decisivo per la vittoria del No. Oggi si ripresenta la stessa situazione: si vogliono installare i rigassificatori, tacendo su i loro reali rischi. Se continuiamo così saremo costretti a chiedere un referendum anche per questa soluzione a tecnologia insicura.
Morandi ricorda il grave incidente avvenuto a un impianto di liquefazione-rigassificazione (Gnl) in Algeria nel gennaio del 2004, dove si verificarono 27 morti e 80 feriti, e furono scaricate in atmosfera 3 o 4 tonnellate di metano, che come noto va a contribuire a quell’effetto serra che il Protocollo di Kyoto ci obbliga a diminuire.
E’ doveroso anche ricordare un altro incidente significativo avvenuto molto prima nell’ottobre del 1944 a un impianto di Gnl a Cleveland (Ohio, Usa) ci furono 131 morti, 225 feriti, 79 case e 2 fabbriche distrutte, 680 senzatetto.
In uno studio commissionato nel 2003 dalla città di Oxnard (California, Usa) si evidenzia che, nel caso di un grave incidente in uno di questi impianti si sprigionerebbe una nube di gas per un raggio di 55 km, che incendiandosi distruggerebbe tutto nel suo cammino, causando fino a 70.000 morti.
In un altro rapporto preparato dal Pentagono nel 1982 si afferma che, se solo esce il 9% del carico di Gnl di una nave gasiera, questo si trasforma in una nube che si espande velocemente lungo la superficie dell’acqua e può arrivare fino a 22 Km di distanza. Se questa si dovesse accendere per varie concause, diventerebbe una palla di fuoco che potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio di azione. Nello studio si afferma, inoltre, che nel caso di incidente estremo a una gasiera standard con un serbatoio di 125.000 metri cubi, si sprigionerebbe un’energia pari a quella di 55 bombe di Hiroshima prive di radiazioni.
La cosa peggiore, dice sempre il Pentagono, è che al momento e nel prossimo futuro non c’è modo di combattere un grande incendio di Gnl.
Nel caso di Livorno, l’impianto Gas Off Shore previsto, e in fase finale di autorizzazione da parte del ministero dell’Ambiente, ha già avuto le autorizzazioni del Comune di Livorno e della Regione Toscana, prevede un terminal galleggiante che immagazzina gas metano in forma liquida dentro una nave a -161 gradi centigradi. La piattaforma, da cui partirebbe un gasdotto sottomarino che porterebbe il gas a terra, sarebbe ancorata davanti alla costa tra Livorno e Pisa a circa 12 miglia (22 Km).
Questo impianto sarebbe il primo per la nuova tipologia e, oltre ai rischi sopra elencati, comporterebbe quello dell’insicurezza di una tecnologia ancora non sperimentata. Livorno, Pisa e mezza Toscana sarebbero quindi condannate a convivere col dramma di un possibile incidente di estrema gravità come quelli descritti, di cui sarebbero le cavie.
Non contenti di questo, il ministero prevede un secondo impianto di rigassificazione, questa volta a terra nel Comune di Rosignano a soli 20 Km da Livorno.
Il Comitato Contro il Terminal Off Shore che è sorto a Livorno e quello sorto a Rosignano si oppongono da anni in modo civile, democratico e nonviolento a questa disastrosa realizzazione in un’area peraltro carica di problemi ambientali. Il territorio della Provincia di Livorno, infatti, produce oltre il 70% dell’energia elettrica della Toscana e ha diversi impianti chimici, per cui nelle mappe ambientali europee e mondiali viene considerato ad alto rischio.
Come si può arrivare a fare queste scelte nel XXI secolo? Sono queste le tecnologie del futuro?
A Livorno e Provincia non abbiamo bisogno di altri grandi impianti ad alto rischio, caso mai necessitiamo di decontaminare l’ambiente e iniziare a realizzare una politica di produzione di energia decentrata, modulare, flessibile, integrata (elettrica e calore) a livello dei singoli territori, che tenga conto delle diverse caratteristiche. Solo in questo modo saremmo più funzionali, efficienti e contribuiremmo fattivamente al protocollo di Kyoto.
Ha ragione Morandi, un piano serio di riammodernamento della rete elettrica assieme a un piano serio di efficienza e risparmio energetico sono la via maestra da seguire, congiuntamente - aggiungo io - allo sviluppo di tecniche di bioedilizia solare, allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, che ancora oggi, come lo erano nel 1973, credo siano le reali soluzioni ecosostenibili per l’ambiente e per gli esseri umani.
Su questo terreno auspico che il nuovo governo dell’Unione si impegni a riesaminare criticamente la politica dei rigassificatori e promuova un piano alternativo dell’energia, se vuole andare verso un nuovo modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente, rifiutando di fare le guerre per l’accaparramento di risorse energetiche inquinanti e in via di esaurimento (petrolio e metano) contro i paesi arabi e gli altri produttori del terzo mondo.
Per Livorno e Rosignano il tempo stringe; occorre che prevalga il buon senso e che le amministrazioni locali e la Regione Toscana ascoltino l’allarme lanciato dai Comitati Contro l’Off Shore, fermando le procedure autorizzative per i rigassificatori, in attesa che si riveda tutta la politica energetica del nostro paese in funzione di una nuova strategia ecosostenibile che non sia solamente funzionale alle leggi di mercato dettate dall’iniquo modello neoliberista.
Un altro mondo è possibile, un’altra cultura energetica è possibile, basta volerlo, crederci, pianificarlo e attuarlo.

Massimo De Santi (Comitato contro il Terminale Gas Off Shore ed ex-responsabile energia Regione Toscana)
Livorno, 17 febbraio 2006
da "Liberazione"