Venerdì 26 Luglio 2006 è stata approvata in Consiglio Regionale Lombardo la modifica della legge regionale sui servizi locali: rifiuti, energia e acqua.

SUCCESSI E OMBRE DELLA BATTAGLIA SULL’ACQUA PUBBLICA IN LOMBARDIA

Dopo mesi di sedute di commissione e continui rinvii, dopo decine di emendamenti e di ordini del giorno, il Gruppo Consigliare del PRC - sostenuto dal Contratto mondiale per l’acqua, dai movimenti locali e dai sindacati - è riuscito a introdurre migliorie sostanziali ad un impianto normativo su cui la divergenza di fondo è tra chi ritiene l’acqua una merce da gestire con logiche di mercato e chi ne rivendica la difesa come bene comune

Non sono bastati nemmeno la crisi idrica e la siccità che attanagliano la regione da tempo per fermare i tentativi del centrodestra di privatizzare l’acqua in Lombardia. Tentativi in parte falliti e in parte ancora da contrastare, ma con speranze più elevate di successo rispetto ad un anno fa’.

Venerdì 26 Luglio è stata approvata in Consiglio la modifica della legge regionale sui servizi locali: rifiuti, energia e acqua. Se ne parlava da tempo ma l’acceso dibattito, promosso da Rifondazione e sostenuto dall’Unione proprio sul tema dell’acqua, ha impedito di imporre una soluzione sommaria, come la Giunta avrebbe desiderato.

Dopo mesi di sedute di commissione e continui rinvii, dopo decine di emendamenti e di ordini del giorno, il nostro Gruppo Consigliare - sostenuto dal Contratto mondiale per l’acqua, dai movimenti locali e dai sindacati - è riuscito a introdurre migliorie sostanziali ad un impianto normativo su cui la divergenza di fondo è tra chi ritiene l’acqua una merce da gestire con logiche di mercato e chi ne rivendica la difesa come bene comune. Una contrapposizione netta, stagliata, che fa apprezzare ancor di più il successo di aver tolto dalla legge voluta dal centrodestra la possibilità di privatizzare le società patrimoniali pubbliche a cui i Comuni hanno conferito le reti e gli impianti (acquedotti, fognature e depuratori). Ciò avrebbe significato dismettere un patrimonio infrastrutturale e di know-how realizzato con i soldi pubblici dalle municipalizzate. Nel secolo scorso infatti la sfida della politica fu proprio quella di portare l’acqua potabile nelle case dei cittadini, evitando che le istituzioni vedessero ridotta la propria missione a quella odierna di azionisti che affidano ai privati la garanzia dell’accesso all’acqua.

E proprio per mantenere questo ruolo di garanzia in capo agli enti locali, si è riuscito ad arginare il tentativo di ridurre il peso e la responsabilità diretta dei Sindaci nelle assemblee dell’Autorità d’Ambito, l’organismo che sovrintende all’organizzazione del servizio idrico.

Un altro elemento di scontro, si è manifestato nell’assurda proposizione per legge, unico caso in Italia, di due ATO separati in provincia di Milano: quello della città e quello della Provincia che le sta intorno. Questa anomalia non ha alcuna ragione tecnica o amministrativa ma rivela la complicità politica delle amministrazioni di centrodestra che governano sia la regione sia il capoluogo lombardo. Invece, a seguito dell’emendamento presentato dall’Unione e accolto dall’Assemblea,, la città di Milano e la Provincia potranno ridefinire e riorganizzare il proprio Ambito territoriale secondo criteri concordati e non imposti dalla Regione per legge.

Altro successo è l’introduzione della clausola sociale per la tutela dei diritti dei lavoratori nel caso di trasformazioni societarie.

Infine, è stata accolta la proposta dei movimenti di utilizzare una percentuale della tariffa dell’acqua per il finanziamento e la realizzazione di opere per la fornitura di acqua nei Paesi in via di sviluppo.

Permangono purtroppo degli elementi inaccettabili, come l’obbligatorietà per legge della divisione in due delle società dell’acqua: da una parte, quelle della gestione che fanno gli investimenti e la manutenzione straordinaria di reti e impianti; dall’altra, quelle dell’erogazione che si occupano di manutenzione ordinaria e bollettazione. Oppure, come l’imposizione per gli enti locali di mettere a gara l’erogazione del servizio, laddove il Testo Unico degli Enti Locali prevede invece tre possibilità di affidamento, tra cui quella “in house” che RC sostiene. Su questo è stata già avanzata da Confalonieri (PRC) e Galardi (DS) una interrogazione in Parlamento, mentre qui RC sta studiando le modalità per un ricorso al TAR.

La Regione forza con decisioni molto gravi in contrasto con gli amministratori locali per mantenere in vita a tutti i costi la spinta alla privatizzazione. Una spinta, per la verità respinta a Cremona solo 15 giorni addietro con un impegno di tutta l’Unione a mantenere tutto il ciclo dell’acqua in mano pubblica e la gestione degli impianti e l’erogazione in un’unica società “in house”.

Inutile dire che le decisioni di legge di questa Giunta andranno nell’Autunno contrastate fino al ritiro, perché in opposizione con la normativa nazionale annunciata.

Così, contro la privatizzazione dell’acqua si sta costruendo nella nostra Regione uno straordinario appuntamento di lotta e di informazione. Per renderlo indispensabile alla svolta definitiva, va sollecitato l’insieme del movimento, va riconnessa l’azione di opposizione a quella di proposta progettuale, facendo muro e fronte comune in Regione e in Parlamento in base al mandato e alle aspettative dei lavoratori e dei cittadini.

Mario Agostinelli e Simona Colzani, gruppo PRC regione Lombardia
Milano, 31 luglio 2006
da "Il Manifesto"