In difesa dell'acqua pubblica

No alla multiutility del nord

a2a, LGH, BrianzAcque, ... al centro di progetti di privatizzazione in Lombardia

Acqua e soldi

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Il tentativo di a2a di acquisire Linea Group Holding (LGH), società che gestisce, tra l’altro, l’acqua di diverse province lombarde ha lo scopo di portare a compimento il progetto privatizzatore della multiutility del nord.

Linea Group Holding (LGH), è un’azienda multi servizi dalla bassa Lombardia, nata nel 2006 dall’aggregazione di cinque aziende municipali: ASTEM (LODI), CO.GE.ME (ROVATO), AEM (CREMONA), SCS(CREMA), ASM (PAVIA).

Queste cinque aziende, di totale proprietà pubblica, possiedono il 100% delle azioni di LGH, attraverso le società patrimoniali dei diversi comuni.

LGH rappresenta oggi la seconda azienda multiutility della regione Lombardia, ed è tra le prime dieci a livello nazionale, con oltre un milione di utenti serviti in 250 comuni situati nelle provincie di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Pavia.

Il gruppo gestisce principalmente la raccolta e smaltimento dei rifiuti, la distribuzione del gas, la produzione e distribuzione di energia elettrica, il teleriscaldamento, la gestione del ciclo idrico integrato.

Si tratta di un’azienda sana, che ha generato costantemente dividendi ai propri azionisti, ha chiuso il bilancio 2014 con un utile netto di 152,000€ e che dà lavoro a 1271 persone.

Ora, questa azienda totalmente pubblica è entrata nelle mire di A2A, o per meglio dire sta diventando il prossimo bersaglio nella strategia, fortemente voluta dal PD a livello nazionale e locale, di costruire poche grandi multiutility a livello nazionale, capaci di competere su scala globale, progetto che passa dall’aggregazione delle aziende esistenti in poli sempre più grandi e concentrati.Inutile dire che in questo modo il controllo delle aziende si allontana sempre di più dai cittadini.

Giocando sulle difficoltà dei comuni e sulla necessità da parte di questi di “fare cassa”, sulle regole dei patti di stabilità, sulle normative nazionali in materia di gestione dei servizi pubblici locali, i grandi gruppi hanno gioco facile a piegare le resistenze politiche, dove queste ci sono, e ad avanzare proposte apparentemente favorevoli agli enti locali coinvolti.

Nel caso di LGH, A2A passata nel giro di pochi mesi dall’offerta di acquisto del 30% delle azioni, che già costituiva la “soglia di blocco” per le scelte industriali e strategiche di LGH, ad una offerta di acquisto non vincolante per il 51% delle azioni, pagate parte in liquidità e parte in azioni di A2A, naturalmente dando tutte le garanzie di territorialità, autonomia e salvaguardia delle specificità oggi esistenti.

Il sei di novembre dovrebbe arrivare una offerta definitiva e vincolante da parte di A2A, e questa poi dovrebbe passare al vaglio dei proprietari, ossia i consigli comunali.

Naturalmente, questa acquisizione di LGH da parte di A2A, deve essere vista come tappa verso la fusione tra A2A e uno dei due colossi del nord, HERA oppure IREN.

Credo che a nessuno sfugga la differenza tra proprietà pubblica e controllo pubblico delle aziende.

La proprietà pubblica, infatti non comporta automaticamente il controllo pubblico delle aziende, in quanto più cresce il volume delle aziende pubbliche, più queste sono dirette dalla struttura economico commerciale che le guida, e più la politica e di conseguenza il controllo pubblico che attraverso di essa si esercita, resta a guardare le scelte fatte dal management.

La politica sul ciclo idrico integrato, ad esempio, o sulla gestione del ciclo dei rifiuti, o su come produrre l’energia elettrica necessaria, diventa puramente economica oltre un certo volume di affari, ed oltre un certo limite di grandezza la società pubblica si comporta esattamente come una qualunque società privata, in cui contano esclusivamente i ritorni economici per gli azionisti di riferimento.

La questione emerge chiaramente nel caso LGH - A2A.

Adesso, i territori coinvolti nel progetto LGH riescono a fare sentire ed a fare pesare le proprie decisioni ai vertici aziendali, perché il controllo è diretto.

In questo modo, ad esempio, nel lodigiano si è riusciti ad ipotizzare ed a progettare la creazione di una azienda pubblica provinciale per la gestione del ciclo dei rifiuti (SOGIR), partecipata dai comuni, togliendo da LGH il ramo di azienda che oggi svolge questa attività.

Chiaramente, con una proprietà molto più distante dal territorio e dal controllo pubblico locale come sarebbe quella di A2A, operazioni simili sarebbero impossibili, visto che poi prevarrebbero solo logiche industriali.

Pesa poi anche la questione che A2A è già oggi una azienda quotata in borsa, a differenza di LGH e quindi con logiche già adesso privatistiche, con un pacchetto azionario contendibile, e con un assetto proprietario che presumibilmente varierà nel prossimo futuro.

Insomma, LGH era nata con la prospettiva di mantenere un controllo pubblico sui servizi a rete essenziali, acqua, gas, rifiuti ed elettricità, con una azienda a base territoriale completamente pubblica, il cui la politica industriale sarebbe dovuta essere soggetta alla guida delle decisioni politiche, e non delle speculazioni o della remunerazione del capitale.

Questo è in definitiva il progetto originario che ci troviamo oggi a difendere dall’attacco di A2A e del PD lombardo, che hanno in mente la costruzione di un grande competitor privatistico , in grado di concorrere sullo scenario almeno europeo della gestione dei servizi a rete.

Con tanti saluti al controllo pubblico di acqua, rifiuti, calore ed elettricità.

Gli stessi rischi potrebbero emergere per il progetto denominato “water alliance”, lanciato nei mesi scorsi da CAP Holding.

Il progetto vede insieme Gruppo Cap, BrianzAcque, Uniacque, Padania Acque, Lario Reti Holding, Sal e Pavia Acque, sette realtà in house che insieme garantiscono un servizio a oltre 5 milioni di abitanti (più della metà dei cittadini lombardi).

Se non controllata e gestita dalla politica, questa concentrazione rischia di snaturare la gestione in house del ciclo idrico integrato territoriale, dando il via alla nascita di un grande competitore europeo per il mercato dell’acqua, ossia esattamente il contrario del concetto di gestione in house.

E’ quindi tornato il momento di rilanciare la mobilitazione in difesa dei servizi pubblici locali, in particolare per la difesa dell’acqua pubblica, contrastando il progetto di aggregazione tra LGH e A2A a partire dalle amministrazioni locali coinvolte.

Il P.R.C. è impegnato insieme a tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei beni comuni in questa importantissima battaglia.

Enrico Bosani
Lodi, 15 ottobre 2015