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Dossier WWF sulla Brianza

Un articolo del WWF che dovrebbe farci riflettere sul consumo del suolo avvenuto nell'area del Vimercatese in questi ultimi decenni.

[Com'era verde la Brianza][Il caso Vimercate][Inganno verde][Il consumo del territorio][Conclusione]

.... l'esperienza dovrebbe insegnare ....

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COM'ERA VERDE LA BRIANZA

Con questo dossier il WWF vuole lanciare un allarme pubblico, ed in particolare agli amministratori dei comuni del Vimercarese, per invitarli ad una seria riflessione sul consumo del suolo avvenuto negli ultimi decenni, che ha visto di fatto trasformarsi il territorio con gravi ripercussioni sia dal punto di vista ambientale che in quello della qualità della vita.

Nuovi piani regolatori, nuove varianti, unitamente a piani particolareggiati, piani di settore residenziali, industriali, artigianali e commerciali hanno modificato profondamente le realtà locali che fino a pochi anni fa erano strettamente agricole.

Limitati numericamente anche come popolazione, i paesi hanno visto richiamare dalle città (secondo un rapporto Censis tra il 1970 e il 1994 sono stati più di 400 mila i milanesi che hanno lasciato la città) molti cittadini alla ricerca di luoghi tranquilli dove era più alta la qualità della vita a stretto contatto con la natura, le costruzioni hanno occupato inesorabilmente nuovi spazi verdi spesso in un vera e propria deregulation urbanistica.

Così i paesi si sono visti trasformati in atrettanto piccole città con gli stessi problemi di stress, inquinamento e degrado ambientale cancellando tradizioni e culture locali conservate e mantenute per secoli.

In agguinta a tutto ciò il territorio della Brianza ha subito l'avanzata irrefrenabile della metropoli di Milano da un lato e la continua crescita di grossi agglomerati urbani quali Monza, VIllasanta, Concorrezzo, che proprio per l'espansione urbanistica incontrollata hanno cancellato perfino le naturali distanze e trasformandosi in tuttuno senza più distinzioni, non essendo quindi nemmeno più possibile identificare dove inizia l'uno e dove finisce l'altro comune.

A contribuire in modo sostanzioso a questa situazione anche il proliferare di strade, motivando tali scelte come alternativa al sempre più crescente traffico, senza pensare minimamente che proprio costruendo nuove strade si incentiva ancora di più l'uso dell'automobile con conseguenze sotto gli occhi di tutti.

E' accertato che la costruzione di nuove arterie stradali porta ai politici locali un nutrito bottino di voti e interessi (tangentopoli lo ha ampiamente dimostrato) tali da contrastare tutte le logiche più evidenti di inutilità di alcune strade .

Inoltre le strade sono il grimaldello di nuove costruzioni sia commerciali che industriali che offrono terreno fertile ai loro lati, ne è un esmpio la s.p. n. 2 Trezzo VImercate urbanizzata quasi interamente in entrambi i lati.

Molte località che fino a pochi anni fa erano considerate frazioni sono state inghiottite e fanno oramai tuttuno con i centri piu' grandi Rugginello cascina Velasco e Oreno.

Visti dall'alto anche Burago Molgora,(saturazione vicina al 95%) Villasanta, Bellusco, Arcore si sono allargate negli ultimi anni, consumando quasi interamente il territorio a loro disposizione e arrivando a saldare le distanze, cancellando ettari ed ettari di fertile terreno.

Altri comuni come Busnago (ha raddoppiato la popolazione in meno di 20 anni), Ornago e Roncello (il nuovo p.r.g.prevede il raddoppio della popolazione da 2100 a 4200 entro i prossimi 10 anni ) si sono trasformati tanto velocemente da rendere difficile qualsiasi previsione di pianificazione del territorio.

Questi risultati sono tipici di scelte politiche che gli amministratori portano avanti in modo sistematico con modifiche urbanistiche, i P.R.G. vengono già preparati quando ancora non sono ultimati gli attuali.

Sembra sia obbligatorio puntare le scelte solo sull'espansione edilizia soprattutto in termini di tornaconti elettorali in special modo prima di nuove elezioni amministrative, varianti e nuovi P.R.G. vengono considerati i toccasana offerti ai cittadini come prova di buona governabilità del proprio territorio.

Le amministrazioni che hanno tentato di salvaguardare il territorio dall'urbanizzazione non sono mai state rielette.

...... là dove c'era l'erba ora c'è una città.... (da "Il ragazzo della via Gluck - Adriano Celentano - 1969)

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IL CASO VIMERCATE

Per avere un'idea di come è stato trasformato il territorio della bassa brianza, il WWF ha radiografato l'evoluzione urbanistica di Vimercate medio aglomerato urbano di inizio secolo circondato da terreni agricoli e piccole frazioni caratterizzate più che altro da tipiche cascine padane, e lontana dalla megalopoli (Milano).

Per avere un chiaro rapporto una visione che renda immediatamente percepibile la situazione attuale abbiamo esaminato gli indici a 60 anni di distanza dall'anno 1935 confrontando gli stessi al 1995.

Considerato la superficie Kmq 20. = (5x4 Km circa) nel 1935 la situazione era la seguente, popolazione 11.500.area urbanizzata = Kmq 1,5 circa, area verde = Kmq 18,5 circa, verde per abitante = mq 1.600.circa. inoltre ci sono molti parchi ed orti all' interno del nucleo urbano e tutti gli spazi pubblici, le strade, le piazze ed i cortili sono a disposizione dei cittadini (e dei bambini). La campagna è natura: molti alberi e boschetti, flora e fauna integre in un ambiente tutto naturale.

La popolazione è raggruppata in maggior parte nel centro storico, il rapporto area verde / area urbanizzata è favorevole (12/ 1). In questo contesto Vimercate, prima ancora di grandi città si dà un piano regolatore in cui progetta il suo futuro (lungimiranza degli amministratori!) si tracciano nuove vie e circonvalazioni e si pianifica un grande sviluppo territoriale.

30 anni dopo la popolazione è salita a 13.500 abitanti l'area urbanizzata = a Kmq 4,5; area verde = Kmq 15,5 verde agricolo per abitante = 1.150 mq la popolazione è aumentata di solo 2.000 abitanti ma la situazione è radicalmente modificata: per costruire case più confortevoli sono state urbanizzate molte aree esterne.

Molte sono le industrie insediate nella zona mentre sono ormai pochi gli occupati in agricoltura.

La situazione territoriale è comunque ancora sostanzialmente favorevole: c'è ancora qualche area verde inglobata nelle zone urbanizzate e nel centro storico, le zone non urbanizzate sono dal punto di vista naturalistico sostanzialmente integre.

Nel centro circolano poche macchine (relativamente) e la vita è ancora umana. Cominciano a prendere piede le recinzioni .Il verde urbano esiste ma è inacessibile (privato) ma da qualunque punto della città con pochi passi si arriva nel verde o in campagna. E' questa situazione che viene stilato il piano regolatore che stiamo sostanzialmente attuando (35.000 = abitanti previsti). L'edilizia diventa motore per l'economia locale gli altri comuni sono in fase di sviluppo ma ancora lontani. 20anni dopo nel 1985 inizia l'assalto.La popolazione raggiunge la cifra di 25.000 abitanti (circa) l'area urbanizzata è = kmq 8; l'area verde = kmq 12 il verde agricolo per abitante è = mq 480. La popolazione è aumentata, raddoppiando in 20 anni, l'area urbanizzata è molto cresciuta ma sopratutto sono state edificate quasi tutte le aree verdi precedentemente inglobate nella prima fase di espansione. Nuove strade, circonvallazioni, tangenziali hanno intaccato il territorio, il costo delle aree è salito, la richiesta di immobili è fortissima sopratutto da chi fugge dalla megalopoli.

Il verde urbano è in quantità maggiore che altrove ma poi lo si fruisce solo dall'esterno delle recinzioni o dall'interno dei recinti (i parchi somigliano a zoo per uomini).

Inquinamento delle falde, rifiuti, inquinamento dell'aria sono problemi pressanti. Una timida risposta da parte degli amministratori è un piccolissimo ritocco (in diminuzione) alle previsioni di P.R.G.

Gli altri comuni, che hanno meno territorio di Vimercate si sono espansi ed assediano sui confini nord, sud e ovest il residuo territorio agricolo di Vimercate.

Dieci anni dopo, 1995 la popolazione è di 25774 abitanti, area urbanizzata = Kmq 9; area a verde = Kmq 11; verde agricolo per abitante = mq. 380 (cinque volte meno di quello disponibile nel 1935). Il verde non è più molto. Le pressioni economiche fortissime. La città e la vita stessa ormai è progettata o adattata a misura di automobile (e non di uomo): si cominciano a realizzare isole pedonali (pseudo recinti in cui si è permesso di godere un'ora d'aria in libertà "vigilata", ma solo una volta la settimana,... per non disturbare il traffico).

Nella zona agricola l'equilibrio naturale è ormai irrimediabilmente compromesso: solo pochi tipi di fiori, erbe e piccoli animali (salvo le speci coltivate o allevate) resistono a mala pena. La città è un'unica enorme recinzione e la campagna è irraggiungibile.

Gli altri comuni stanno esaurendo totalmente il loro territorio (Bernareggio, Burago, Concorezzo, Agrate, Arcore, Carnate, Usmate etc.), e la "Grande Milano" ha ormai allungato i suoi occhi famelici e i suoi tentacoli sui pochi spazi ancora liberi.

Pedegronda, tangenziali, metropolitane e grandi interventi intercomunali stanno divorando il territorio o sono in progetto.

1996: ovvero il P.R.G. è esaurito, si pensa ad un'altro nuovo.

A distanza di 60 anni è stato divorato il 60% del territorio di Vimercate, e a questo punto è imminente l'entrata in gioco del nuovo p.r.g. Un nuovo rivoluzionario piano una "proposta artistica" estetica. Vimercate si appresta a diventare una bella città con tanti "boulewar" con le industrie fuori dal centro, ma con tante nuove possibilità speculative che sconvolgeranno definitivamente la citta. Tutto sarà nelle mani di molti e potenti pretendenti, che si spartiranno l'ennesima torta con la benedizione dei politici di turno che si guarderanno bene da non far perdere il primato di Vimercate nel circondario.

Anche il parco Molgora sarà presto spazzato via, in quanto potrebbe diventare un vincolo troppo pesante per la lobby del cemento. Il tutto nonostante il fabbisogno reale sia più che sufficente (nel 1990 a VImercate c'erano 1000 appartamenti vuoti) e con possibilità più che concrete di intervenire nel tessuto urbano e con il miglioramento del patrimonio esistente.

Il WWf sollecità l'Amministrazione per un ripensamento sullo sviluppo di Vimercate che tenga conto solo delle reali necessita, e non dei fabbisogni non primari. Quindi solo interventi mirati recuperando in particolare aree come l'ex consorzio agrario e la ex Bassetti oltre alla manutenzione dell'esistente.

Stop alle aree produttive (sono già in continua crescita nei comuni limitrofi ai quali sarebbe ora di osservare i loro P.R.G. prima di approvare quello di Vimercate) stop a nuove strade, conservazione delle aree agricole, forte partecipazione e rilancio del parco Molgora creazione di piste ciclopedonali, aumento delle strade demotorizzate, recupero delle cascine dove la gente va volentieri ad abitare se ben sistemate.

Il recupero urbano, la riqualificazione la manutenzione della città deve diventare una prospettiva concreta, un passaggio ormai ineludibile se si vuole fondare Vimercate su basi più solide, sulla via della città sostenibile.

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INGANNO VERDE

Cosi fanno tutti. Tutti sono in qualche modo amici dell'ambiente anche chi costruendo abitazioni residenziali con falsi proclami negli spazi verdi delle zone periferiche dei comuni o nelle rare aree protette dei parchi naturali regionali.

Questa non è la solita denuncia contro ma è lo stato di fatto, la realtà di una situazione comune in gran parte della nostra regione.

Sempre più urbanizzata inquinata e con la qualità della vita sempre più scadente, proprio per la mancanza di una pianificazione territoriale che pensi e valuti globalmente il processo di espansione edilizio e stradale ad esso connesso.

Così nella zona del vimercatese ed in particolare nella brianza si attuano sistemi camuffati. Specchietti per allodole, per offrire quello che sempre più richiesto dal cliente, luoghi tranquilli possibilmente con un po' di verde. Si cerca cosi di rispondere alle esigenze delle persone di un ritorno alla natura, ma è una falsa risposta.

Ignari del fatto che le amministrazioni modificheranno di nuovo i piani regolatori le persone aquistano la propria casa non immaginandosi la veloce evoluzione del consumo del suolo, l'oltraggio all'ambiente continuerà circondando presto di nuove edificazioni anche ciò che prima sembrava isolato. Nascono cosi i boschi della Badia a Roncello, i giardini a Cambiago, i giardini dell'Adda a Cornate, in pieno parco naturale a Trezzo S/Adda l'immobiliare la rocca 2 propone ville e appartamenti a Verderio superiore immersi nel verde e nella natura villette e appartamenti, ad Aicurzio le coccinelle case nel verde.

Questi sono i chiari segnali che il virus incontrollato del cemento è capace di arrivare ovunque scavalcando ostacoli e vincoli di ogni tipo.

Il ragionamento di molti è che il verde per ora c'è ed è utilizzabile, ma una volta utilizzato non c'è più. Sarebbe il momento di pensare già da ora che il territorio non è inesauribile e che una volta consumato non è riproducibile a piacimento, quindi che da subito si attuino dei freni all'attuale modo di concepire l'utilizzo e la fruizione dell'ambiente naturale.

Un'altro importante indice dell'incremento vertiginoso dell'edificabilità dei comuni vicini a Vimercate è l'elevato numero di agenzie immobiliari che come funghi sono comparse negli ultimissimi anni, nella solo Trezzo S/Adda se ne contano già 10.

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IL CONSUMO DEL TERRITORIO

Il consumo del territorio è uno degli aspetti più tangibili e meno sentiti della questione ambientale in Italia.

Per cercare di rendere più chiaro il quadro basterebbe evidenziare alcuni tra i primati alla rovescia di cui siamo purtroppo detentori, quello di essere i maggiori produttori-consumatori di cemento al mondo. Due-tre volte gli Stati Uniti, il Giappone e la Russia: 800 chili per ogni italiano. Gli esperti calcolano che nell'ultimo trentennio abbiamo sommerso sotto cemento e asfalto un quinto dell'Italia (circa sei milioni di ettari), e che andando avanti di questo ritmo (100-150.000 ettari all'anno, 400 ettari al giorno), tra tre o quattro generazioni tutta l'Italia sarà consumata e finita, ricoperta da un capo all'altro da un'interrotta e repellente crosta edilizia e stradale, con tutte le catastrofiche conseguenze immaginabili, inquinamento dissesto idrogeologico (ad ogni abbondante pioggia le sempre più frequenti alluvioni), cancellazione di paesaggio e natura.

Da un rapporto ISTAT 1993, relativo all'andamento reale dell'ambiente italiano, puntava il dito sull'espansione delle città, delle strade, dei raccordi, degli svincoli, dei parcheggi, dei capannoni, delle fabbriche, dei depositi, e ci informa che tra il 1971 e il 1990 sono andati persi 800 mila ettari di verde, ciò significa che in venti anni abbiamo consumato il 3,1 percento del territorio ancora libero, pari a una regione grande quanto l'Umbria. Questo esploit ha interessato sia il nord che il sud: i record delle costruzioni vanno alla Lombardia (9,3 percento di territorio perso) e alla Campania (7,1 percento).

Anche l'ultimo rapporto triennale del Ministero dell'Ambiente (luglio 1996) evidenzia la malgestione del territorio con uno sviluppo per niente sostenibile, tanto da indicare l'Italia come fanalino di coda dell'Europa in materia ambientale.

Nel rapporto balza subito in evidenza il numero delle abitazioni che raggiungono la non indifferente cifra di 25.000.000 ( il 20% seconde case ) con 104.000.000 di vani, ma il dato più curioso è che ci sono 5.000.000 di vani vuoti.

Considerato che in Italia siamo 56.000.000 abitanti il rapporto superficie territorio porta ad una presenza densità popolazione di (190 ab / Kmq). Sempre nello stesso periodo anche la regione Lombardia ha presentato un rapporto intitolato "Ambiente e sanità", nel complesso si legge che l'incidenza dei tumori sta aumentando, il 10% dei tumori polmonari sono causati dall'inquinamento dell'aria specie al traffico autoveicolare, gli abitanti delle aree urbane sono naturalmente i più esposti al rischio.

La regione Lombardia con circa 10.000.000 di abitanti e una realtà territoriale pesantemente antropizzata, tanto da paragonarla alla regione tedesca della Rhuer come contesto di industrializzazione e impatto ambientale, ha visto perdere negli anni che vanno tra il 1970 ed il 1990 il 40% delle imprese agricole ingoiando anche una consistente fetta di suolo agricolo.

In questo rapporto è evidenziato inoltre che il 10% delle arterie stradali in Italia sono in Lombardia, ed inoltre la Lombardia con la regione Calabria risulta essere sprovvista, ad undici anni dall'approvazione della legge 431/85, dei piani paesistici, importanti strumenti di pianificazione territoriale sovraccomunale per i quali il Governo ha dato come termine ultimo per l'adeguamento, la data del novembre 1996.

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CONCLUSIONE

E allora cosa fare?

Il futuro è purtroppo pieno di interrrogativi gravi e di difficile soluzione.

Come fare a non consumare ulteriormente ed irrimediabilmente il territorio?

E se in futuro, a fronte del previsto forte incremento della popolazione mondiale, fosse più conveniente coltivare una terra irrigua e fertile come la nostra (che purtroppo poche delle nazioni in forte crescita demografica hanno) piuttosto che lavorare in industrie in cui la concorrenza di manodopera sempre più affamata ed a basso costo si farà sempre più spietata?

Come conciliare la salvaguardia territoriale con le esigenze del mondo produttivo e dell'edilizia, che tanta occupazione forniscono e che nonostante tutto sono in continua evoluzione?

La modifica dela mentalità degli "urbanisti", che faccia sì che si mettano sul serio a progettare una città e non a limitarsi a proporre "zone" e calare "retini", supinamente schiavi delle indicazioni provenienti delle bandiere di cui sono colorati (e quindi retinati loro stessi), e la scelta di professionisti veramente preparati e motivati, e non di cabalisti disposti a mistificare tutti i numeri e le proiezioni statistiche, pur di tentare di giustificare imposizioni frutto di scelte "politiche", servirà a darci una vera progettazione che tanga conto delle vere necessità ed aspirazioni della intera popolazione e non solo di quelle di alcuni potentati?

Lo studio urbanistico e la riprogettazione integrale di alcuni quartieri, specie quelli ex-edilizia rada, consentiranno la prosecuzione dell'attività edilizia, consentendo nel contempo il raggiungimento dell'obbiettivo dell' "espansione territoriale zero"?

La salvaguardia integrale della campagna, unico e vero "verde" pubblico, consentirà, ai 350.000 milanesi che hanno abbandonato Milano negli ultimi venti anni, di soddisfare le loro aspirazioni di una vita più a contatto con la natura e con l'evolversi delle stagioni, il tutto senza negare la stessa soddisfazione ai vecchi residenti (relegati sempre più in centro dalle nuove edificazioni)?

Ce la faranno gli aspiranti nuovi proprietari in cerca di natura ad acquistare casa oculatamente, senza cadere nella trappola mortale (per tutti) dei 5x5 mq di verde della casa a schiera, sbandierati come toccasana per tutti i mali ed in cui si dovranno far stare il cane, il barbecue, il deposito attrezzi, il giardino e la voliera ma in cui non riusciranno a far giocare ed a socializzare i propri figli?

Ce la faranno i nostri amministratori ad operare scelte coraggiose, che come tutte le scelte lungimiranti, ripagheranno abbondantemente nel tempo e per cui verranno ringraziati dalle generazioni future, o cadranno nella tentazione di raccogliere qualche facile consenso immediato, contrabbandando dubbi vantaggi di ordine "estetico" e procurando la irreparabile distruzione totale del terrritorio?

Questi e molti altri sono gli interrogativi che ci poniamo come cittadini.

Con l'aiuto ed il contributo di tutti tentiamo di dare loro una risposta che valga sopratutto per il futuro (anche se non si deve dimenticare il presente).

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