L'egemonia della destra USA. Seconda parte.

I serbatoi d'odio fanno il pieno

Milioni di dollari per finanziare le fondazioni che hanno costruito la supremazia reazionaria negli Usa: la lunga marcia americana alla destra di dio.

Nel 1964 il 62% degli americani riteneva che lo stato facesse le cose giuste. Trenta anni dopo, nel 1994, questa percentuale si era ridotta al 19%. Ormai è diventato senso comune (e non solo negli Stati uniti) che «pubblico» è sinonimo di inefficienza e che solo «privato» è efficiente, che lo stato costituisce il problema, non la soluzione, che il contratto sociale è lettera morta e che il libero mercato è la risposta a tutto. Questo gigantesco ripensamento collettivo dimostra lo straordinario successo che ha avuto la macchina da guerra repubblicana, che nel giro di 30 anni è riuscita a divenire dominante nel mercato delle idee politiche grazie a ingenti capitali, un'abile confezione della merce (messaggi chiari e semplici), una martellante campagna pubblicitaria e una capillare rete di vendita. Il venture capital iniziale è stato fornito da grandi famiglie miliardarie, seppure di provincia (vedi la prima puntata di quest'inchiesta, pubblicata il 5 novembre): Lynde e Harry Bradley di Milwaukee (Wisconsin), Richard Mellon Scaife di Pittsburgh, gli Smith Richardson in North Carolina, Joseph Coors a Denver (Colorado), i fratelli David e Charles Koch a Wichita (Kansas). Insieme ad altri capitalisti, dai primi anni ‘70 queste famiglie hanno infuso circa 3 miliardi di dollari nell'apparato educativo e mass-mediatico americano, hanno finanziato borse di studio, corsi universitari, inviti a professori stranieri, libri, giornali, settimanali, canali televisivi, stazioni radio, film. Per esempio, da queste fondazioni nel 2001 la George Mason University ha ricevuto 7 milioni di dollari, Harvard 6 milioni, Yale 4, Stanford 3, l'University of Chicago 5 milioni, l'Intercollegiate Studies Institute 5,8 (una parte delle cifre che compaiono in quest'inchiesta provengono da un curioso studio compiuto da un consulente democratico, Robert Stein, che nel 2004 ha mostrato in giro negli Stati uniti una serie di 52 diapositive che descrivono la «macchina da guerra della propaganda repubblicana»: Stein le diapositive se le tiene strette e non ha risposto a una richiesta d'intervista, ma alcune sono state pubblicate a settembre in un lungo articolo dedicato di Harper's, e altre sue cifre erano state riprese ad agosto dal Magazine domenicale del New York Times).

Nel 1971 la Camera di Commercio degli Stati uniti aveva fatto circolare il manifesto Confidential Memorandum: Attack on the American Free Enterprise System in cui l'avvocato, e in seguito giudice della Corte suprema, Lewis Powell scriveva: «La sopravvivenza di quel che chiamiamo il sistema della libera impresa sta nell'organizzazione, nella pianificazione e messa in pratica a lungo termine, nella coerenza di azione per un numero indefinito di anni, in una dimensione finanziaria conseguibile solo attraverso uno sforzo comune, e nel potere politico conseguibile solo attraverso un'azione unitaria e organizzazioni nazionali».

Erano passati solo due anni e Joseph Coors iniziava a mettere in pratica la dottrina Powell: nel 1973 infatti con soli 250.000 dollari finanziò il varo della Heritage Foundation, alla cui testa pose Paul Weyrich. Negli anni successivi le risorse della Heritage Foundation ammontarono a 900.000 dollari, grazie a una donazione di Richard Mellon Scaife, tanto che nel 1981 l'Heritage consegnò a Reagan il suo Mandate for Leadership noto come dottrina Reagan. e poi il suo bilancio è continuato a crescere ininterrottamente: 1,7 milioni di dollari nel 1981, 14,6 milioni di dollari nel 1988, 33 milioni di dollari nel 2001. Tra i finanziatori della Heritage figurano la fondazione Bradley, tre fondazioni Scaife, la fondazione Castle Rock (Coors), la fondazione Charles Koch, la fondazione Philip McKenna, la John Olin, la JM, la Claude Lambe Charitable. Negli anni ‘80 Heritage fu finanziata anche dalla Corea (su pressione della Cia) e sostenne con forza presso i servizi Usa la causa della guerriglia contra (antisandinista) in Nicaragua e di Jonas Savimbi in Angola.

Sempre negli anni ‘70 l'American Enterprise Institute (Aei, fondato nel 1943) veniva rivitalizzato da una donazione di 6 milioni di dollari del Howard Pew Freedom Trust (della compagnia petrolifera Sun Oil fondata dalla famiglia Pew): ed è interessante notare che nel 1986 le fondazioni Olin e Smith Richardson ritirarono il loro appoggio perché a loro avviso l'Aei era diventato troppo centrista e troppo poco conservatore. Il suo direttore si dovette dimettere, l'Aei virò a destra e il rubinetto di denaro fu riaperto.

Tra il 1985 e il 2001 l'Aei ha ricevuto 29,6 milioni di dollari immaginate da quali fondazioni? Da: le quattro fondazioni Scaife, la Castle Rock, la Earhart, la John Olin, Lynde e Harry Bradley, Smith Richardson. I doni della Coors non sono inclusi. Altro denaro è venuto all'Aei da Amoca, Kraft Foundation, Procter & Gamble Found. Nel 2001 il bilancio dell'Aei è stato di 25 milioni di dollari.

Nel 1977 la famiglia Koch dette 500.000 dollari al Cato Istitute, di tendenza libertaria, cioè totalmente antistatalista. Nel 2001 il suo bilancio è stato di 17,6 milioni di dollari e tra il 1985 e il 2001 ha ricevuto 15,6 milioni di dollari immaginate da chi? Da Castle Rock Foundation, Charles Koch, Earhart, JM, John Olin, Lynde and Bradley, Claude Lambe e da tre fondazioni Scaife. Oggi però la maggior parte dei suoi fondi viene dalla grande finanza (American Express, Chase Manhattan Bank, Chemical Bank, Citicorp/Citibank, Commonwealth Fund, Prudential Securities e Salomon Brothers), corporations dell'energia (Chevron Companies, Exxon Company, Shell Oil Company, Tenneco Gas, American Petroleum Institute, Amoco Foundation e Atlantic Richfield Foundation) e farmaceutiche (tra cui Eli Lilly & Company, Merck & Company and Pfizer, Inc.). Ha fatto parte del consiglio di amministrazione del Cato Institute Rupert Murdoch, il magnate televisivo (in Italia possiede Sky tv) il cui Fox New Channel è il più aggressivo e fazioso mass medium della destra.

Istituti come Heritage Foundation e Cato Institute si chiamano negli Usa think-tanks, «serbatoi di pensiero», sono cioè centri che producono ricerche mirate a dimostrare che è indispensabile privatizzare la Social Security, che il sistema sanitario canadese (qui invidiato da tutti) è un disastro, che mangiare cibi geneticamente modificati fa bene alla salute, che i neri sono più stupidi dei bianchi, che il sussidio disoccupazione è un incitamento alla pigrizia e dunque un fattore d'impoverimento (tutti esempi veri), che la scuola pubblica è un fattore d'ignoranza....

Attraverso i think-tank sono stati finanziati alcuni dei libri che hanno più influenzato il riposizionamento della cultura americana: Free to Choose di Milton Friedman («Liberi di scegliere», finanziato dalle fondazioni Scaife e Olin), The Naked Puglic Square di Richard John Neuhaus («La denudata piazza pubblica», finanziato da Bradley e Olin Foundations, Lilly Endowment), The Dream and the Nightmare di Myron Magnet («Il sogno e l'incubo», Scaife), Losing Ground di Charles Murray («Arretrando», Bradley, Olin e Smith Richardson), The Clash of Civilizations di Samuel Hungtington («Scontro di civiltà», Bradley e Smith Richardson), Illiberal Education di Dinesh D'Souza («Istruzione illiberale», Olin), Politics, Markets & American Schools si John E. Chubb e Terry M. Moe («Politica, mercati e scuole americane», Olin), The Tragedy of American Compassion si Marvin Olasky («La tragedia della solidarietà americana», Bradley).

Attraverso libri, studi, rapporti, questi centri producono perciò pezze d'appoggio alle campagne politiche e ideologiche della destra, forniscono argomenti «scientifici» di cui si servono i parlamentari quando devono introdurre un emendamento. Più che ricerca scientifica, questi centri sono classici esempi di «pesudoscienza», di affermazioni incontrollate bardate degli orpelli della serietà, tabelle, grafici, note, bibliografie. A colpi di tabulati questi «serbatoi» immagazzinano rancore, astio verso ogni idea di uguaglianza. Sono serbatoi sì, ma di odio, non di pensiero. E la loro influenza cresce di anno in anno.

Ricercatori e dirigenti dei think-tanks vengono chiamati in televisione come esperti, intervistati dai giornali. E infatti l'influenza di questi centri studi è misurata nel numero di citazioni che i loro studi e i loro rapporti ricevono da parte dei maggiori giornali, delle radio nazionali e delle tv, citazioni contate dal Think Tank Monitor nel suo sito web. Nel corso degli anni le citazioni sono diventate sempre più numerose: nel 1997 erano 14.600, nel 2001 25.823, nel 2003 29.490: più che raddoppiate in sei anni. La percentuale delle citazioni ottenute dai think-tank progressisti è scesa dal 16 al 12% (cioè è aumentata in assoluto, ma di poco), quelle dei think-tank conservatori sono passate dal 54% al 47%, diminuite di poco in percentuale ma quasi raddoppiate in assoluto. Ma questa ricerca inserisce molti centri studi di destra nella categoria «di centro» e quindi è viziata e tende a diminuire il peso dei conservatori. Comunque, nel 2003 la sola Heritage Foundation è stata citata 3.141 volte dai media, con un aumento del 33% rispetto all'anno prima (2.356 citazioni). L'American Enterprise Institute ha avuto un aumento del 42% delle citazioni e Hoover Institute del 45%. Il rapporto annuo di Heritage sul 2002 sottolinea che in quell'anno sono comparsi in tv nazionali più suoi esperti che in tutti gli anni ‘90: sono apparsi in più di 600 programmi di tv nazionali e internazionali, in più di 1.000 trasmissioni radiofoniche e in circa 8.000 articoli di giornali e magazine.

La crescita dell'influenza reazionaria è dovuta anche al fatto che la sua cassa di risonanza - cioè il sistema dei mass-media - si è anch'essa spostata a destra: il messaggio conservatore viene diffuso, ad esempio, dai siti web AnnCoulter.com e Townnhall.com, dai quotidiani Washington Times e Wall Street Journal (la cui pagina di editoriali e commenti segue da decenni una linea di estrema destra, slegata dal resto del giornale), dalla casa editrice Eagle Publishing, dalla Radio America e dalle trasmissioni radio The Cal Thomas Commentary e The Rush Limbaugh Show, dal canale tv Fox News Channel, dal Pat Robertson's 700 Club (Robertson era stato uno dei promotori della «maggioranza morale» che nel 1980 aveva portato a Reagan l'appoggio dei conservatori cristiani), e da programmi tv come MSNBC Scarborough Country od Oliver North War Stories (Oliver North è il colonnello messo sotto accusa per lo scandalo Iran-Contras).

Si delinea così una rete di sinergie tra fondazioni, think-tanks, media, parlamentari, lobbies industriali in cui ogni componente accresce il peso dell'altro. Ma il capolavoro conseguito da questa macchina da guerra conservatrice è stato quello di portare i cristiani conservatori, gli integralisti protestanti a fare fronte comune con il gran capitale: è il tema della prossima puntata.

(Parte 1, Parte 3)

Marco D'Eramo
New York, 13 novembre 2004
da "Il Manifesto"