Infatti la nostra critica ai governi che si sono succeduti negli ultimi tempi non riguarda solo le loro politiche e le loro composizioni. E' una critica più radicale, che concerne la concezione stessa di governo in una moderna società. E' una critica radicale alle concezioni e alle pratiche concrete di governo che si sono manifestate nella storia della nostra Repubblica e particolarmente in questi ultimi anni.
Governo non è per noi, semplice manipolazione o, nel migliore dei casi, manutenzione dell'esistente. Non è l'occupazione del centro del sistema sociale e politico. E' trasformazione della società dal punto di vista culturale, politico, economico e dunque sociale. Non trasformazione dall'alto, in modo dirigistico, che sarebbe non solo sbagliato ma impossibile perseguire. Ma trasformazione che agisce tramite un concorso di iniziative dei diversi soggetti sociali e capacità di interpretarle e di praticarle da parte di chi si trova ad avere responsabilità di decisione ai differenti e molteplici livelli in cui questa si esercita.
La nostra proposta di programma vuole quindi andare al di là della scadenza elettorale, non solo perché si proietta per il tempo dell'intera legislatura, ma soprattutto perché si riferisce ad un progetto di ricostruzione di un nuovo blocco sociale, attorno a quelle figure di lavoratori, manuali e intellettuali, divise e contrapposte dai processi di riorganizzazione capitalistica del lavoro - entro la globalizzazione che ha dominato gli anni più recenti, che a tutti gli effetti ha assunto i caratteri di una vera "rivoluzione restauratrice" di un ordine sociale capitalistico - e che dunque bisogna riunificare.
In questo senso tra il programma che qui delineiamo, la cui dimensione temporale è iscritta negli anni che compongono la prossima legislatura, e la ricerca di un programma fondamentale capace di dotare la sinistra di una proposta alternativa e generale di società, vi è un rapporto diretto e consequenziale.