I dati che abbiamo fin qui, seppure sommariamente riportato, indicano l'esistenza nel nostro paese di una grande questione salariale e retributiva che affligge le condizioni del lavoro subordinato, privato e pubblico, comunque giuridicamente e contrattualmente regolato. Le ultime statistiche indicano come sia il costo del lavoro che le retribuzioni percepite dai lavoratori italiani siano i più bassi nel contesto europeo. Nella distribuzione del reddito nazionale lordo disponibile i salari netti che occupavano nel 1980 il 56,4%, rappresentano alla fine del secolo solo il 40,1% del totale. Conseguentemente è cresciuto il peso di rendite e profitti. Questi ultimi, in particolare, hanno avuto un'impennata a partire dal 1993, mentre i salari dei lavoratori hanno subito un'erosione reale, stimabile almeno attorno al 6%. Non è difficile riconoscere in questo le conseguenze delle politiche concertative, cioè degli accordi triangolari tra governo, Confindustria e sindacati, che hanno seppellito ogni forma di adeguamento automatico dei salari, stabilendo il sistema dell'inflazione programmata, e una riedizione della politica dei redditi. Il risultato è stato disastroso per le classi che vivono di pensioni o di lavoro dipendente.
Per queste ragioni è indispensabile promuovere un innalzamento dei salari e delle retribuzioni del lavoro dipendente. E' necessario farlo non solo per il rilancio della domanda interna, ma per una più generale e elevata ragione di civiltà, di rispetto e di valorizzazione di ogni forma del lavoro, tanto più impellente quanto più forte e accelerato è il processo di integrazione europea. E' necessario farlo per impedire che la competitività del nostro sistema economico venga giocata esclusivamente sulla ricerca del minore costo del lavoro e sulla massima flessibilità.
Le misure che proponiamo non intendono sostituirsi al ruolo della contrattazione sindacale, che, anzi, proponendo il Prc il superamento della pratica della concertazione, vogliamo per l'appunto esaltare, restituendo al sindacato un'autorità salariale necessaria a sviluppare un conflitto benefico per la crescita della democrazia, della convivenza civile e delle condizioni di vita della popolazione.
E' necessario liberare la dialettica tra le parti sociali e perciò arrivare al superamento degli accordi del luglio '92 e '93 che hanno portato ad un incremento delle disuguaglianze sociali nel nostro paese.
In questo quadro proponiamo, in primo luogo, la reintroduzione di un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni del lavoro dipendente all'andamento dell'inflazione reale. Questo richiede in primo luogo un provvedimento urgente che riallinei da subito l'attuale inflazione programmata a quella reale, e che mantenga la sua efficacia per tutto il periodo durante il quale si procede alla determinazione di un nuovo sistema di adeguamento automatico delle retribuzioni all'inflazione, che tenga conto dei nuovi bisogni e consumi della popolazione.
La determinazione di una retribuzione minima oraria per combattere il regime dei bassi salari e le condizioni del precariato. Al di sopra di questa soglia minima si esercita la libera contrattazione sindacale. Si tratta in pratica di dare finalmente attuazione per tutte le figure lavorative al diritto costituzionale ad un equa retribuzione, cioè proporzionata alla qualità e alla quantità del lavoro prestato, ma, soprattutto e in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia una vita libera e dignitosa. L'urgenza di un intervento della legge in questo campo nasce oggi dall'avvenuta modifica del paradigma produttivo, con forme dilaganti di precariato e con la perdita, anche per ragioni obiettive, di forza contrattuale delle organizzazioni sindacali. Proponiamo di fissare per legge l'entità minima per tutti i prestatori d'opera, per i quali il valore della controprestazione sia parametrata su base oraria indipendentemente dalla forma contrattuale applicata, stabilendo di fissare quale compenso minimo orario lordo la somma di Lire 11.000 (attualizzata al costo della vita al 31.12.2000 e da rivalutarsi annualmente), qualora il prestatore d'opera goda delle retribuzioni differite di origine legale (Tfr, ferie, 13^ mensilità) e/o abbia il diritto alla conservazione del posto e al percepimento della retribuzione nei casi di astensione dal lavoro per malattia, infortunio e puerperio; e invece per tutti gli altri casi la somma di Lire 15.000 (anch'essa attualizzata al costo della vita al 31.1.2000 e da rivalutarsi annualmente).
Un'immediata riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, quale misura propedeutica a una riforma fiscale complessiva, tale da portare a un incremento delle retribuzioni reali non inferiore a un milione di lire annuo.
La determinazione di "fasce sociali" nel pagamento di tariffe e di prezzi di servizi di carattere pubblico e di prestazioni sociali, fino a prevedere la gratuità completa per i ceti meno abbienti, e comunque per coloro che si situino sotto il livello statistico della povertà.