L'occupazione nel nostro paese permane in una situazione drammatica, malgrado i recenti miglioramenti della congiuntura economica internazionale. Sia il tasso di occupazione, particolarmente quello femminile, che quello di disoccupazione si mantengono nettamente al di sotto delle rispettive medie europee. Gli aumenti nell'occupazione, vantati dal governo di centrosinistra negli ultimi due anni, sono, nella quasi integralità, dovuti semplicemente a un incremento del lavoro precario, con contratti la cui durata media si situa addirittura al di sotto di una settimana. Siamo quindi di fronte ad una massiccia precarizzazione dei rapporti di lavoro di nuova costituzione che sta modificando complessivamente il mercato del lavoro. Bisogna invece sviluppare una specifica politica per l'occupazione per creare lavoro vero, articolata su quattro grandi aspetti: la distribuzione del lavoro che c'è attraverso politiche di riduzione dell'orario di lavoro a parità di retribuzione; la creazione di nuovo lavoro e nuovi lavori in settori innovativi di utilità sociale, tramite un nuovo impegno dell'intervento pubblico; la corresponsione di un reddito ai disoccupati di lunga durata e di adeguate misure per offrire loro uno sbocco lavorativo; il ripristino di norme giuridiche di protezione e di valorizzazione del lavoro umano e la riforma del sistema pubblico del collocamento.
Per questi motivi proponiamo: la riduzione per legge dell'orario di lavoro settimanale a 35 ore a parità di retribuzione, secondo le stesse linee contenute nel progetto di legge avanzato dal governo Prodi nel …, naturalmente con l'ovvia riattualizzazione di tempi e date, che prevedeva una combinazione tra obbligo di legge e aiuto alla contrattazione sindacale, con benefici anche per le imprese, ai fini di una riduzione concorsuale in tempi più rapidi dell'orario di lavoro.
Una politica di investimenti pubblici, entro un nuovo quadro di programmazione economica generale, attraverso i Documenti di programmazione economico-finanziaria e determinata dalle singole leggi finanziarie, a cominciare dal Mezzogiorno e dalle zone del paese che necessitano di un risanamento del territorio e della struttura produttiva, in settori di pubblica utilità, come la difesa dell'ambiente, la manutenzione del territorio, la gestione di forme alternative di produzione energetica, la cura delle persone, la tutela e la valorizzazione dei beni e di tutte le forme e manifestazioni culturali.
L'istituzione di una retribuzione o salario sociale per i giovani inoccupati e i disoccupati di lunga durata, pari a un milione al mese, detassato e indicizzato, per dodici mensilità, per la durata di tre anni, o di quattro per gli ultraquarantacinquenni o per coloro che vivono nelle zone con tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale. A questa corresponsione di reddito monetario va aggiunto un pacchetto di servizi gratuiti, a cura degli Enti Locali, che vanno dalla formazione e riqualificazione professionale, all'istruzione per i figli, ai trasporti, alla sanità fino alla partecipazione alle manifestazioni culturali pubbliche. Per aiutare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro prevediamo che le imprese possano ricevere una parte significativa della retribuzione sociale, spettante al lavoratore se fosse rimasto disoccupato. In ogni caso se al termine del periodo sopra ricordato il cittadino fosse rimasto ancora senza lavoro, deve essere lo Stato, attraverso la Pubblica Amministrazione, a fornirgli un'occasione di lavoro per un periodo che sia almeno non inferiore ai due anni e in un settore di pubblica utilità. Contemporaneamente proponiamo di estendere e aumentare a un valore pari al settanta per cento della retribuzione di riferimento l'attuale indennità di disoccupazione ordinaria, in modo da proteggere il reddito di tutti i tipi di lavoratori precari durante i periodi di non lavoro.
Una politica che premi la stabilità del posto di lavoro, anche attraverso opportune norme legislative, quali la abrogazione dei contratti di formazione-lavoro, che hanno creato solo precariato, senza alcuna qualificazione, spostando coś le risorse verso la corresponsione di una retribuzione sociale; la determinazione di vincoli precisi all'assunzione con contratti a termine e al loro numero dentro le aziende in rapporto all'occupazione complessiva; il superamento del lavoro interinale, anche tramite una sua drastica limitazione a circoscritte categorie professionali. Contemporaneamente bisogna difendere e rilanciare la struttura del collocamento pubblico, tramite una profonda riforma dei suoi sistemi di funzionamento, dinamizzando tutte le funzioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro, ponendo obiettivi specifici, quantitativi e qualitativi, sul terreno occupazionale, stabilendo un diritto alla formazione lungo tutto l'arco della vita.