L'intervista di Bertinotti al Corriere è molto interessante e di notevole importanza. Perché affronta con spirito aperto e nuovo quella che una volta si chiamava la "questione romana" e che oggi si presenta in modo assai complesso, come questione politica, questione finanziaria, burocratica, culturale e anche come grande questione etico-filosofica e ideologica.

Le ragioni di Bertinotti (ma anche una critica)

Dopo l'intervista di Paolo Conti a Fausto Bertinotti

Prelato veloce.

Opera di Paolo Fresuinfo

Sul Corriere della Sera di ieri è uscita un'intervista a Fausto Bertinotti, intitolata così: «Concordato e 8 per mille non vanno cambiati». Come talvolta succede nei giornali - anche, spesso, a noi di Liberazione - nel titolo c'è una forzatura. Bertinotti non dice che non vanno cambiati e che a lui piacciono così come sono; semplicemente sostiene che non vede nella modifica del Concordato - o addirittura nella sua abolizione - e nella cancellazione dei finanziamenti pubblici al Vaticano, due priorità da inserire, con il "bollino" dell'urgenza, nel programma di governo dell'Unione.

L'intervista di Bertinotti al Corriere è molto interessante e di notevole importanza. Perché affronta con spirito aperto e nuovo quella che una volta si chiamava la "questione romana" e che oggi si presenta in modo assai complesso, come questione politica, questione finanziaria, burocratica, culturale e anche come grande questione etico-filosofica e ideologica.

E' difficile riassumere l'intervista del segretario di Rifondazione Comunista in poche righe; in estrema sintesi, potremmo dire che Bertinotti solleva due problemi fondamentali. Il primo è quello di come garantire la laicità dello Stato, e quindi la correttezza dei rapporti tra Stato e Chiesa, senza necessariamente trasformare l'abolizione del Concordato o dell'otto per mille in questione delle questioni. In questa posizione c'è una apertura alla Chiesa e un rifiuto dell'anticlericalismo tradizionale, sostenuto con vari argomenti, compreso un ragionamento sulla liceità degli interventi del Cardinal Ruini quando essi non sconfinano nella pressione indebita sul mondo politico, o sul governo, o sui settori cristiani del Parlamento.

Il secondo problema sollevato da Bertinotti è come affrontare una competizione culturale seria tra il sistema di pensiero e di valori della Chiesa cattolica e il sistema di pensiero e di valori del mondo laico e della sinistra. Bertinotti dice che in questa competizione la Chiesa è avvantaggiata, perché la politica - anche grande parte della sinistra - in questi decenni ha raggruppato tutto il proprio pensiero, le proprie elaborazioni e persino le proprie finalità, attorno all'unico obiettivo di fare funzionare e rendere efficiente il mercato. Questo ha bloccato le capacità di analisi sui grandi problemi dell'umanità, sul mistero e i diritti della vita, sull'identità, l'esistenza, lo spirito e il destino dell'uomo. Bertinotti sostiene che la sinistra non reggerà mai, sul terreno etico-filosofico, la "gara" con la Chiesa, se la Chiesa mette al centro del suo pensiero e del suo messaggio Dio e la sua creatura umana, e la sinistra risponde con la competitività e l'efficienza delle amministrazioni. Lo squilibrio è evidente e la sconfitta politica inevitabile.

Ho forzato un po', forse, il ragionamento esposto da Bertinotti sul Corriere della Sera, ma penso di non averne tradito la sostanza.

Ieri in redazione abbiamo discusso a lungo di questa intervista e abbiamo espresso giudizi, osservazioni e valutazioni diversi.

Io credo di poter fare un apprezzamento e una critica.

Prima faccio la critica (in genere si usa fare il contrario, per addolcire, ma nel caso del segretario di Rifondazione è giusto così...). Non sono convinto che si possa accantonare la questione del Concordato e dell'otto per mille sostenendo che non sono "priorità" della sinistra. Per tre motivi. Il primo è questo: dell'Unione fa parte un nucleo laico e moderato - composto dal partito radicale e dallo Sdi di Boselli - che tra le sue caratteristiche più significative ha la propria opposizione fortissima al clericalismo; e questo nucleo ha chiesto l'abolizione del Concordato e dell'otto per mille. L'Unione è un'alleanza che dovrà tenere insieme componenti molto diverse tra loro, e anche aspirazioni, sensibilità e culture diverse. Tra le aspirazioni dei radicali e dei vecchi socialisti mi sembra che quella della lotta al clericalismo sia una delle più rispettabili e assimilabili. E' giusto darle uno spazio. Mentre credo che invece andrà combattuta con forza l'aspirazione liberista di questa componente.

Il secondo motivo della mia critica parte dalla necessità (che a me pare prioritaria) di contrastare la Chiesa su alcuni grandi temi che riguardano la vita di milioni di persone. E cioè sull'idea punitiva che la Chiesa ha - e diffonde - di tutta quella parte dell'umanità che non sia il maschio eterosessuale, monogamico e rispettoso delle leggi morali cristiane. Come ci si oppone? Come si impedisce che la Chiesa eserciti la sua forza - in politica - a danno delle donne, dei gay, dei "maschi irregolari" e dei loro diritti essenziali, della libertà sessuale, della maternità scelta e consapevole, dell'aborto senza dolore, eccetera? Io credo che per opporsi in questo campo all'arroganza del Vaticano, occorre usare tutti gli strumenti che abbiamo, compresa la contestazione dei privilegi politici ed economici garantiti alla Chiesa da Concordato e otto per mille. Anche perché - terzo motivo della critica - a portare alla ribalta politica questi problemi e la loro urgenza, non siamo stati noi ma è stata la nuova direzione della Chiesa, sotto la gestione Ratzinger-Ruini, che è diventata molto aggressiva verso la politica italiana. Chi è che un giorno sì e un giorno no mette in discussione l'aborto? Ruini, Ratzinger. Si dirà: ma loro non mettono in discussione la legge, mettono in discussione il diritto cristiano a praticare l'aborto. A me sembra che la differenza ci sia, ma non sia enorme.

Dove invece Fausto Bertinotti mi ha convinto completamente è nella sua analisi sulla disparità tra un mondo cristiano che è capace di porre Dio e l'uomo al centro della politica, e un mondo laico che sa solo parlare di competitività e di mercato. Io credo che questa osservazione non solo sia vera, ma sia il punto di partenza per ricostruire una sinistra vasta e forte e capace non solo di stare fuori dal pensiero unico liberista, ma di scardinare questo pensiero e di superarlo smontandone le fondamenta. E questa è la sfida vera per noi. Il progetto di andare al governo assieme ad altre forze - riformiste, cristiane, moderate - o sta dentro questa grande idea di "ricostruzione della politica" (potremmo dire di "rifondazione"...) o è una cosa piccola.

Quali sono i grandi principi che possono diventare le fondamenta dell'Unione? Mi sembra che siano tre. Il principio della libertà, che storicamente è molto radicato soprattutto nella sua componete più moderata; il principio della solidarietà (se volete, della "fraternità"), che è la base originaria dell'impegno politico della componente cristiana; e il principio dell'uguaglianza, che è il valore nostro, della sinistra, e che se riesce a fondersi con gli altri due (solidarietà e libertà) non perde niente, anzi guadagna, si rafforza, si completa. Una politica che metta da parte parole come competitività, efficienza, concorrenza, sicurezza, legalità (le metta, diciamo, in secondo piano, come idee secondarie, non più come principi) e costruisca il suo pensiero attorno alle tre idee-forza della rivoluzione francese, pensate che messaggio formidabile può mandare al paese: l'immagine di una alleanza politica capace di misurarsi con questi temi alti, e che si candida a sostituire al governo la coalizione che è stata guidata dagli interessi di Mediaset.

Piero Sansonetti
Roma, 18 novembre 2005
da "Liberazione"