L'appiattimento della campagna elettorale sulla questione dell'abbattimento delle tasse è un caso esemplare di subalternità della politica ai ristretti orizzonti dei gruppi di interesse dominanti, e di totale incapacità nell'intraprendere un sentiero di politica economica e sociale alternativo. Eppure dovrebbe essere evidente che, tirate le somme degli anni 90, sarà difficile riproporre agli elettori la foglia di fico liberista per giustificare la compiacenza delle istituzioni nei confronti delle drammatiche trasformazioni socioeconomiche in atto. Il rischio maggiore, in tal senso, è che nonostante il declino dei consensi si procederà ugualmente, per inerzia, lungo il sentiero tracciato dall'ideologia dominante. Segnali di comportamento gattopardesco, volto a cambiare le forme della politica per lasciarne immutata la sostanza, sono del resto sotto gli occhi di tutti: basti pensare alla diffusione di definizioni incerte quanto suggestive, come il "conservatorismo compassionevole", "l'economia sociale di mercato", o la stessa "Terza via" di Blair; termini, questi, volti in un certo senso ad affermare il principio che nell'economia "moderna e globalizzata" è al più concessa solo l'elemosina, mentre la rivendicazione e la partecipazione sono ormai bandite quali obsoleti fardelli del passato. Ma in Italia, come nel resto d'Europa, l'indifferenza della politica nei confronti del diffondersi dei segnali di malessere e delle ingiustizie non ha mai dato buoni frutti. Il disincanto dei cittadini nei confronti della partecipazione democratica si è man mano trasformato in crescente disattenzione, come dimostra la generale insensibilità nei confronti degli enormi conflitti d'interesse che affliggono la politica corrente. Quel disincanto si è inoltre tradotto in un diffuso cinismo, che tra i ceti più ricchi si manifesta nella parossistica esaltazione dell'individualismo, e che invece nelle aree di emarginazione trova sbocco nella violenza e nella xenofobia, come dimostra la crescita esponenziale dei reati a sfondo razziale in Europa. I reati commessi da cittadini europei con vittime extracomunitarie sono cresciuti enormemente negli ultimi anni, in misura decisamente maggiore rispetto alla crescita dell'immigrazione. Al contrario, la quota di reati commessi da extracomunitari in rapporto alla popolazione totale immigrata, è rimasta invariata. Il gattopardo liberista, insomma, è in piena attività. E' necessario stanarlo, prima che la degenerazione del tessuto sociale e politico pregiudichi la sopravvivenza dei fondamentali principi di libertà e democrazia.