L'ambiente non è soltanto una questione "trasversale". E' anche un tema che viene prima. E' la terra su cui posiamo i piedi, l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo (e che dovremmo bere senza avvelenarci), la fonte di tutte le risorse di cui viviamo. Dell'ambiente non ce ne possiamo ricordare dopo: fare prima tutte le altre scelte e poi vedere casomai se collimano con le sue esigenze. Il procedimento giusto è diametralmente opposto: capire e stabilire quel che occorre fare e non fare (soprattutto, non fare), per continuare a vivere decentemente su questa Terra, e poi - dopo - subordinare a queste necessità le altre scelte.
La questione ambientale può essere affrontata solo in una diversa concezione dell'economia e della società. Non si tratta infatti di ricercare solo una qualche forma di "compatibilità" tra ambiente e sviluppo e neanche è sufficiente un'altra idea dello sviluppo. Serve una vera e propria alternativa di modello sociale, di concezione e ruolo dell'economia, di rapporto tra uomo e natura.
Questa nostra idea si sostanzia in alcune grandi opzioni di fondo con relativi terreni di pratica politico programmatica.
Queste generali affermazioni di principio possono e debbono sostanziarsi in concreti punti di programma.
Per quanto riguarda l'economia del ripristino facciamo alcuni esempi.
La questione è già stata affrontata internazionalmente con il protocollo di Kyoto, irresponsabilmente non ratificato all'Aia. Noi proponiamo: a) l'assunzione, anche unilaterale, degli impegni di Kyoto; b) la definizione di un piano concreto articolato per settori e di tempi certi di realizzazione di questo impegno; c) l'assunzione di un impegno ulteriore di riduzione stabile e continuata delle emissioni serra dell'1% l'anno; d) la definizione di misure economiche (occupazionali e produttive) capaci di supportare questo piano.
Come abbiamo detto in premessa il tema è quello di passare alle fonti rinnovabili e di frenare i consumi. Noi proponiamo: a) il raddoppio annuo delle fonti alternative (naturalmente con esclusione di nucleare e incenerimento di rifiuti); b) un programma di risparmio energetico che preveda riduzioni del consumo di almeno l'1% annuo, definito per settori; c) l'uso a tal fine di una carbon tax fondata sulle distorsioni produttive.
Proponiamo un grande piano di risanamento e di gestione alternativa delle risorse idriche che a) preveda un loro uso plurimo e appropriato; b) intervenga sulla qualità dei corpi idrici risanandoli; b) promuova l'uso appropriato, a partire dal rifacimento delle reti idriche che sono causa di grandi dispersioni, dalla separazione tra usi civili e produttivi, dal riciclaggio sistematico delle acque stesse.
Il dissesto territoriale va affrontato intervenendo sulle sue cause. Proponiamo: a) l'attuazione della legge 183 di difesa del suolo, con l'occupazione di 300 mila giovani e tecnici in opere di ripristino, manutenzione, rinaturalizzazione, riforestazione, sulla base dei piani di bacino previsti dalla legge; b) un freno alla cementificazione selvaggia, stabilendo che ci debba essere un saldo zero tra urbanizzazioni e rinaturalizzazioni e che le politiche edilizie e infrastrutturali debbano fondarsi sul recupero abitativo, e sul riequilibrio e sulla qualità ambientale e sociale.
Sviluppare un sistema di riciclaggio sempre più sistematico delle merci o delle loro componenti (tendendo idealmente verso una economia "a rifiuto zero"), allo scopo di ridurre drasticamente impatti ambientali nocivi e prelievi di materie prime. Essa richiede una nuova intelligenza produttiva nella progettazione stessa delle merci e un controllo sociale sull'economia.
Gli esempi relativi a un'economia che recuperi un rapporto col territorio possono essere molteplici.
L'ambiente richiede una trasformazione radicale nelle finalità e nei modi d'essere del processo lavorativo, che siano alternative rispetto a un'economia e a una crescita che producono inquinamento ed entropia e si reggono sulla promozione costosa, artificiale e illimitata di consumi inquinanti, superflui e insostenibili.
Attraverso un'azione coordinata tutti gli organismi pubblici devono con gli strumenti a loro disposizione promuovere una progressiva, radicale riconversione del sistema produttivo. Alle attività produttrici di esternalità negative sulla collettività andranno in modo sempre più integrale imputati i loro effettivi costi, attraverso una più razionale politica fiscale. Tutte le attività economiche che migliorano e ripristinano la condizione dei circoli ambientali, riducono prelievi, non producono esternalità negative, si realizzano in forme immateriali e soddisfano bisogni immateriali, e che sono finalizzate a prodotti di qualità, "territorializzati", a risparmio di materie prime e di energia dovranno invece essere sostenute attraverso la loro diretta promozione pubblica o indirettamente, tramite sostegni fiscali, crediti agevolati, costruzione di servizi, sviluppo della ricerca, e domanda pubblica.
La nostra proposta centrale per il lavoro è quella di un grande esercito di lavoro ambientale per: a) la difesa del suolo; b) lo sviluppo del risparmio energetico e delle fonti alternative; c) la promozione di economie territorializzate; d) la progettazione e la realizzazione di prodotti innovativi di alta qualità ambientale.
Il PIL deve essere sostituito da altri parametri, molti dei quali già disponibili nelle riflessioni internazionali. In particolare proponiamo un parametro di carico ed uno di ripristino. Più, parametri sociali (occupazione, salute, ecc.).
Ma le politiche ambientali richiedono anche una serie di provvedimenti e di iniziative su temi specifici. Ne proponiamo alcuni, tra i più urgenti.
Dopo la legge quadro, occorre varare a tutti livelli i decreti e le norme attuativi fondati sui principi di precauzione, di minimizzazione, di sovranità degli enti locali sulle installazioni, di partecipazione e controllo democratico; in particolare, vista la tendenza dello sviluppo dei servizi a usufruire di infrastrutture di rete senza cavo, che produrranno nei prossimi anni incrementi ancora più alti di irraggiamento elettromagnetico del suolo.
Occorre procedere in avanti rispetto alla legge n. 22, al fine di ampliare al massimo le quote di riduzione della produzione di rifiuti, la raccolta differenziata, il riciclaggio, lavorando in prospettiva in direzione di un'economia "a rifiuti zero" che eviti discariche e inceneritori.
Occorrono tempi certi di realizzazione dai piani previsti.
Deve essere introdotto come strumento di integrazione della programmazione e non semplicemente come valutazione delle singole opere. Deve prevedere esplicitamente l'opzione zero (cioè l'eventualità di non realizzare l'opera) e consentire la piena partecipazione dei cittadini.
Occorre far decollare i piani di sviluppo dei parchi, che vanno intesi come una grande occasione di lavoro in forme alternative.
è necessario un quadro legislativo e operativo che consenta di affrontare bonifiche, delocalizzazioni, riconversioni parziali o generali con l'intervento e la direzione del pubblico e, sul modello di quanto fatto nelle Ruhr tedesca, promuovere un'agenzia nazionale per la riqualificazione ambientale delle attività industriali.