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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 2: Le politiche strutturali
Per un nuovo sviluppo economico del Mezzogiorno

Per affrontare la contraddizione meridionale e lo storico divario Nord-Sud è necessario un mutamento profondo degli indirizzi di politica economica e sociale nazionali.

La "devolution" invocata dalle regioni ricche del Nord, governate dalle destre, mira in realtà a spezzare il paese. La rottura dell'assetto statuale unitario avverrebbe di fatto attraverso la gestione regionale dell'economia, della fiscalità, della sicurezza e di funzioni strategiche come la scuola e la sanità. Questa politica annuncia, non l'autogoverno democratico del proprio territorio, ma la separazione, la secessione delle regioni più forti da quelle più in difficoltà.

Si intende seppellire così la storica, mai risolta, "questione" del nostro Mezzogiorno, abbandonando le regioni meridionali a se stesse, aumentando la loro marginalità e accentuando al loro interno i già pesanti squilibri sociali. Il Prc è nettamente contrario a questa logica propugnata dalle destre, e che il centro sinistra non ha contrastato con decisione, rimanendovi invece influenzato. Una logica in cui le regioni più ricche vanno avanti e si agganciano ai processi economici europei e quelle più povere regrediscono.

Il Prc propone una nuova grande stagione di intervento pubblico per il Mezzogiorno che trasferisca nel Sud le condizioni di uno sviluppo di qualità, duraturo e ambientalmente compatibile. Una vera economia produttiva che non operi solo sui segmenti più poveri e dequalificati, e attrezzi l'economia meridionale, in direzione dell'Europa, a stare dentro una competizione sulla qualità; e, in direzione del bacino del Mediterraneo, a ricercare una nuova funzione e nuovi sbocchi in una visione di cooperazione allo sviluppo.

Al Mezzogiorno d'Italia viene oggi, dai gruppi dominanti, assegnata nuovamente all'interno dello sviluppo duale una funzione dipendente come fu per il passato. Funzione dipendente a cui si aggiunge la costruzione di un modello sociale devastante, sempre più centrato sulla precarietà e sulla flessibilità selvaggia del lavoro, e reso ancor più duro in conseguenza dell'interrompersi del flusso di spesa pubblica. Un Meridione che ridiventa funzionale alla spinta di ristrutturazione economica del Nord, drenando in quella direzione risorse che dovrebbero essere destinate al Mezzogiorno e anche risorse rastrellate direttamente al Sud, come il risparmio e la manodopera. Un territorio in cui si impoverisce la qualità sociale e la civiltà e in cui si insedia nuovamente, con rinnovata capacità di egemonia sociale, il potere criminale.

Un'Agenzia per lo sviluppo e l'occupazione nel Mezzogiorno.

Il Prc propone il varo di un'Agenzia per lo sviluppo e l'occupazione del Mezzogiorno. Una struttura con funzioni di progettazione e di gestione nei seguenti campi:

Va ribadito anche in questo ambito, che una leva straordinaria per un incremento e una distribuzione dell'occupazione è costituita dalla riduzione dell'orario di lavoro a pari salario. Essa può costituire uno strumento ulteriore per favorire lo spostamento di risorse e produzioni verso il Sud.

Per una vocazione mediterranea del Mezzogiorno d'Italia.

Una politica meridionalistica che voglia fino in fondo valorizzare vocazione e risorse storiche e geografiche del Mezzogiorno si sviluppa naturalmente in un orizzonte euromediterraneo.

Il processo cosiddetto di Barcellona che la Comunità ha avviato nel 1995 si è rapidamente bloccato per le sue contraddizioni interne, che nascono dalla subalternità a un disegno neoliberista e quindi dall'incapacità di concepire un rapporto egualitario fra le due sponde del Mediterraneo, nonché dal deficit politico-democratico dell'attuale costruzione europea che le impedisce di svolgere un ruolo attivo e coraggioso nel perseguire una politica di pace rispetto ai tre o quattro focolai di crisi dell'area mediterranea: questione palestinese, kurda e algerina e (per la sua vicinanza geografica) anche questione irachena.

Ciononostante, conformemente ai voti delle forze progressiste dell'area, è necessario spendersi da sinistra per l'avvio di un reale processo d'integrazione fra Europa e paesi africani e asiatici del Mediterraneo, concepito non come mera area di libero scambio a beneficio dei prodotti industriali europeo, ma anche come valorizzazione della specificità e del patrimonio economico e culturale dei paesi associati, con tutta l'attenzione necessaria per evitare il sorgere di contraddizioni in seno ai popoli delle nazioni e delle regioni "meno sviluppate" (tra i paesi del mediterraneo e quelle dell'Europa meridionale, o tra processo euromediterraneo e integrazione tra Europa occidentale ed Europa orientale).

Tutti questi processi vanno visti non solo nella loro dimensione economica ma anche in quella politica nelle due facce di promozione della democratizzazione e promozione della pace. Uno dei terreni su cui sperimentare questa linea potrebbe essere quella di un rapporto privilegiato fra Europa e forze democratiche del Maghreb.

Di fronte alla funzione dipendente cui viene nuovamente destinato il Sud, occorre invece ripensare proprio al modello di fondo del suo sviluppo. Un nuovo asse di sviluppo deve essere creato, valorizzando la vocazione mediterranea del Mezzogiorno d'Italia e facendo crescere sinergie produttive tra le diverse sponde del Mediterraneo. Una vera e propria rete mediterranea da collocare dentro il processo di integrazione europea, come critica pratica all'Europa mercantile.

A tale proposito il Prc propone di allocare nel Mezzogiorno una sede della struttura di sicurezza alimentare per valorizzare ricerca e produzioni agricole meridionali in un rapporto permanente con i paesi del bacino Mediterraneo.

Crisi meridionale e salario sociale.

Nel quadro sociale assai critico del Mezzogiorno odierno, ai nodi storici si intrecciano le conseguenze più recenti delle politiche seguite dai governi in questo decennio, che hanno dato impulso alle privatizzazioni e alla deregolamentazione del mercato del lavoro, e la forte crisi produttiva che ha spazzato via i pochi poli dell'industria pubblica, senza offrire alternative occupazionali, nel terziario come altrove. In questo quadro, caratterizzato anche da aree estesissime di lavoro nero, il Prc propone per i giovani inoccupati e per i disoccupati di lunga durata un salario sociale. Una retribuzione sociale di un milione mensile, esentasse, per un periodo di 36 o 48 mesi collegato ad un pacchetto di servizi gratuiti messi a disposizione dalle amministrazioni pubbliche locali. Alle imprese, anziché i tanti incentivi a fondo perduto elargiti in questi anni, andrà, in caso di assunzione, il 50% dell'assegno. Trascorso il periodo previsto, senza assunzione, sarà lo Stato a dover garantire un lavoro minimo garantito nel campo dei lavori di pubblica utilità, per interventi nell'ambiente e nella manutenzione del territorio.

Un nuovo modello di sviluppo.

Sarà impegno prioritario del Prc aprire una nuova grande stagione di meridionalismo democratico e di classe che rimetta al centro il tema della lotta alla disoccupazione e di un diverso modello di sviluppo del Mezzogiorno e del Paese. Un nuovo paradigma culturale che assuma l'ambiente e il territorio non come vincoli ma come risorse capaci di creare nuova occupazione. Per uno sviluppo qualificato, per costruire nuovi modelli di produzione, di consumo e di vita. Uno sviluppo che metta in un rapporto di coesione crescita economica, benessere sociale e ripristino ambientale.

(revisionato il 26 aprile 2001)

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