Fra i diritti "di nuova generazione" molti attengono al campo della bioetica, cioè ai problemi etici derivanti dallo sviluppo delle tecnologie biomediche: alcuni sono sul terreno da molto tempo, o almeno da alcuni decenni, come quelli legati alla liceità di interventi terapeutici che allungano o abbreviano la vita (trapianti di organi e tessuti umani, prelevati da donatori viventi o da cadavere, rianimazione, accanimento terapeutico o eutanasia passiva), o anche da tempi più lontani, come quelli legati alla procreazione, come contraccezione, fecondazione artificiale e aborto, o alla demografia, all' equità nella distribuzione delle risorse per la salute, alla critica dell'uso del corpo umano a fini sperimentali o di sfruttamento, al cambiamento di sesso, e così via.
Un altro gruppo più recente comprende le questioni etiche della manipolazione di cellule umane, specialmente in rapporto alla riproduzione umana, come la fecondazione in vitro, la maternità di sostituzione o impianto di un embrione prodotto per fecondazione in vitro nell'utero di una donna diversa dalla donatrice di ovuli, fino alla produzione di embrioni con un ovulo nel quale il nucleo, contenente il corredo genetico, è sostituito da un altro nucleo anche di adulto, e che potrebbe generare un essere identico al donatore di nucleo (clonazione riproduttiva). Questo procedimento ha prodotto la famosa pecora Dolly, e vi sono oggi ricercatori che proclamano di essere in grado di ripeterlo nell'uomo: tale ipotesi è stata però respinta da documenti europei e dell'Onu. In questo settore trova invece spazio la discussione sull'uso di cellule dette "staminali", derivanti da embrioni conservati in vitro, che avrebbero la facoltà di ripristinare, se trapiantati in un organo leso, come il cuore o il cervello, almeno parte delle funzioni perdute per malattie con l'infarto miocardico, il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer, patologie diffusa e gravemente invalidanti.
Su alcuni dei problemi bioetici di più antica data il Prc si è da tempo espresso, in coerenza con movimenti per la difesa dei malati, con i movimenti femminili per l'autodeterminazione della donna e altre spinte in favore della dignità della persona.
Tra questi ricordiamo, per la loro persistente attualità:
E' invece opportuno esprimere ora una posizione sulle questioni sollevate dalle nuove frontiere delle biotecnologie, con la loro invasività ancora imperfettamente prevedibile. Per questo campo vale quanto si è detto in generale sulla ricerca scientifica e sulle pericolose tendenze attuali a cedere ampi spazi alla ricerca e all'utilizzo da parte di privati a fini commerciali.
Si richiamano qui alcuni principi:
Per quanto riguarda le biotecnologie applicate alla produzione di farmaci da parte di batteri geneticamente modificati, e quelle applicate in agricoltura per la produzione di cibi da organismi vegetali modificati (Ogm) e destinati all'alimentazione umana si rinvia ai capitoli sulla ricerca e sull'agricoltura.
Nel campo delle biotecnologie che lavorano sulla manipolazione genetica, dirette sia ad applicazioni in agricoltura che in medicina e nella procreazione umana, sono già emersi grandi interessi privati, ipotesi di sviluppi terapeutici sensazionali, peraltro incerti nell'esito e oggetto di fondate preoccupazioni. In particolare i tests genetici devono essere regolamentati in modo specifico, con particolare attenzione al diritto alla privacy. La possibilità ora raggiunta di descrivere l'intera sequenza del genoma umano è stata presentata come foriera di possibilità di cura non lontane e straordinarie, affermazione che molti ricercatori hanno moderato. Proprio in questo campo si è assistito allo scontro tra un insieme di ricercatori pubblici, che hanno messo a disposizione di tutti i primi risultati, e un gruppo privato che contava, sembra per ora senza successo, su un utilizzo riservato dei dati. Ma la questione non è ancora risolta, perché alcune posizioni di organi anche europei hanno consentito di brevettare, se non l'oggetto scoperto, le procedure d'intervento. Sul tema della brevettabilità di tecnologie così profondamente inerenti la specie umana occorrerà aprire una vertenza per ribadire la necessità di un esteso controllo pubblico e di equo accesso a tutte le conoscenze in materia.
Nella procreazione artificiale agiscono numerosi centri privati non censiti e non soggetti a monitoraggio. In questo campo l'Italia non ha ancora una sua normativa nazionale. Essa deve essere prodotta, in termini di quadro normativo fondamentale, introducendo comunque nella legislazione nazionale il divieto di clonazione riproduttiva e di produzione di ibridi con altre specie, già sancito da direttive sovranazionali.
Altre applicazioni, come quella della derivazione di linee cellulari "staminali" da usare a fine di trapianto terapeutico sono in discussione: su questo possibile sviluppo sono state annunciate, sia dai media che dallo stesso Governo, promesse di trattamento di numerose malattie diffuse, che giudichiamo ingiustificate in base alle attuali conoscenze e ai legittimi sospetti di rischio che le accompagnano. Analoga considerazione va fatta per gli xenotrapianti (trapianti di organi derivati da animali resi - forse - compatibili con i tessuti umani mediante manipolazioni genetiche). Proprio in questi campi devono essere tenuti a mente i principi generali sopra esposti, anche per la difficoltà pratica di segnare il limite tra ricerca e sua applicazione.
Fino a oggi, i comitati etici, istituiti in molti centri di ricerca e terapia, hanno spesso avuto il limite di oscillare tra posizioni scientiste e posizioni di integralismo cattolico, che agiscono in particolare contro l'utilizzo di embrioni umani; così anche la recente commissione di esperti sulla produzione di cellule staminali (commissione Dulbecco), ha centrato l'attenzione sullo statuto ontologico dell'embrione e optato per una soluzione di compromesso che non sembra la migliore (lavorare su ovociti invece che su embrioni). Non è ancora chiaro se in materia seguirà una più ampia consultazione.
Posizioni più vicine a quei principi che sono qui enunciati si trovano nelle più recenti attività del Comitato Nazionale di Bioetica, i cui poteri sono tuttavia limitati e nel quale non si può ancora identificare lo "spazio pubblico di dibattito e decisione" auspicato.
Ai fini della protezione della salute umana e dell'equilibrio ambientale che esige il rispetto delle biodiversità, analoga precauzione deve essere usata (ma i processi applicativi sono già avanzati nel mondo) per l'introduzione nell'alimentazione umana di Ogm (organismi geneticamente modificati). Al contrario, alcune applicazioni delle biotecnologie, ad esempio per la produzione di farmaci puri da parte di batteri geneticamente modificati, appaiono sufficientemente sicure e utili. In generale, la ricerca dovrebbe essere consentita per rispetto alla sua libertà, ma vanno tenute presenti le preoccupazioni che desta la presente situazione di scarsa garanzia di monitoraggio pubblico, di equo accesso alle conoscenze, e la l'evidente interesse dei ricercatori privati di passare alle applicazioni dopo i massicci investimenti effettuati nella ricerca.