L'idea di cittadinanza, da un certo punto in poi della modernità, non ha più coinciso con i soli possidentes, quei borghesi proprietari adulti, bianchi, di sesso maschile, a misura dei quali la stessa modernità aveva pensato e agito la cittadinanza, erigendo per lungo tempo barriere a che vi accedessero altri soggetti: le classi subalterne, il genere femminile, i "diversi".
Oggi l'idea di cittadinanza include, in linea di principio, tutti i membri della collettività, senza distinzioni di sesso, di censo, di rango e di religione. E, sempre in linea di principio, senza distinzione di provenienza geografica dal mondo e senza ostacoli in ragione delle scelte di vita privata che uomini e donne possono compiere. Ma le cose stanno nella realtà molto diversamente e l'ipotesi progressiva di una cittadinanza aperta e accogliente è oggi contraddetta in maniera crescente da dinamiche regressive, segnate dall'esclusione, dal pregiudizio, da nuove discriminazioni e insorgenze negative contro le diversità.
La cittadinanza intesa come spazio pubblico universale ha costituito un fondamentale terreno di conflitto e di avanzamento materiale, politico, simbolico, di appropriazione del senso della propria esistenza pubblica e privata, per un numero crescente di persone. La lotta per la cittadinanza e l'esercizio della democrazia sono andate insieme e l'una si è arricchita e ampliata in ragione dell'espansione e della forza dell'altra. La cittadinanza da politica è diventata anche sociale, dando vita a una pratica sociale e politico-istituzionale complessa, che ha messo in tensione soggetti e soggettività diverse e ha investito in pieno il ruolo dello Stato come soggetto "terzo", garante dei patti tra le diverse parti, in primis quello tutto novecentesco tra "Capitale e Lavoro". Le grandi costituzioni del Novecento parlano di questo. L'idea che i diritti siano universali e validi verso tutti e tutte - idea intorno a cui si sono dipanate le vicende della cittadinanza moderna - contiene infatti una straordinaria forza di emancipazione e di libertà, ha la potenzialità di mettere in movimento chi è escluso, di accendere il conflitto, sia esso di classe, di genere, connesso a nuove soggettività che si sanno escluse. E la differenza esclusa, mentre agisce il suo diritto ad accedere ai diritti, rinomina e riposiziona lo stessa idea di universalismo. La storia delle donne, da questo punto di vista, è esemplare e paradigmatica.
Per questo oggi l'universalismo dei diritti è messo in mora e il ruolo di "terzietà" dello Stato negato, soppiantato dal primato del mercato e dalla decisionalità assoluta dell'impresa.
Lo svuotamento e l'asfissia che hanno colpito la democrazia facilitano la riduzione della cittadinanza a regole di convivenza formali, octroyées, cioè concesse dall'alto, da poteri autonominati: regole che non prevedono o cambiano il segno di una parte fondamentale della cittadinanza, appunto quella sociale - ridotta a funzione assistenziale per i più bisognosi - in assenza della quale gli altri diritti, ancorché fondamentali, diventano privilegio di ristrette élites, proprietarie di risorse economiche e intellettuali. La Carta europea dei diritti fondamentali esprime in maniera emblematica questa concezione della cittadinanza: formale e nominalistica, depotenziata del suo versante sociale e della garanzia della democrazia come processo attivo e partecipativo dei soggetti, come conflitto e possibilità inscritta di negoziazione tra parti diverse, non solo come insieme di articoli di legge fissati una volta per sempre.
Ma questa negativa tendenza di fase, conseguenza dei processi della globalizzazione e del crescente dislocamento dei poteri decisionali forti al di fuori della sovranità degli Stati nazionali, apre nuove contraddizioni proprio sul terreno del diritto alla cittadinanza e dei diritti di cittadinanza. I movimenti anti-liberisti parlano anche di questo. Essi fanno irrompere, nel nuovo spazio pubblico delle mobilitazioni contro i summit dei poteri globali, i nuovi soggetti di una "cittadinanza militante", connessa a bisogni quotidiani che il mercato annienta ogni giorno di più (il cibo sano, l'aria pulita, il gusto di certe tradizioni locali), e animata da istanze culturali non omologabili, da contraddizioni non sanabili. Ecologisti, femministe, migranti, nuove generazioni di giovani donne e uomini. Una novità e un'esperienza confermata anche dal recente successo in Francia della lista dei/delle Motivé-es.
Riemerge così un tratto distintivo della grande esperienza di cittadinanza democratica che ha attraversato la modernità: accanto e in connessione con i bisogni materiali, il desiderio di autorappresentarsi dei soggetti, l'aspirazione alla libertà di donne e di uomini. La cittadinanza come insieme complesso e ricco dei diritti e come spazio pubblico di azione democratica per rappresentarli, negoziarli, scriverli.
Per questo il capitolo della cittadinanza è per noi così importante ed è così forte l'impegno che vogliamo assumerci come partito su questo terreno.
La cittadinanza parla della qualità del vincolo sociale che vogliamo contribuire a ricostruire in forme forti ed espansive, delle relazioni che vogliamo ripensare per un nuovo universalismo radicato nelle differenze e in differenze non riducibili, dei rapporti di senso tra diversi e del rispecchiamento sociale nell'umanità dell'Altro che pensiamo siano condizioni fondamentali per una nuova civiltà delle relazioni sociali, da opporre all'imbarbarimento sociale che la globalizzazione trascina con sé.
Questa cittadinanza parla al presente e parla del futuro, perciò deve avere gli occhi rivolti alle bambine e ai bambini che saranno gli adulti del secolo oggi agli albori. Intorno a loro si condensa uno dei capitoli più intensi dei diritti di cittadinanza - tutto da scrivere come tale - che deve far chiarezza sui rapporti parentali, sui diritti genitoriali, sulla genitorialità biologica e su quella sociale, sul rapporto pubblico e privato, tra la legge e la famiglia, sull'individuo minore e sui suoi diritti a un futuro umano ed esistenziale, sociale, ambientale degno di essere vissuto in ogni parte del pianeta.