In Italia almeno il 30% della popolazione carceraria è tossicodipendente.
Nel '97 il 51% dei giovani sottoposti alla visita di leva risultava positivo al controllo sul consumo di derivati della cannabis.
In Olanda, dove è in vigore una legislazione antiproibizionista, dal 1984 al 1997 l'età media dei tossicodipendente è aumentata dai 26,8 anni ai 35 anni, e la percentuale di consumatori di cannabis rimane inferiore del 50% a quella degli Usa, paese con una politica ultra-proibizionista.
Tutti i dati a disposizione dimostrano come il proibizionismo sia fallito. Lo stesso Ministro Veronesi, nell'ultima conferenza governativi sulle droghe, non ha potuto fare a meno di prendere atto dell'evidenza. Proibire non serve a ridurre il consumo di sostanze stupefacenti ma ne rende molto più dannoso e pericoloso l'abuso.
Proibire significa foraggiare la criminalità organizzata che alimenta il narco-traffico.
Proibire significa abbandonare all'emarginazione e all'esclusione sociale i consumatori, costringendoli a nascondersi e privandoli di ogni possibile controllo sanitario.
Proibire significa prevedere il carcere per i tossicodipendenti, sapendo che le prigioni sono uno dei luoghi di maggior circolazione di sostanze pesanti, come l'eroina, e di contagio per le malattie trasmesse dallo scambio delle siringhe, come l'Aids.
Proibire significa mettere sullo stesso piano i tossicodipendenti da eroina e i consumatori di sostanze leggere, hashish e marijuana, consegnando gli uni e gli altri allo stesso mercato illegale.
Crediamo che sia giunto il momento di porre fine a questa ipocrisia di Stato, di chiamare le cose con il loro nome, e di imboccare decisamente e con convinzione la strada della legalizzazione del consumo di sostanze leggere, e di politiche per la riduzione del danno di quelle pesanti.
Sosteniamo da anni due proposte di legge presentate in parlamento che prevedono misure concrete per invertire rotta.
Chiediamo: