Nel corso degli anni 90 gli enti locali hanno guadagnato un ruolo politico via, via crescente. Ciò è stato dovuto a interventi legislativi radicali che ne hanno modificato a fondo la struttura e l'ordinamento istituzionale, ma anche a una mutata attenzione da parte della popolazione locale nei confronti dei governi degli enti locali.
Le Regioni vanno sempre più assumendo un ruolo quasi statuale, svolgendo competenze di grande valenza politica trasferite dallo Stato, e un tempo di esclusiva competenza legislativa nazionale. Gli stessi Comuni e le stesse Province accrescono le loro funzioni amministrative e organizzative. I cittadini individuano sempre più gli enti locali territoriali come i più diretti responsabili della loro qualità della vita.
Tuttavia, questa grande trasformazione è avvenuta e avviene sulla base di una pura logica di riduzione del debito dello Stato centrale. Cosicché vengono trasferite funzioni senza che esse vengano coperte con adeguati trasferimenti, e anzi in un quadro di riduzione dei trasferimenti dello Stato sulle stesse funzioni già attribuite agli enti locali.
L'introduzione del patto di stabilità interno ha ulteriormente aggravato il sistema di bilancio degli enti locali territoriali, imponendo rigidi vincoli monetaristici e costringendoli a ricorrere a "esternalizzazione" nell'esercizio delle loro funzioni mirate e a vere e proprie svendite patrimoniali e di servizi.
L'idea comune, sia al centro-sinistra che al centro-destra, è nella sostanza che le amministrazioni locali debbano limitare il proprio intervento a un ruolo di regia, senza gestire direttamente ciò che può essere gestito da un privato. La differenza tra i due poli sta nel fatto che il centro-sinistra pensa almeno ad offrire una "opportunità" per le fasce sociali più deboli, anche se questa intenzione viene nella sostanza ridotta a un intervento di carattere caritatevole.
Il Prc propone una svolta radicale nella politica verso gli enti locali e le regioni.
In primo luogo, va ripristinato il primato della carta Costituzionale vigente, la quale assegna ad enti locali e regioni compiti e funzioni precisi, in un quadro di unitarietà e di valorizzazione delle autonomie.
In tale quadro, allo Stato spetta il compito di legiferare in modo unitario definendo un sistema universale di garanzie su materie di grande rilevanza sociale (scuola, sanità, lavoro, ambiente, trasporti, servizi essenziali); alle Regioni il compito di legiferare relativamente all'attuazione delle leggi-quadro nazionali, oltre a quello della programmazione; mentre tutte le funzioni amministrative vanno esercitate dagli enti locali.
Va perciò abbandonato ogni riferimento a modelli federali frutto, nel nostro paese, di un dibattito marcato da spinte separatiste e da frantumazione sociale.
Il nodo centrale da affrontare per imprimere una svolta nelle politiche per le autonomie locali, è una riforma fiscale che investa anche il sistema della finanza locale. Sino ad oggi le modifiche intervenute hanno solo costantemente eluso il problema del riordino della finanza locale, continuando la pratica dei tagli ai trasferimenti. Ed è illusorio pensare, come fa il Governo, che il problema possa risolversi nell'ambito di una semplice riforma dell'Irpef.
Il PRC ritiene che, a ordinamento e Costituzione dello Stato invariati, il sistema compartecipativo sul gettito fiscale può essere un sistema efficace a condizione che lo stesso Stato si faccia garante di un fondo di perequazione tale da sopperire le differenze sociali esistenti nel paese.
L'ici va abolita e sostituita con una vera patrimoniale che colpisca in modo progressivo (tra 0,5 e 1,5%) e a scaglioni di patrimonio tale da garantire l'esenzione alla prima abitazione e ad un patrimonio non superiore ai 200 milioni. Questo meccanismo consentirebbe l'abolizione tra l'altro delle attuali addizionali sul reddito e sulle bollette delle famiglie.
L'Irap va radicalmente modificata, in modo da recuperare il gap negativo andato ad appannaggio delle grandi imprese (uno dei tanti regali ricevuti) e che in questi due anni ha marcato la bella cifra di 28.500 miliardi. Tanto hanno perso le regioni dall'introduzione dell'Irap in sostituzione di 5 differenti imposte. Anche in questo caso la modifica deve essere di sostanza introducendo una differenziazione delle aliquote (tra il 4 e l'8%) in modo che artigiani e piccolo commercio paghino il minimo mentre il massimo sia riservato a grandi imprese, banche, finanziarie, assicurazioni, grande distribuzione, ecc...
Un altro punto di grande rilievo è l'introduzione della compartecipazione di regioni ed enti locali alla lotta e al recupero dell'evasione fiscale. Questo elemento, oltre ad essere un punto capace di qualificare un intero programma (essendo il livello di evasione fiscale, un'autentica vergogna nazionale, nonché la causa di tante sperequazioni), può diventare anche un significativo sistema di autofinanziamento delle autonomie locali. L'incentivazione alla compartecipazione nella lotta all'evasione fiscale potrebbe essere portata fino al 40 per cento ed essere così concepita: per ogni 100 lire di evasione recuperata, 10 andrebbero alle Regioni, 25 al Comune e 5 alla Provincia.
Nel corso di questi anni, tra i punti più pesantemente negativi per gli enti locali c'è stato il violento, ideologico, processo di privatizzazione dei servizi, sia a carattere industriale sia a carattere sociale. Occorre dapprima fermare e poi invertire tale processo sottraendo la sfera del bisogno e dei diritti alla mercificazione.
Gli enti locali devono poter mantenere il diritto di decidere in piena autonomia, la forma di gestione a cui ricorrere nell'erogare i servizi ai propri cittadini e ciò deve avvenire anche in relazione ai criteri di affidamento, su cui si ricorrerà a gara solo in caso di affidamento esterno cioè al di fuori di proprie aziende, società, o controllate.
Nella dichiarazione di principio unita alla carta dei diritti dei cittadini di cui ogni ente locale deve fornirsi, vengono dichiarati beni indisponibili e quindi inalienabili, oltre alle strutture dei servizi a rete anche i beni vitali quali l'acqua, l'energia elettrica, il gas metano, stabilendo in questo modo l'impossibilità di sottoporre tali beni a processi di privatizzazione.
Sarà compito di ogni Regione stabilire criteri e rapporti qualitativi di applicazione dei minimi di legge per l'erogazione dei servizi e sarà compito degli enti locali erogare ai cittadini le prestazioni di servizio. I servizi sono pubblici, quando agiscono su bisogni e diritti fondamentali e in questo caso gli enti locali territoriali sono obbligati alla loro erogazione. I cittadini compartecipano ai costi dei servizi pubblici in termini compatibili con il proprio reddito, che saranno comunque coperti dalla fiscalità generale.
I processi di privatizzazione già in stato di forte avanzamento, come il trasporto pubblico locale, saranno fermati e ricondotti in ambito pubblico. Il nuovo modello tariffario garantirà gratuità ai soggetti socialmente deboli e sarà legato al reddito individuale.