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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 7: Giustizia e apparati dello stato
Apparati dello Stato e difesa

La semplificazione burocratica.

Lo snellimento del sistema burocratico pubblico era ed è certamente necessario, ma le riforme portate avanti in questi anni a partire dalle Bassanini, seppur improntate ad una riduzione della "macchina" pubblica e quindi ad un magrimento del sistema burocratico, non sono state risolutive ne tanto meno prive di fattori preoccupanti sul piano degli equilibri di potere tecnocratico e per il personale dipendente.

Come è noto sulle amministrazioni pubbliche hanno pesato decenni di malgoverno e stagioni di corruzione e clientelismo, ciò nonostante, il sistema pubblico era ed è indispensabile alle funzioni di servizio e funzionamento dell'intero sistema paese. Gli interventi di riforma hanno snellito e trasferito ulteriori responsabilità in capo ad un personale pubblico demotivato e "criminalizzato" indiscriminatamente, senza una adeguata formazione e con trasformazioni di "direzione" del personale che in alcuni casi sono persino sostitutive delle decisioni assunte in sede politica in merito alle scelte di indirizzo sulle funzioni. A ciò occorre aggiungere che le retribuzioni del personale sono tra le più basse d'Europa e il nuovo contratto non ha certo recuperato in tal senso, anzi su altri aspetti di qualificazione e valorizzazione del personale, sono stati fatti persino passi indietro.

Nel quadro succintamente riassunto, pensare che il riordino imposto con le norme preparate dal Ministro Bassanini sia sufficiente ad imprimere una sburocratizzazione e una maggiore efficienza alla macchina amministrativa è quanto meno azzardato.

In realtà uno snellimento del sistema può essere intrapreso se si ha il coraggio di sancire definitivamente chi ha le competenze amministrative, cancellando sovrapposizioni di enti che al contrario devono avere funzioni precise e non ripetitive.

I passaggi di attuazione delle norme varate dal governo, rischiano però di introdurre deregolamentazioni, che in partenza possono avvantaggiare società o gruppi economici forti. Lo snellimento non può essere intrapreso a solo vantaggio delle imprese, deve al contrario garantire i cittadini verso una migliore fruibilità dei servizi.

Dietro l'abolizione della leva una truffa per le nuove generazioni

Entro il 2010 le Forze Armate italiane saranno composte totalmente da militari di professione. Questo secondo il proposito del centrosinistra, che ha finito per sposare acriticamente una posizione che storicamente era della destra estrema di Giorgio Almirante. Così, mentre non si trovano le risorse per assunzioni pubbliche nelle attività di prevenzione degli incendi o delle altre catastrofi provocate dall'uomo, ecco che lo Stato si rivolge ai giovani affinché scelgano la vita militare.

La stragrande maggioranza di questi nuovi posti di lavoro riguardano ruoli di combattimento. Per convincere però tanti giovani alla scelta delle armi (che spontaneamente non si arruolerebbero come dimostra il fatto che i posti già oggi disponibili sono stati coperti solo parzialmente) si è escogitata una pericolosa ed anticostituzionale politica degli incentivi. In particolare, si vuole garantire ai volontari, una volta lasciato il servizio, strade di accesso privilegiato al mondo del lavoro (riserva di posti). Questo avviene attraverso: l'accesso esclusivo ai corpi armati dello Stato (carabinieri, guardie di finanza, polizia di stato), l'accesso esclusivo agli altri corpi dello Stato (vigili del fuoco, vigili urbani, corpo forestale), l'accesso privilegiato al comparto civile della difesa, l'accesso privilegiato alla pubblica amministrazione.

Si fa leva sulla pressione occupazionale, di cui sono vittime principali i giovani provenienti da aree depresse, e a cui verranno appaltati i ruoli combattenti nelle forze armate. Non è un caso che la Brigata Garibaldi, prima unità interamente volontaria, risulta composta da volontari provenienti in prevalenza da Caserta, Salerno e Napoli; così come a grande prevalenza meridionale risulta essere il contingente italiano IFOR che ha operato in Bosnia. Si delinea, quindi, un sistema di reclutamento che passa dalla leva obbligatoria alla leva indotta dal bisogno di un posto di lavoro. Le ripercussioni di questo sistema di riserva dei posti sui corpi di polizia sono estremamente rilevanti ed assai pericolose sotto il profilo democratico. Non solo allontanano la prospettiva della necessaria smilitarizzazione della Guardia di Finanza (entrando in Europa con una polizia tributaria civile), ma finiscono anche per cancellare la riforma della polizia dello Stato (smilitarizzazione) del 1980.

La riserva dei posti porta ad avere personale di polizia abituato ad agire militarmente ed in contesti di guerra, che dovrà essere "rieducato" per i compiti di una polizia destinata ad agire nella società civile.

Ma qual è la vera ragione che ha ispirato la riforma della leva? Spendibilità politica, ecco il motivo. In poche parole, l'esercito di mestiere crea meno problemi politici di uno di leva, sia nel caso di interventi di aggressione, sia nel caso di un utilizzo repressivo interno.

Conseguenza principale di tale politica è un'ampia ed estesa militarizzazione della società, in quanto: 1) lo strumento militare è più facilmente impiegabile perché più slegato dalla società; 2) attraverso l'accesso diretto ed esclusivo dei volontari, magari con esperienze di combattimento in zone di guerra, nelle forze di polizia viene di fatto reintrodotta una militarizzazione strisciante, vanificando gli effetti della riforma che ne ha democratizzato il funzionamento; 3) attraverso l'accesso privilegiato di ex-soldati a posti di lavoro nella pubblica amministrazione si attua una militarizzazione strisciante anche di questi enti; 4) sarà presente nella società un crescente numero di persone che, in quanto ex-soldati di mestiere, sono state addestrate ad una risoluzione violenta di qualsiasi genere di conflitto e ad un approccio gerarchico alle relazioni sociali e interpersonali.

Democratizzazione degli apparati della difesa

Il Parlamento Europeo votò, ormai 15 anni fa, una risoluzione che invitava tutti gli Stati membri a varare leggi che riconoscessero ai militari il diritto di costituire associazioni sindacali. Conseguentemente, la Camera dei Deputati votò, nel 1984, un ordine del giorno coerente con le indicazioni del Parlamento Europeo, tenendo anche conto che in quasi tutti i Paesi d'Europa esistono associazioni sindacali di militari. In tutti questi anni, anche a fronte di Disegni di Legge presentati - come ha fatto anche il PRC al Senato nel 1999 - non è stato possibile approvare una Legge, moderna e progressista, per l'ostruzionismo del centro-destra, per le divisioni interne al centro-sinistra e per l'opposizione di una parte delle alte gerarchie militari. Con il passaggio ad un esercito formato esclusivamente da volontari professionisti, la creazione di strutture sindacali vere e proprie che possano autonomamente confrontarsi sulle problematiche proprie dei lavoratori del comparto difesa appare ineludibile. Ripresenteremo le nostre proposte di legge, miranti a consentire l'esercizio, anche fra i militari, del diritto costituzionalmente previsto e garantito di associarsi liberamente in sindacati.

Abolizione della giustizia militare

Siamo fra i pochi Paesi all'interno dell'Unione Europea che conservano una distinzione tra magistratura ordinaria ed magistratura militare. Occorre superare questa anomalia e ricondurre anche la giustizia militare sotto la giurisdizione della magistratura ordinaria (compresi i reati previsti dal Codice Penale Militare), quale passo concreto verso un modello di giustizia di carattere europeo per gli appartenenti alle Forze Armate, superando l'attuale carattere corporativo.

Riforma strutturale delle forze di polizia

I cittadini e la magistratura si avvantaggerebbero enormemente da una profonda riforma delle Forze di polizia. L'Italia è l'unico Paese dell'Unione Europea dove esistono ben tre corpi di Polizia a ordinamento civile (Polizia di Stato, dipendente dal Ministero degli Interni, Polizia Penitenziaria, dipendente dal Ministero di Grazia e Giustizia e Corpo Forestale dello Stato, dipendente dal Ministero per le risorse Agroalimentari) e ben due corpi di Polizia ad ordinamento militare (Arma dei Carabinieri, dipendente dal Ministero della Difesa e Corpo della Guardia di Finanza, dipendente dal Ministero delle Finanze), oltre a vari corpi di Polizia Municipale e Provinciali: inoltre sono numerose le società private che organizzano la vigilanza privata a pagamento, per un totale di oltre seicentomila addetti e cioè uno ogni ottanta abitanti, neonati compresi .

Scoordinamento, disfunzioni, sovrapposizioni, conflittualità, sono una parte degli elementi della scarsa efficacia dell'attività di prevenzione e repressione della criminalità che, a causa di questa numerosissima presenza di corpi di polizia, non sono in grado di intervenire con efficienza ed efficacia sulla criminalità organizzata in settori come l'evasione fiscale e contributiva, il contrabbando, le frodi alimentari, il dissesto ambientale e urbanistico, la tratta dei minori, la sicurezza nei luoghi di lavoro.

E' quindi necessario procedere a un forte coordinamento e a un'integrazione delle attuali forze di polizia; alla smilitarizzazione della Guardia di Finanza, pur conservandone e valorizzandone le conoscenze, le professionalità, le specificità acquisite e praticate; alla attribuzione all'Arma dei Carabinieri di soli compiti di Polizia militare.

Queste sono le proposte del PRC, che comporterebbero razionalizzazione, specializzazione, unicità di direzione, riduzione dei costi, aumento dell'efficacia e dell'efficienza per la prevenzione dei reati, configurazione di tipo europeo della Polizia italiana, maggiori garanzie per i cittadini, per gli stessi appartenenti alla Polizia, soprattutto in materia di diritti sindacali.

 

(revisionato il 28 aprile 2001)

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