I processi di privatizzazione hanno così pesantemente investito tutti gli aspetti del vivere sociale da modificare la costituzione materiale del nostro paese: i diritti dei cittadini, anche quando restano scritti sulla carta, diventano sempre più difficilmente esigibili.
La mancata realizzazione, per la gran parte dei cittadini, del diritto di "accesso" alla giustizia si traduce di fatto in negazione dei diritti sostanziali. Una situazione che si ripercuote negativamente soprattutto sulle fasce deboli della società, che sono quelle che hanno maggiore bisogno di una tutela veloce ed efficace dei propri diritti.
Le nostre proposte e la nostra azione parlamentare nel campo della giustizia civile e penale hanno perciò teso a coniugare l'affermazione del principio di legalità e la difesa delle garanzie dei cittadini, avendo presenti le disparità sociali che rendono il diritto "meno uguale".
Il bilancio di legislatura ci porta ad esprimere un giudizio articolato. Siamo partiti da un progetto organico che si prefiggeva l'obiettivo di rendere più efficiente ed efficace la "macchina" della giustizia, e in questo senso si sono approvate leggi importanti, i cui effetti positivi, considerati i milioni di processi arretrati, si vedranno più compiutamente nei prossimi anni: dalla riforma delle sezioni stralcio in campo civile, al giudice unico di primo grado, dalla competenza penale del giudice di pace, al rafforzamento dei riti alternativi e alla depenalizzazione dei reati minori (che non significa affatto impunità, ma sanzioni amministrative più immediate ed efficaci, anche ai fini di prevenzione).
Così come abbiamo dato un contributo determinante nel proporre e votare riforme tese ad allargare il sistema delle garanzie dei cittadini, con particolare attenzione alle condizioni dei meno abbienti, e dentro un quadro di battaglia anche culturale per affermare il principio di pene diverse dal carcere.
Per quanto riguarda la giustizia civile, vanno sottolineate le riforme delle sezioni stralcio e dell'esecuzione finalizzate, da un lato, a concludere in tempi celeri procedimenti che duravano da oltre 10 anni e, dall'altro, a far si che, dopo una sentenza, questa non rimanesse sulla carta per i tempi lunghi e le difficoltà della sua esecuzione. In campo penale abbiamo dedicato particolare impegno, e certo il nostro apporto è stato determinante, per l'approvazione della legge sulla difesa d'ufficio e di quella per il patrocinio a spese dello stato per i non abbienti.
Ci siamo impegnati all'approvazione di norme specifiche tese a combattere efficacemente lo sfruttamento dei minori, in particolare lo sfruttamento sessuale e la pedofilia, e- più in generale- per la tutela dei minori, contro le violenze in ambito familiare e gli abusi nei luoghi di lavoro, nonché per rendere effettivi la protezione, la tutela e il risarcimento dei danni per le vittime di reati, soprattutto rispetto a chi è stato colpito dalla criminalità mafiosa. Contemporaneamente abbiamo operato affinché, nei processi penali, si riuscisse a coniugare la celerità dei giudizi (i tempi vergognosamente lunghi della nostra giustizia di fatto avvantaggiano i colpevoli e danneggiano gli innocenti) con le garanzie necessarie per evitare, o per limitare il più possibile, il rischio di errori giudiziari (riforma costituzionale del "giusto processo", legge sulle indagini difensive, riforma del giudice unico).
Nello specifico campo della criminalità organizzata vanno ricordate la legge sulle videoconferenze (per limitare il "turismo giudiziario"), quella per gli incentivi ai magistrati destinati alle sedi disagiate, l'approvazione delle norme antiracket e antiusura, la modifica alle norme sui collaboratori di giustizia per rendere trasparente e affidabile la collaborazione, per renderla ancor più inattaccabile in sede processuale e per ridare efficacia a questo strumento essenziale per la lotta alla mafia.
Determinante è stato il nostro contributo per rafforzare e distinguere la protezione e il trattamento dei collaboratori di giustizia da quella dei testimoni e, cioè, di quei cittadini che, estranei alle organizzazioni criminali, hanno il coraggio di testimoniare nei processi di mafia mettendo a rischio la vita.
Ci continueremo a battere, comunque, affinché vengano applicate le leggi esistenti (come quella sull'archivio unico dei conti correnti che risale alla finanziaria del 1991 e quelle sul riciclaggio) o venga ratificato immediatamente il trattato con la Svizzera sulle rogatorie perché crediamo che le varie mafie vadano combattute soprattutto sul terreno della accumulazione illecita.
In molte regioni del nostro Sud, le mafie, con la loro integrazione nel blocco di potere economico, politico, e istituzionale ivi dominante oltre a costituire una delle principali cause del mancato sviluppo di quelle specifiche aree, rappresentano un pericolo per la vita democratica dell'intero Paese.
Ci sarà tutto il nostro impegno per riportare ai primi posti dell'agenda politica la lotta alle varie mafia, nella consapevolezza che queste, passata la grande stagione delle inchieste giudiziarie e dei processi, sono tornate a essere forti e presenti, se non più, almeno quanto prima.
Tuttavia, la legislatura che si aprirà dovrà affrontare nodi irrisolti sia sul terreno della giustizia civile, sia su quello, complesso, del penale. Si dovrà dare razionalità alle riforme approvate, eliminando tutte quelle norme contraddittorie, frutto della schizofrenia che ha caratterizzato le politiche del centro sinistra in piena armonia con la destra, nella seconda parte della legislatura; operare concretamente per un nuovo codice ispirato al principio del "diritto penale minimo" che sostituisca l'attuale codice, che risale al periodo fascista; intervenire, anche con adeguati fondi, per una efficace razionalizzazione e sburocratizzazione della macchina giudiziaria, affinché la giustizia sia realmente al servizio dei cittadini e non il contrario, come troppo spesso accade oggi.
Per quanto concerne la giustizia civile rimane aperto il problema della riforma complessiva del codice di procedura civile, per accelerare il corso dei processi e rendere più facile, e meno oneroso, l'accesso alla giustizia da parte di chi ha subito un danno o si vede negato un diritto. E' necessario, inoltre, contrastare la tendenza marcata alla privatizzazione della giustizia civile ed amministrativa attraverso l'istituto dell'arbitrato. Mentre, da un lato, infatti, riteniamo utile rafforzare strumenti di conciliazione e filtri precontenziosi, quando vi è richiesta dei soggetti interessati, al fine di arrivare a una soluzione stragiudiziale di contenziosi civili in tempi brevi, (soprattutto quelli che riguardano problemi inerenti la vita quotidiana di singoli cittadini), ribadiamo la nostra contrarietà al fatto che questi siano obbligatori e che, di fatto, condizionino la possibilità di iniziare l'azione civile per il riconoscimento di diritti lesi o per il risarcimento di danni subiti (l'obbligatorietà finisce sempre per avvantaggiare la parte economicamente più forte).
Significativo, a tale proposito, quanto sta avvenendo nel processo del lavoro, dove l'obbligo alla conciliazione ha indebolito il lavoratore e non ha per nulla risolto il problema dei tempi lunghi della decisione, danneggiando di fatto proprio la parte socialmente più debole. A questo settore va quindi destinata buona parte dei mille magistrati previsti, accelerando i tempi del concorso, ripristinando allo stesso tempo lo spirito iniziale del processo del lavoro.
In materia di infortuni sul lavoro, insieme alle misure preventive anche in ambientale, è necessario un Testo Unico che riunisca e renda efficaci le norme antinfortunistiche (oggi inserite in numerose leggi e di fatto spesso disapplicate). Proprio ai fini di prevenzione dei sempre più numerosi incidenti sul lavoro - nel solo 2000 vi sono stati oltre 1200 morti e milioni di infortuni anche con conseguenze gravissime (senza considerare i casi ancora più frequenti nel lavoro nero che non vengono neppure denunciati). E' indispensabile prevedere immediate sanzioni amministrative che colpiscano le aziende, oltre a quelle penali già esistenti per i responsabili, affinché le norme penali insieme a quelle interdittive siano più efficaci, proprio per gli interessi economici che andrebbero a colpire.
Nel settore penale va condotta innanzitutto una vera e propria battaglia culturale.
Il centro sinistra ha infatti inseguito le destre anche sul terreno emergenziale: microcriminalità, immigrazione, diritto d'autore, solo per citarne alcune, sono stati i temi di vere e proprie campagne di "legge e ordine". Anziché contrastare culturalmente e politicamente le destre, l'Ulivo le ha seguite nella logica regressiva e repressiva, con effetti conseguenti che si sono visti persino nella gestione delle piazze dell'ultimo anno, in occasione di manifestazioni antifasciste e antiliberiste.
Dentro questo solco regressivo è, tra l'altro, maturato il cosiddetto "pacchetto sicurezza" del governo, un insieme di misure demagogiche in totale contrasto con le riforme approvate nei primi due anni con il nostro contributo. Norme che abbiamo fortemente contrastato e che, non solo sono del tutto inefficaci rispetto al diritto di sicurezza dei cittadini, che riteniamo fondamentale, ma che - se non saranno modificate al più presto - determineranno numerose scarcerazioni di boss mafiosi.
La nostra azione, in totale controtendenza con la logica emergenziale e con la strumentalizzazione della giustizia a fini elettoralistici, oltre ad affrontare alla radice le cause sociali di tanti fenomeni di devianza, si propone di combattere incisivamente la grande criminalità economica, finanziaria e mafiosa.
In questa direzione vanno le proposte di legalizzazione delle droghe leggere e la somministrazione controllata degli stupefacenti per tossicodipendenti gravi, nonché l'eliminazione delle sanzioni amministrative per chi fa uso personale di sostanze stupefacenti.
I dati relativi alla popolazione carceraria dicono infatti che la stessa è composta per il 32% da immigrati e quasi al 50% da persone con problemi di tossicodipendenza, in carcere per reati connessi con il loro stato.
Nei paesi in cui si è cominciato a sperimentare la somministrazione controllata di stupefacenti (in Svizzera innanzitutto) si è registrato un crollo del numero dei morti per overdose, dei malati di Aids o altre patologie, e dei reati collegati alla tossicodipendenza. Per quanto riguarda il carcere, ci siamo battuti per condizioni meno disumane e, soprattutto, per la tutela del diritto alla vita e alla salute (la nostra proposta di legge relativa alla incompatibilità tra carcere e persone gravemente malate, in particolare affette da Aids, e quindi in piena sintonia con i principi costituzionali, è stata approvata malgrado forti resistenze sia all'interno del Polo che dell'Ulivo.
Sul versante immigrazione, ci battiamo per un'accoglienza "vera", per l'aumento del numero degli immigrati "legali", per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro, per un piano di infrastrutture da destinare a centinaia di migliaia di lavoratori extracomunitari, ormai indispensabili per interi settori della nostra economia (agricoltura, ristorazione, industria, ecc.), oggi sfruttati, senza alcuna protezione sociale, alloggiati in condizioni disumane, emarginati, senza occasioni di socialità tra di loro e con "noi", e, proprio per questo, spesso costretti a delinquere o vittime della criminalità organizzata.
Questo modo di affrontare i problemi legati alla tossicodipendenza, all'emarginazione e alla immigrazione è quindi l'unica strada alternativa, di sinistra e non demagogica, per tutelare la sicurezza dei cittadini, affermando così una idea di società alternativa a quella delle destre.
Sempre una battaglia culturale dovrà altresì accompagnare proposte che guardano alla concezione della pena e alle condizioni dei detenuti.
Il centro sinistra ha affrontato con una logica di opportunità politica elettorale la questione posta da più parti tesa a ridimensionare il sovraffollamento nelle carceri, e non ha perciò avuto il coraggio di procedere sul terreno di una amnistia condizionata e di un indulto revocabile. Rifondazione comunista ha avanzato, anche in quel caso, proposte tese a rendere più umane le condizioni di vita dei detenuti, e allo stesso tempo prevedere che amnistia ed indulto, per i fatti di minore pericolosità sociale, fossero condizionati e seguiti da un percorso di verifica e di recupero sociale che offrissero garanzie rispetto alle preoccupazioni di sicurezza dei cittadini.
La questione carceraria rimane invece tra i fondamentali nodi irrisolti, sia sul piano del regolamento interno, non rispettato ancora in tante realtà, sia sul piano delle pene alternative. Proprio per questo forte è stata la nostra critica al governo che ha rinunciato ad esercitare una delega, approvata dal Parlamento su nostra proposta, che sarebbe stato il primo fondamentale passo per il diritto penale minimo, tanto invocato a parole ma mai concretamente attuato. La delega avrebbe permesso che, per i reati di minor allarme sociale, anziché il carcere fossero previste pene diverse (lavori socialmente utili, detenzione domiciliare nei week end, sanzioni finalizzate al risarcimento del danno), certamente non solo più efficaci per chi ha sbagliato, ma anche più utili alla collettività e alle vittime dei reati. Una delega, dunque, che, appunto, individuava un percorso di realizzazione di una serie di principi, in parte già contenuti nella filosofia della legge "Gozzini". Legge che, invece, nei provvedimenti emergenziali proposti dal centro sinistra, e approvate da tutte le forze politiche esclusa la nostra, è stata modificata in senso restrittivo, azzerando in molti casi gli effetti positivi di reinserimento sociale.
Le ulteriori proposte di cui ci faremo portatori: riforma del segreto di Stato; concessione dell'indulto per le pene relative ai reati commessi con finalità di terrorismo e eversione; distinzione di funzioni tra magistratura giudicante e inquirente; riforma dei codici penale e civile improntate ai principi del diritto penale minimo ad una maggiore tutela dei soggetti sociali più deboli ed altre ancora stanno perciò in un quadro in cui si rende sempre più evidente il rapporto tra diritto formale e diritto sostanziale, tra garanzie e condizioni sociali. Particolare impegno dovrà essere sviluppato per quanto riguarda le problematiche dei reati commessi da minorenni, sia in relazione alla ricerca di luoghi di espiazione di pene diverse dal carcere (es. comunità), sia affinché nel processo minorile si valutino sempre più, oltre alla gravità del reato, le previsioni sul futuro e sulla personalità del minore.
Una delle priorità, per la prossima legislatura, dovrà essere l'approvazione delle norme di attuazione dell'art. 10 della Costituzione che garantisce il diritto d'asilo allo straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche.
Il nostro obiettivo è quello di arrivare ad una giustizia più celere e più efficiente, offrendo maggiori garanzie per tutti i cittadini e tenendo sempre più conto della tutela delle vittime dei reati.
Anche il capitolo specifico della giustizia, insomma, assume sempre più chiaramente i caratteri del modello di società che proponiamo.