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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 8: L'Italia nel mondo di fronte ai processi della globalizzazione
Per un'Italia di pace

Il decennio che si è chiuso ha visto il tradimento delle speranze di pace suscitate dalla caduta del muro di Berlino e dalla fine della guerra fredda. Allo scioglimento del patto di Varsavia si è risposto rilanciando e rafforzando la Nato. Alla richiesta di superare i confini e le barriere tra i popoli si è preferito accentuare i processi di disgregazione alimentando il nazionalismo etnico ed escludente. Invece del disarmo nucleare, sotto la guida degli Stati Uniti, si vuole rilanciare la corsa al riarmo atomico attraverso la militarizzazione degli spazi siderali. Armi radioattive e mutagene sono usate dalle forze armate occidentali nelle guerre umanitarie, così che i territori "liberati" saranno inabitabili ed avvelenati per centinaia di anni. Tutto è piegato alla logica militare. Ai marines è garantita la totale impunità da vergognosi trattati segreti come quelli che hanno sottratto alla giustizia i responsabili della strage del Cermis. I nostri mari sono tutti un brulicare di portaerei e sommergibili nucleari, che approdano nei nostri porti senza alcun piano di sicurezza per la popolazione civile. Gli stessi aerei civili sono costretti a volare in cieli sottoposti a servitù militari, con i caccia Usa che si "addestrano" utilizzando i jet civili come bersagli. Ustica con i suoi 81 morti innocenti non è servita a fermare le acrobazie aeree del potente padrone americano che si comporta in Italia come non si può permettere in casa propria.

Porre il problema dello scioglimento della Nato non è porre un problema ideologico ma farsi carico del diritto alla sicurezza ed alla pace del popolo italiano.

Chiediamo di rinegoziare la concessione agli Stati Uniti delle basi straniere sul nostro territorio. Concesse con accordi segreti, non sono mai passate al vaglio del voto e del controllo parlamentare Chiediamo di bandire dal territorio, dalle acquee e dallo spazio aereo nazionale le armi di sterminio di massa, nucleari, chimiche e batteriologiche.

Ci battiamo per ridurre le spese militari che oggi superano il tetto dei 33mila miliardi l'anno, cominciando a tagliare i programmi per quei sistemi d'arma a "braccio lungo", ovvero destinati a portare fuori dal territorio nazionale la capacità offensiva dell'Italia, come la nuova portaerei, i cacciabombardieri F16 e Tornado, il costosissimo (oltre 200 miliardi ad esemplare) caccia Eurofighter (Efa).

Chiediamo la soppressione di tutti quei contratti di cessione di armi con paesi in guerra a cominciare dalla Turchia che con le armi italiane e Nato massacra il popolo kurdo. Sosteniamo la campagna delle Ong per una moratoria della vendita di armi leggere all'Africa, perché è con questi strumenti di morte che si combattono le guerre e si provocano quegli etnocidi nei riguardi dei quali anche gli assertori dell'interventismo umanitario preferiscono rimanere a guardare.

Siamo per sperimentare forme alternative di difesa, valorizzando il grande patrimonio di decine di migliaia di giovani che hanno scelto l'obiezione di coscienza, attraverso un servizio civile degno di questo nome.

Siamo per una leva della protezione civile con un corpo smilitarizzato, in grado di far fronte ai veri nemici del nostro Paese: gli incendi, il dissesto idrogeologico, la catastrofi naturali o provocate dall'uomo.

Ci battiamo per la riconversione in produzione civile dell'industria bellica ponendo al contempo fine all'emorragia di posti di lavoro nel settore. Anche qui solo la pace rappresenta un buon investimento.

Dal punto di vista europeo, una politica di sicurezza e di difesa comune non può che essere fondata sull'integrazione dei sistemi di difesa dei paesi di ambito OSCE, e cioè dell'Europa dall'Atlantico agli Urali, per la creazione di uno spazio denuclearizzato e tendenzialmente smilitarizzato, con l'esplicita esclusione di ogni intervento al di fuori del proprio continente.

Noi proponiamo dunque una svolta nella politica estera italiana ed europea, necessaria per rompere il processo di costruzione di un assetto unipolare del mondo che è andato avanti negli ultimi anni sia a livello economico-sociale, sia a livello politico militare. La nuova fase di riorganizzazione del capitale che chiamiamo "globalizzazione" ha prodotto e produce un aumento intollerabile delle disuguaglianze a livello planetario. In questo processo di impoverimento generalizzato, però, cresce la concentrazione di potere economico nelle mani delle élites della parte più ricca del pianeta, favorita dalle politiche liberiste promosse da organismi multilaterali come l'Organizzazione Mondiale per il Commercio, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Si tratta di organismi sempre più al di fuori del controllo democratico della comunità internazionale nel suo insieme e sempre più al servizio degli interessi del capitale multinazionale. Ma l'aspetto più preoccupante è che a questo processo di polarizzazione della ricchezza e del potere si accompagna un mutamento della funzione di organizzazioni militari come la Nato, divenuta ormai il gendarme mondiale al servizio degli interessi dei paesi più ricchi, a scapito di tutti gli altri, accompagnata dall'azione di quello che ormai è divenuto il vero organismo di governo mondiale, il G7.

(revisionato il 28 aprile 2001)

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