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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 8: L'Italia nel mondo di fronte ai processi della globalizzazione
Per un'Italia solidale

L'Italia è il sesto paese più ricco del mondo, con un Pil che nel 2000 è stato di oltre due milioni di miliardi di lire. Cionostante, l'aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) continua a scendere, allontanandosi sempre più dall'obiettivo generale dello 0,7% del Pil. Nel 1999, l'Italia ha attribuito alla cooperazione internazionale poco meno di due miliardi di dollari, pari a circa 4mila miliardi di lire, pari allo 0,15% del Pil. Ma, se si analizza l'utilizzo di questi fondi, si evince che quasi il 78% del totale è stato assorbito da contributi (volontari e obbligatori) alle istituzioni multilaterali, tra cui spiccano Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Per la cooperazione bilaterale resta ben poco, come è evidente. Negli ultimi anni, inoltre, si sono succeduti provvedimenti governativi che hanno distolto ulteriori fondi alla cooperazione, per destinarli alla Difesa e agli incentivi per l'internazionalizzazione delle imprese (attraverso la Simest spa). Tutto questo in un quadro di generale crisi della cooperazione, la cui riforma, dopo sei anni di discussione in Parlamento, non è stata varata neanche in questa legislatura per responsabilità del governo di centro-sinistra.

Riteniamo doveroso promuovere il rilancio di un'autonoma cooperazione bilaterale dell'Italia, a partire da un aumento cospicuo delle risorse, almeno fino al raggiungimento dell'obiettivo dello 0,7% del Pil. Proponiamo che i fondi finora destinati alle istituzioni finanziarie internazionali siano invece destinati alla cooperazione decentrata su base territoriale ed agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di sviluppo. Inoltre, la riorganizzazione delle attività di cooperazione internazionale non si può più rimandare: bisogna porre fine ad ogni commistione con interessi commerciali e attività militari eliminando definitivamente lo scandalo del finanziamento delle missioni militari all'estero con i fondi della cooperazione.

Riteniamo prioritaria, a questo fine, la costituzione di un'Agenzia per la cooperazione dotata di effettiva autonomia operativa e finanziaria, in grado di rilanciare efficacemente interventi coordinati a livello nazionale e regionale, con il coinvolgimento delle popolazioni destinatarie degli aiuti. Siamo convinti che il rilancio di una cooperazione allo sviluppo paritaria e con ampio respiro programmatico costituisca un elemento fondante per un'Italia solidale. L'Italia, infatti, può qualificare il proprio autonomo ruolo e conquistare un maggior prestigio e peso nella medesima Unione Europea, riconquistando una propria capacità di iniziativa internazionale soprattutto nell'ambito del Mediterraneo, sia lavorando al superamento della tendenziale contrapposizione liberista tra le due sponde, sia promuovendo un modello di sviluppo capace di valorizzare le produzioni peculiari dell'area.

Il punto di partenza resta la totale e incondizionata cancellazione dei crediti vantati dall'Italia nei confronti dei paesi meno avanzati. La cancellazione deve anche rappresentare l'occasione per introdurre maggiore trasparenza nella gestione dei crediti, finora affidata esclusivamente al Tesoro, senza alcuna possibilità di accedere ai dati reali. Per garantire maggiore efficacia ai futuri crediti concessi dal nostro paese, inoltre, bisogna introdurre meccanismi di valutazione dell'efficacia degli interventi, al fine di evitare che errori di programmazione si traducano in un fardello per i paesi destinatari. Ciò vale soprattutto per le attività della Sace, ente pubblico destinato alla concessione di crediti all'esportazione. Attività sulla cui natura il Parlamento è incredibilmente tenuto all'oscuro. E' necessaria una profonda riforma della Sace, con l'introduzione di elevati standard di tutela sociale ed ambientale e di rispetto dei diritti fondamentali per la concessione delle garanzie, per evitare il finanziamento pubblico di progetti dannosi. Allo stesso modo, deve essere elaborata una lista di prodotti la cui copertura assicurativa pubblica è da escludere, a partire dalle armi e dai prodotti dual use. Per questo, è necessario il coordinamento delle attività della Sace con quelle di cooperazione allo sviluppo, come richiesto, del resto, dallo stesso Trattato di Maastricht. In generale, è necessario introdurre maggiore trasparenza nella gestione dei fondi pubblici in dotazione alla Sace, ponendo fine alla scandalosa condotta della dirigenza dell'ente, che nega impunemente informazioni persino al Parlamento.

(revisionato il 28 aprile 2001)

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