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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 2: Le politiche strutturali
Piccole imprese e lavoro autonomo

Milioni di piccoli imprenditori e lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, agricoltori, e lavoratori autonomi nel terziario) che rispettano leggi e contratti di lavoro ed operano nella legalità sono costretti a pagare tasse e oneri sociali altissimi per colpa di chi abusa del lavoro nero e dell'economia sommersa.

In Italia, ogni anno, l'economia sommersa e il lavoro nero sottrae 500 mila miliardi all'economia legale; questo dato incide per il 27% sul PIL (la media Europea è del 12%). La Pubblica Amministrazione con la sua gigantesca burocrazia si accanisce quasi sempre in modo insopportabile contro questo mondo (quello regolare) mentre chiude occhi, orecchie e bocca nei confronti delle illegalità diffuse in tutti i settori dal nord al sud del paese. Le politiche realizzate sul terreno della lotta all'economia sommersa e lavoro nero è stata quasi sempre improntata a pratiche di condono e riduzione delle sanzioni che hanno sostanzialmente "incentivato" l'economia sommersa, anche nell'ultima legge finanziaria sono stati adottati provvedimenti in questa direzione e questo incentiva e aumenta le opportunità di ricorso al lavoro nero e sommerso. Queste politiche provocano una reazione negativa nel comportamento imprenditoriale e dei lavoratori autonomi perché minano alla radice l'etica della legalità favorendo la cultura della "concorrenza sleale".

Tutto questo si realizza in un contesto esasperante di una pratica "liberista" che a parole sembra corrispondere alle necessità di questo significativo comparto economico e sociale del paese ma che in realtà produce guasti e un'instabilità permanente che non consente un salto qualitativo adeguato e la crescita dei livelli dimensionali delle piccole imprese rispetto alle medie europee.

Queste pratiche creano le basi per una competizione in negativo sia sul piano europeo che internazionale, esaspera una contraddizione che la mette in crisi perché si basa sul principio di "invitare l'economia e gli uomini ad arricchirsi senza etica e regole", fino a far esplodere una guerra autodistruttiva nel sistema, che produce fenomeni giganteschi di illegalità che ne rendono impossibile il governo e che favoriscono la diffusione della penetrazione di varie forme di criminalità.

L'esempio della struttura economica e produttiva del sud rappresenta da questo punto di vista il risultato più eloquente; e non avendone invertito la tendenza, essa alimenta un analogo processo degenerativo anche al centro e al nord del paese.

Per rilanciare, con un programma riformatore alternativo, lo sviluppo su nuove basi, Rifondazione Comunista propone una strategia generale di intervento legislativo, programmato per uscire da questo circolo vizioso.

Una lotta senza quartiere contro l'economia sommersa e il lavoro nero, che reprima in modo efficace questo fenomeno e inasprisca le sanzioni; l'esatto contrario di quello che la destra liberista e la Confindustria intendono fare. Per ottenere ciò occorre potenziare i servizi ispettivi attuali assolutamente insufficienti (Guardia di Finanza, Ispettorati del Ministero del Lavoro, Inps, Inail), sperimentando anche forme di controllo sociale "di massa e dal basso": attribuendo funzioni specifiche anche ai poteri locali (Comuni), riconoscendo loro quote parziali ma significative delle risorse finanziarie recuperate con l'azione repressiva delle attività economiche e produttive illegali; ed elevando l'esigibilità dei diritti, sia collettivi che individuali, da parte degli stessi lavoratori dipendenti, fino a prevedere forme consistenti di risarcimento per il danno subito a causa del rapporto di lavoro irregolare. I comuni potrebbero prevedere la costituzione di fondi locali dove far confluire le risorse recuperate dalle attività sanzionatorie e di concerto con le rappresentanze sociali dei settori interessati deciderne l'uso locale a favore dello stesso mondo economico delle piccole imprese e del lavoro autonomo. Occorre quindi una nuove legislazione che tolga di mezzo la "convenienza" a praticare l'illegalità nell'economia e nel lavoro con provvedimenti efficaci sul piano della deterrenza nella lotta a questi fenomeni.

Una forte riduzione della pressione fiscale e degli oneri sociali per le piccole imprese che pagano correttamente le tasse e le retribuzioni ai lavoratori, destinando a questo obbiettivo le risorse recuperate dall'economia sommersa. Programmando un "rientro" graduale, quinquennale nella media Europea (dal 27% al 12%) dell'economia sommersa, le risorse aggiuntive nel bilancio dello Stato potrebbero superare i 100 mila miliardi annui. Tali risorse dovrebbero essere destinate per intero alla riduzione della pressione fiscale e dei contributi sociali; modulando tali interventi sulla base dei trend di recupero è possibile ipotizzarne una riduzione intorno al cinque-sei per cento.

La promozione di politiche efficaci e di servizi per le piccole imprese. Le piccole imprese e i lavoratori autonomi sono costretti a ricorrere troppo spesso a costosissime consulenze e ad assistenze di vario genere, che in molti casi hanno non pochi limiti qualitativi. Aiutare la nascita e la diffusione di consorzi misti, pubblici-privati, da costruire con il concorso delle rappresentanze sociali territoriali per offrire a questo mondo servizi di alto livello a costi contenuti è un obbiettivo realistico e credibile. Una legge quadro nazionale che assegna su queste problematiche risorse e funzioni importanti alle regioni e agli enti locali minori può rappresentare lo stimolo decisivo per avviare la realizzazione di una rete di questi servizi in tutti territori del paese.

Una formazione professionale e politiche salariali adeguate per garantire alle piccole imprese manodopera qualificata. In Italia la formazione professionale di manodopera qualificata e specializzata ha evidenziato limiti gravissimi. In varie parti del paese la piccola impresa ha serie difficoltà a reperire questo tipo di manodopera. Hanno pesato in tal senso, determinando un punto di crisi molto serio, da un lato, le politiche di bassi salari praticate negli anni ottanta e novanta e dall'altro, centri di formazione che non formano i giovani in rapporto alle esigenze specifiche professionali del mondo della piccola impresa. Una riforma generale della formazione professionale è urgente e necessaria; collegare le politiche formative a un reddito adeguato dei giovani che svolgono tali attività, sia nei centri di formazione professionale che nel processo lavorativo, è vitale per costruire le future generazioni di lavoratrici e lavoratori specializzati. Compito dello Stato e delle forze sociali interessate è quello di costruire un progetto credibile in questa direzione, abbandonando il metodo "usa e getta" verso la forza lavoro (occupata e inoccupata), soprattutto quella giovanile. Le risorse investite in questa direzione sia a livello nazionale che regionale dovranno essere molto più consistenti e soggette soprattutto a "verifica dei risultati concreti" in fase di bilancio di queste attività, responsabilizzando tutti i soggetti che concorrono alla realizzazione dei programmi; in questo senso va aggiornata sia la legislazione nazionale che regionale.

Certezza di accesso al credito agevolato e non, riformando in profondità il sistema creditizio per sottrarre il mondo della piccola impresa ai continui ricatti vessatori delle banche e combattere di conseguenza con più efficacia il fenomeno dei prestiti usurai, che piccoli imprenditori e lavoratori autonomi sono costretti a subire a causa della politica, fondata su "eccessive rigidità ed esasperanti garanzie", imposta loro dalle banche. A questo proposito proponiamo la creazione di un sistema creditizio specifico pubblico articolato a livello regionale, per sostenere la domanda creditizia delle piccole imprese, sia sul piano quantitativo che qualitativo, attraverso anche una semplificazione per l'accesso al credito.

Sburocratizzazzione degli adempimenti, attraverso l'attivazione degli "sportelli unici" su tutto il territorio nazionale, sostitutivi rispetto agli attuali servizi burocratici fortemente polverizzati e che costringono chi intende aprire o cambiare attività a defatiganti e costose procedure.

Regole contrattuali e legislative di tutela per le piccole imprese contoterziste nei confronti delle aziende committenti, consolidando ed estendendo i contenuti della legge sulla subfornitura che Rifondazione Comunista è riuscita a far approvare nella legislatura che si sta concludendo.

Una carta dei diritti per i piccoli imprenditori e il lavoro autonomo che dia a tutti i lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori certezze sulla esigibilità di diritti minimi sociali universali, a partire dalla realizzazione di una legge che dia certezza dei diritti al "popolo delle partite Iva" e alle prestazioni lavorative coordinate e continuative in ritenuta d'acconto.

Interventi sul mercato del lavoro per combattere il lavoro nero e semplificare le procedure burocratiche. E' necessario un intervento legislativo che modifichi le attuali normative che consentono surrettiziamente la pratica del lavoro nero, senza conseguenze sanzionatorie di particolare rilievo, a partire dalla abolizione dell'obbligo nella regolarizzazione del rapporto di lavoro entro "i cinque giorni dall'inizio della prestazione lavorativa": sostituendolo con "un obbligo immediato di regolarizzazione del rapporto all'atto dell'inizio della prestazione lavorativa", perché l'attuale normativa annulla di fatto ogni efficacia alla repressione dei comportamenti illeciti degli imprenditori scorretti, annullando di fatto l'efficacia degli interventi ispettivi degli organi competenti. Unitamente a questo tipo di intervento, è utile anche introdurre innovazioni sul terreno della sburocratizzazzione in materia di comunicazione delle assunzioni o cessazioni del rapporto di lavoro con una semplificazione delle procedure, prevedendo un unico ente di riferimento e controllo, rispetto alle attuali sedi multiple di riferimento (Inps, Ufficio per l'impiego, Inail, ecc.). In sintesi si tratta di eliminare le molteplici procedure burocratiche che consentono, incentivano o facilitano il lavoro nero.

(revisionato il 27 aprile 2001)

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