Le catastrofi ripetute degli ultimi anni e mesi, prodotti dell'intervento umano nell'alterazione dell'ecosfera e nella trasformazione selvaggia del territorio, il disordine urbano ed edilizio, la gerarchizzazione classista dell'organizzazione delle città rendono necessaria una disciplina organica e rigorosa del governo del territorio, in aperto contrasto con le deregolamentazioni che si sono affermate in questi anni di liberismo.
La gerarchizzazione classista, dal centro alla periferia, delle città si è aggravata e si è allargato il divario tra chi dispone di tutti i servizi e chi non ne ha nessuno. Le città mostrano con evidenza tutte le forme di emarginazione che coinvolgono gli uomini e, insieme, altre specie viventi e, in particolare gli animali d'affezione.
L'urbanistica deve perciò assumere, più compiutamente, il compito di dettare norme, criteri e canoni di assetto del territorio a partire dal recupero, dalla manutenzione, riqualificazione e riuso delle sue parti compromesse, di quelle edificate prive di requisiti di qualità, vivibilità e fruibilità.
Per questo Rifondazione Comunista propone una riforma urbanistica che non si fermi al necessario rigore delle procedure ma che affronti i nodi del rapporto tra città e ambiente, tra uomo e natura in un'ottica di ricostruzione del nesso tra soddisfazione dei bisogni primari, come la casa, e domande più ricche che esprimono il bisogno di qualità nelle relazioni tra gli uomini, fra le funzioni produttive e quelle culturali e sociali, e tra tutte queste e l'ambiente naturale ed i viventi che lo animano. Per questo, anche in questo campo, occorre porre un freno ai processi di mercificazione, che ormai invadono anche la sfera della natura vivente, per recuperare e porre al centro i valori d'uso insiti nell'organizzazione sociale, culturale e produttiva delle relazioni tra l'uomo e il suo habitat naturale o costruito.
Nel rispetto delle funzioni trasferite alle Regioni, e nella valorizzazione della loro autonomia, la normativa nazionale deve definire con rigore e certezza i limiti, i tempi ed i modi degli interventi necessari e/o possibili, di trasformazione urbanistica, nonché regolare l'esercizio di poteri sostitutivi in caso di inottemperanza da parte dei Comuni e delle Regioni agli obblighi di corretto governo del territorio e uso dell'ambiente.
Elemento centrale di una moderna normativa nazionale è una nuova legge sul regime dei suoli che deve prevedere l'immediata disponibilità delle aree destinate agli interventi e alle trasformazioni, mediante forme di acquisizione pubblica rapide e certe. Si tratta liberare le scelte di sviluppo delle città dal condizionamento della rendita fondiaria. Questo è possibile attraverso l'esproprio, con una normativa chiara e di facile applicazione; ma anche attraverso il riconoscimento del valore catastale delle aree e il loro conferimento al patrimonio delle Società per la Trasformazione Urbana a controllo pubblico. La valorizzazione di dette aree potrà remunerare i soggetti economici che proporranno e attueranno le trasformazioni, i proprietari conferenti e consentire il finanziamento delle opere di urbanizzazione, nonché la realizzazione degli standard di qualità - salvaguardia e ripristino di zone verdi, di aree di verde attrezzato, e creazione di servizi. In ogni caso, è indispensabile separare e distinguere la valorizzazione delle aree determinata dalla trasformazione urbanistica dall'acquisizione della rendita per rompere il meccanismo per cui la proprietà delle aree determina la gerarchia nelle città.
La legge nazionale deve fissare i limiti cui debbono attenersi le Regioni ed i Comuni nella definizione degli strumenti urbanistici di rispettiva competenza stabilendo che in nessun caso è possibile derogare alle norme di tutela ambientale e paesistica fissata dai piani e dalle leggi. A questa normativa dovranno uniformarsi tutti gli strumenti e gli istituti di programmazione negoziata, dai Contratti d'area, ai Patti Territoriali, ai Programmi di Recupero, ai Prusst (programmi di riqualificazione urbana per lo sviluppo sostenibile e territoriale).
La legge deve prevedere l'istituzione di un Osservatorio sul Governo del Territorio, con la partecipazione delle Regioni, che raccolga e fornisca elementi di conoscenza e indicazioni per la messa in sicurezza del territorio e per la definizione di misure che innalzino la qualità della vita nel territorio urbanizzato e in quello agricolo e naturale.
La legge deve fissare i parametri cui le Regioni ed i Comuni debbono attenersi nelle previsioni di crescita e nel dimensionamento del piano, in modo che tendenzialmente risulti soddisfatta la domanda quantitativa e qualitativa di abitazioni e la piena utilizzazione del patrimonio edificato. La completa accessibilità e fruibilità della città in tutte le sue strutture e funzioni, da parte di tutte e di tutti, è requisito indispensabile per la validità di ogni piano urbanistico.
La legge deve prevedere misure di incentivazione per la bonifica, il recupero e il riuso degli immobili compromessi - aree e edifici - specie nelle zone industriali dismesse - anche attraverso la realizzazione di specifici consorzi di competenza delle Regioni.
Le legge deve prevedere il finanziamento dell'Edilizia Residenziale Pubblica con modalità che incentivino le Regioni a prevedere Istituti - anche a partecipazione privata - capaci di soddisfare la domanda sociale di alloggi in locazione per le fasce più deboli. A canone sociale per redditi annui pari al triplo delle pensioni minime e a canone convenzionale (non superiore al 5% del costo di realizzazione) per quelli non superiori a 80 milioni. La ricostituzione di un mercato pubblico delle locazioni è elemento fondamentale della costruzione di una città accogliente, capace di garantire parità di diritti e di condizione abitativa a tutti i suoi abitanti.
Le previsioni di aree, cubature e servizi per rispondere a tali esigenze sono comprese negli strumenti di piano ordinari e nei loro periodici aggiornamenti, superando la normativa della vecchia legge 167 e i piani Erp (Edilizia residenziale pubblica), che costituiscono attualmente isole spesso separate e dequalificate delle città. E' necessario fissare criteri e procedure cui le Regioni e Comuni debbano attenersi nel programmare piani di ristrutturazione urbana mediante piani di demolizione e ricostruzione di edifici, isolati e quartieri a basso livello di infrastrutturazione e servizi pubblici, in modo che i cittadini interessati siano partecipi e protagonisti e non oggetto passivo delle operazioni immobiliari e speculative, sui quartieri delle città, con conseguente emarginazione e snaturamento degli stessi.
Le procedure per le individuazione, definizione e approvazione dei piani urbanistici, di qualsiasi livello e natura, debbono essere assolutamente pubblicistiche e di competenza dei consigli comunali.
L'accelerazione delle procedure di elaborazione, approvazione e attuazione dei piani urbanistici deve derivare dall'ordinarietà e unicità degli strumenti di pianificazione e non dalla derogabilità delle procedure o dei vincoli.
La legge deve affermare che ciascun livello istituzionale è autonomo nel definire e approvare gli strumenti urbanistici di propria competenza, previa verifica di conformità alle normative e ai vincoli di competenza superiore e di compatibilità con gli strumenti analoghi delle istituzioni territoriali confinanti.
Le Conferenze di pianificazione debbono costituire la prassi ordinaria delle relazioni istituzionali. Lo Stato esclude dai finanziamenti pubblici, a qualsiasi titolo erogati, le Amministrazioni non dotate di strumenti urbanistici di governo del territorio conformi ed esercita i poteri sostitutivi per la loro definizione. Le Regioni operano analogamente verso le amministrazioni locali di competenza.
Le Regioni debbono costituire lo snodo centrale della pianificazione territoriale ed urbanistica nel rispetto delle norme di tutela ambientale, paesistica, storica, archeologica, idrogeologica. Le Regioni dettano le norme di governo del territorio di loro competenza in autonomia e nel rispetto reciproco con le Regioni confinanti.
La legge nazionale indica quali trasformazioni sono di competenza statale e devono essere definite attraverso i piani e con procedure alternative che coinvolgano, comunque, le Regioni interessate.