Applicare al mercato elettrico, meccanicamente, modelli di funzionamento ed assetti che derivano da altri mercati, trattando l'energia come una merce qualunque è profondamente irrazionale, per ragioni economiche, ambientali e sociali.
L'energia è un bene essenziale e strategico. Il servizio elettrico nazionale deve perciò rimanere sotto il controllo dello Stato. Solo attraverso il mantenimento della sua fisionomia pubblica può essere garantita l'unitarietà e la corretta ed efficace articolazione sul territorio. Solo in tal modo sarà salvaguardata l'autonomia del paese in questo settore così nevralgico e potranno essere predisposti e resi efficaci i necessari e urgenti nuovi strumenti di programmazione in campo energetico, a cominciare dall'assunzione concreta degli impegni di Kyoto relativi alla riduzione delle "emissioni serra". Dopo i molteplici fallimenti già verificati in altri ambiti (credito, assicurazioni, telecomunicazioni, agroalimentare, infrastrutture), sarebbe del tutto irrazionale ed estremamente grave procedere sulla strada intrapresa di privatizzazione, liberalizzazione e deregolamentazione del settore. Il Prc ribadisce altresì la propria netta opposizione a qualsiasi ipotesi di frammentazione del sistema in una molteplicità di soggetti che producano, trasportino e distribuiscano l'energia elettrica, che rischierebbe di rendere ingovernabile il sistema con gravi cadute di qualità nel servizio reso ai cittadini/utenti (basti vedere quanto sta accadendo in California dove la "deregulation" avviata nel settore elettrico è miseramente fallita imponendo un ripensamento sul rilancio del ruolo pubblico).
Per questa ragione, occorre, in primo luogo, arrestare il processo di svendita di Enel, riaffermandone il carattere pubblico e il ruolo di gestore nazionale del servizio elettrico; definire un piano industriale, che miri a ricostruire una struttura operativa unica, nazionale, verticalmente integrata, che salvaguardi l'occupazione nel settore, riavviando una politica di investimenti, che privilegi il parco delle centrali di produzione esistenti, con l'obiettivo di migliorarne la capacità produttiva riducendo l'impatto ambientale; riaffermare il principio della tariffa unica nazionale, salvaguardando l'esistenza di una "fascia sociale protetta" con tariffe contenute.
Occorre oltre a ciò definire un piano energetico nazionale che privilegi il risparmio, l'uso razionale dell'energia, l'impiego di energie rinnovabili; rilanci conseguentemente gli investimenti e la ricerca; ribadisca il rifiuto di fondo all'uso dell'energia nucleare; favorisca la scelta di combustibili meno inquinanti, come il metano, per far fronte alle trasformazioni, riconversioni ed ottimizzazioni degli impianti esistenti.
Nel nuovo quadro programmatorio, si dovrà inoltre promuovere e realizzare la gestione integrata dei servizi energetico ambientali su scala territoriale ampia (elettricità, gas, ciclo acque e rifiuti etc.), salvaguardandone la gestione pubblica, favorendo una collaborazione ed integrazione tra le aziende esistenti, puntando all'estensione di strutture efficienti e all'ampliamento e miglioramento dei servizi e dell'occupazione anche nel sud del Paese.