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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 2: Le politiche strutturali
Comunicazioni

Proprio i settori innovativi (quelli, cioè, caratterizzati da una collocazione strategica per il futuro industriale di un paese) necessitano di un "governo" che non è possibile ridurre alla semplice sommatoria degli interessi delle singole strategie aziendali. È per questo motivo che l'intervento dello Stato non può limitarsi, soprattutto in questi settori, al semplice ruolo di garante della "libera" competizione.

La scelta di mettere in concorrenza lo sviluppo delle infrastrutture di rete, ben lungi dal produrre una diminuzione sostanziale del costo d'accesso, ha prodotto un'irrazionalità della progettazione delle risorse. Aree ad alta redditività hanno pagato in primo luogo in termini di inquinamento tale concorrenza, mentre aree a bassa redditività sono fornite di un servizio scarso ed inefficiente. Tale scelta ha prodotto, inoltre, livelli di concentrazione, in poche mani private, di beni che tecnicamente dovrebbero essere considerati indisponibili al profitto privato (si pensi all'utilizzo delle radiofrequenze che, con tali scelte, sono divenute di proprietà di soggetti a volta a controllo estero). Tutto questo rafforza i pericoli derivanti dalla possibilità di controllo di quella infrastruttura primaria di un paese rappresentata dal sistema di comunicazione. Per questi motivi avevamo proposto che almeno una delle licenze della telefonia della terza generazione (Umts) fosse destinata alla comunicazione no profit attraverso lo sviluppo di un settore svincolato da diretti interessi commerciali.

Inoltre, i temi del controllo della infrastruttura di rete da parte delle aziende, richiamano quello più generale del controllo sulla comunicazione effettuato dalle strutture di intelligence dei vari paesi. In questi anni è arrivata alla cronaca la vicenda relativa al sistema Echelon, ma strutture ancora più sofisticate sono già in funzione e sono in grado di registrare ogni nostra conversazione, ogni nostro spostamento (attraverso le cellule del telefonino). Il tema del controllo, nella società dell'informazione, diviene sempre più centrale per definire il grado di libertà di una società.

Telecomunicazioni

Nei prossimi anni, ad esempio, nel settore delle Tlc si determinerà un aumento dei livelli di discriminazione nell'accesso. I nuovi servizi, in assenza di una politica attiva e di una strategia pubblica, amplieranno il divario esistente, sia per censo, sia per mancata alfabetizzazione. Basta analizzare cosa accade, già oggi, intorno all'introduzione di Internet e cosa potrà prevedibilmente accadere con i servizi Umts e Wll. Le stesse infrastrutture di rete, necessarie a garantire la concorrenza nel quadro dei processi di liberalizzazione, sta producendo un forte sviluppo dell'inquinamento elettromagnetico. Invertire la rotta, attraverso un processo di riacquisizione delle frequenze e delle reti da parte di un'azienda pubblica, potrebbe garantire un forte contenimento dell'inquinamento e, quindi, dei rischi per la salute. Accanto a ciò, si potrebbero sviluppare sinergie di rete che la competizione aziendale impedisce, con un miglioramento delle prestazioni delle infrastrutture e un servizio a minor costo. Per il settore dell'Umts, ad esempio, Rifondazione Comunista aveva indicato l'affidamento di una delle licenze, messe all'asta nei mesi scorsi, per lo sviluppo di un settore no-profit legato ai nuovi servizi e ritiene ancora valida tale scelta.

Tutto il settore della produzione impiantistica, inoltre, potrebbe essere caratterizzato da una fase di consolidamento e di sviluppo, proprio per la scelta di far sviluppare la ricerca sui servizi a valore aggiunto italiani, direttamente sul nostro territorio. Tutto ciò, potrebbe essere collegato alla effettiva possibilità di utilizzo delle bande di frequenza da parte delle aziende.

Informatica

L'Italia, inoltre, ha l'urgente necessità di una ricollocazione in un settore, come quello informatico, che lasciato alla libera concorrenza è rapidamente stato soffocato dai processi di concentrazione mondiale. Oggi, quasi tutto il software circolante è straniero e in mano a pochissime aziende. Per questo, è necessario aprire una fase nuova, partendo proprio dai bisogni di software della amministrazione pubblica, che potrebbe utilizzare e incentivare l'uso e la produzione di software "non proprietari". Intorno ad una tale scelta potrebbero prodursi spinte sufficienti a ravvivare un processo di re-industrializzazione nel campo informatico. È necessario, inoltre, invertire la scelta che permette la gestione dei dati informatici sulla fiscalità e l'Iva ad aziende private. Questi dati, non solo per la loro riservatezza, devono rimanere di diretta gestione dei ministeri competenti.

Per questi motivi, è necessario che il Parlamento sia chiamato a compiere una scelta di fondo sulla natura dell'industria della convergenza tecnologica nel nostro paese. I settori dell'informatica, delle telecomunicazioni, della produzione di contenuti (siano essi pure informazioni scritte o messaggi audiovisuali o, addirittura, multimediali) stanno producendo un nuovo e complesso settore nel quale finalità produttive, professionalità e merci, si ridisegnano in maniera incessante. In questo settore occorre scegliere quale ruolo il nostro paese può e deve svolgere.

Informazione

Il tema dello sviluppo democratico della società dell'informazione, è legato alla possibilità che essa non produca effetti devastanti per la società del futuro. Infatti, il pericolo legato al suo sviluppo rimane duplice: da un lato i temi della esclusione dalle informazioni ricche e avanzate per la larga parte della popolazione e, dall'altro, quello della circolazione di contenuti sviluppati solo all'interno di interessi e logiche mercantili. Questi due limiti di uno sviluppo, che sono ben individuabili nelle modalità di affermazione di questa nuova rivoluzione industriale, riaffermano la centralità di un servizio pubblico. Proprio per ciò, occorre dotare la presenza pubblica di risorse certe e sufficienti per la missione affidatagli, come pure di un quadro normativo stabile e sicuro. Il nuovo servizio pubblico comunicativo, nella società dell'informazione, deve essere collocato proprio sulla frontiera fondamentale di garanzia del diritto a comunicare. Questo diritto, infatti, diviene sempre più collettivo oltre che individuale e, accanto a quello ad essere informati, costituisce una delle pre-condizioni per le garanzie democratiche nelle società del futuro. Proprio la rivoluzione digitale, del resto, impone tali diritti al centro di una nuova cittadinanza elettronica che deve essere ri-pensata come sviluppo democratico e di autogoverno.

La Tv pubblica non può essere schiacciata sul modello di puro intrattenimento di tipo commerciale. Occorre saper ri-progettare un suo ruolo nella società attraverso la consapevolezza della forte dimensione "diadattica", di "orientamento" e di "formazione" del mezzo radiotelevisivo. Per questo occorre un ruolo pubblico che sappia sviluppare elementi di criticità nella lettura della realtà.

La Rai, dunque, deve restare pubblica e occupare un posto centrale nella sfera produttiva di contenuti. Il servizio pubblico deve garantire la possibilità di rappresentazione della realtà sociale e lo sviluppo di contenuti non direttamente mercantili. Televisione, radio, cinematografia, nuovi media, sono i campi nei quali il servizio pubblico deve garantire l'effettivo superamento dei vincoli all'accesso e alla produzione di informazioni e contenuti che il sistema delle aziende produce concretamente nel suo operare.

Tutto ciò deve aprire la strada alla definizione di un nuovo statuto dei diritti della società dell'informazione, che non possono essere definiti solo dagli ambiti mercantili. Struttura e natura del servizio pubblico radiotelevisivo, allora, devono rimarcare tale scelta.

Ma la società dell'informazione pone altri e nuovi terreni di ri-definizione dei vecchi diritti. Sarebbe sufficiente accennare al problema della riproducibilità tecnica delle prove di colpevolezza nei processi. Oggi, spesso, si arriva a determinare la colpevolezza di un imputato in base alla lista delle sue telefonate, dall'ora, dal luogo di provenienza. Tutte queste informazioni sono, in realtà, un "file" ri-costruibile attraverso tecniche semplicissime e, in ogni caso, in mano ad aziende private che non possono essere depositarie di tale potere/diritto. Si pone cioè un problema gigantesco, aperto dai processi di digitalizzazione dell'informazione e, quindi, dalla loro ri-producibilità tecnica.

Editoria

Il mondo dell'editoria è attraversato da una profonda necessità di ristrutturazione, sia sotto il profilo delle merci, sia sotto il profilo delle professionalità legate alla loro produzione. A tutto ciò è legata la qualità informativa del sistema nazionale del futuro, il suo pluralismo, la sua democraticità. Non va dimenticato, infatti, che a questa finalità non riducibile a merce sono legate le necessità sociali della informazione. In questo settore, allora, andrebbe chiusa una stagione aperta nel 1981 con la vecchia legge 416. Occorre, cioè, stabilire un nuovo principio: l'intervento pubblico deve garantire il pluralismo politico culturale e non assistere le aziende che producono profitti. Troppe risorse, infatti, ancora oggi garantiscono alti profitti a poche aziende e impediscono la sopravvivenza di testate che potrebbero rappresentare un salto in avanti sul terreno della rappresentazione culturale e sociale della realtà italiana.

(revisionato il 27 aprile 2001)

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