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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 3: Stato sociale
Introduzione

Sul terreno dello stato sociale, lo stato italiano fornisce una quantità e qualità dei servizi del tutto inadeguata rispetto ai bisogni sociali, in particolare con riferimento ai bambini, agli anziani e ai disabili.

La politica praticata dal centro sinistra - che non è altro che una variante moderata dell'ipotesi di stato minimo avanzata dalle destre - consiste nell'affiancare una politica dei tagli dei servizi ad una politica di vera e propria ristrutturazione del ruolo e delle funzioni dello stato.

Questa ristrutturazione - che potremo definire un passaggio dal welfare al workfare - non è quindi caratterizzata solo da un elemento quantitativo (la riduzione dei servizi) ma si connota come una modifica qualitativa, di ridisegno complessivo del ruolo dello stato nell'accumulazione capitalistica e cioè nell'intreccio tra produzione e riproduzione sociale.

Il punto fondamentale di questo passaggio è l'intreccio tra le politiche di precarizzazione del lavoro e la riduzione dei diritti certi ed esigibili sul terreno dei servizi.

Le leve di questa ristrutturazione sono le seguenti:

Questa operazione di ridisegno del ruolo dello stato secondo i dettami del neo liberismo imperante vede il terreno dei servizi come un terreno privilegiato, con l'obiettivo dichiarato della costruzione ex novo di un mercato dei servizi. Si tratta di una operazione strutturale in cui scompare lo stato sociale in quanto tale - per come storicamente si è costituito - per passare ad uno stato minimo, garante del funzionamento di un mercato dei servizi.

Il punto di fondo di queste politiche è la tesi secondo cui l'inefficienza e la rigidità dello stato possono essere superati attraverso il ricorso alle virtù terapeutiche della concorrenza e del mercato da un lato e alla vitalità dei corpi sociali intermedi (famiglia, cooperative, volontariato, carità pubblica, ecc.) dall'altra. Questa tesi cioè svapora il ruolo dello stato da un lato fornendo opportunità di profitto al mercato e dall'altro scaricando i costi sulla società, in particolare sul lavoro di riproduzione e di cura gratuitamente assolto dalle donne in famiglia. E' l'aggiornamento della antica ipotesi stato-mercato.

Gli effetti di questo progetto sono destinati a intervenire in profondità e a cambiare il terreno del confronto politico. Su questa base, infatti, i cittadini da soggetti titolari di diritti diventano clienti sovvenzionati di un mercato dei servizi cui devono apportare risorse proprie. Lo stato interviene nel sostegno della domanda sul mercato dei servizi in modi che prefigurano e determineranno una ulteriore frantumazione sociale. Per la fasce più ricche della popolazione si incentiva l'acquisto di servizi di qualità, attraverso detrazioni fiscali. Per il lavoro dipendente stabile si stimola la creazione di "mutue volontarie", il cui moltiplicarsi aumenterà le disuguaglianze nell'accesso ai servizi. Per le fasce più povere si prevede i meccanismo dei buoni servizio, degli aiuti alla famiglia per acquistare servizi poveri da una parte del terzo settore e soprattutto per riattivare pesantemente il lavoro non pagato delle donne all'interno della famiglia. Avremo così tanti sistemi pensionistici, tanti sistemi sanitari, tanti sistemi assistenziali, tanti sistemi educativi, diversi da luogo a luogo e da categoria a categoria. La stesa nozione di cittadinanza viene così a perdere di significato, in quanto non dà più luogo a una eguaglianza, almeno teorica, di diritti.

Noi riteniamo invece che la razionalità dello stato sociale non si ricostruisce nel confronto con le leggi di mercato ma nel confronto con i soggetti portatori dei bisogni sociali e con i lavoratori impegnati nella produzione dei servizi, per una estensione dei servizi medesimi e contro la logica dei trasferimenti monetari. Puntiamo cioè a coniugare l'aumento della spesa pubblica e il mantenimento di una responsabilità integralmente pubblica e statale nella garanzia dei diritti sociali - che si realizza attraverso la progressività delle aliquote sul piano fiscale - con forme estese di autogestione del lavoro nei servizi e di controllo sociale degli utenti sui funzionamento dei servizi medesimi. Vogliamo quindi raccogliere fino in fondo il protagonismo che esprime la società civile, ma non nella forma del mercato, che determina lavoro servile o per scaricare sulla società i costi della riproduzione sociale, bensì per attuare una effettiva socializzazione dello stato sociale.

In questo modo vogliamo superare il Welfare che storicamente abbiamo conosciuto in una direzione che da un lato rende certa l'esigibilità dei servizi e dall'altro risponda all'esigenza della personalizzazione della prestazione, alla domanda di "presa in carico" che i cittadini rivolgono ai servizi pubblici.

(revisionato il 27 aprile 2001)

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