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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 3: Stato sociale
Terzo settore

Questo non significa negare l'elemento di innovazione e i contenuti di relazionalità che si esprimono nel Terzo settore, che deve essere valorizzato per le potenzialità di allargamento della sfera dei diritti fondamentali della persona garantiti dal pubblico. Ma non si può i trascurare che il Terzo settore non è un soggetto omogeneo, portatore di un unico progetto sociale. Al contrario, esso muove da ispirazioni diverse, a matrice laica piuttosto che religiosa, e molteplici sono le forme organizzative e gli approcci alla realtà che lo attraversano. Una cosa sono le organizzazioni che offrono servizi, altra quelle di utenza, di consumo e di tutela e autotutela dei diritti, per non parlare appunto delle differenze che esistono sul piano giuridico e delle finalità istituzionali tra cooperative sociali, associazionismo e volontariato. Inoltre, il Terzo settore non è distribuito omogeneamente sul territorio nazionale, e risulta meno presente e più debole proprio in quelle aree, come il Mezzogiorno, dove il disagio e l'esclusione sono maggiori, dimostrando con ciò che la sua crescita è complementare e integrativa all'offerta e al finanziamento pubblico di servizi sul territorio.

Ancora, il Terzo settore è costituito da realtà molto diverse: alcune a carattere nazionale altre solo locale, differenti per consistenza o qualità nei servizi erogati e modalità d'intervento. Accanto a tutte queste considerazioni, ne va fatta una specifica che riguarda la tendenza a servizi del terzo settore per il minor costo, e conseguentemente le minori tutele del lavoro in queste realtà, come più volte denunciato dalle organizzazioni sindacali. A questa diminuzione complessiva dei diritti dei lavoratori nel Terzo settore non sono estranee le scelte politiche degli anni novanta e l'estensione ai servizi sociali delle gare al massimo ribasso nell'assegnazione degli appalti, così come pesa la natura discrezionale dell'attribuzione dei fondi. Va, infine, sfatato il mito che il Terzo settore erogatore di servizi sia un ambito di espansione dell'occupazione. Nella realtà, l'esternalizzazione di servizi e prestazioni non è sempre frutto di una scelta autonoma di enti locali che puntano all'innovazione e alla promozione di forme di cooperazione e autoorganizzazione dell'utenza. Più spesso, si tratta di una scelta obbligata, imposta dall'alto attraverso i tagli della spesa e il blocco delle assunzioni nel settore pubblico, che ha come esito, nella maggioranza dei casi, la sostituzione di lavoro tutelato con lavoro precario.

E' perciò necessario mettere fine alla strumentalizzazione del Terzo settore per sostituire a basso costo i dipendenti pubblici e separare nettamente il volontariato dal lavoro Anche per questo occorre aumentare la spesa sociale: per superare la logica degli appalti al massimo ribasso nell'affidamento di servizi in convenzione a soggetti del Terzo settore, e per definire con chiarezza i criteri, gli indirizzi e i vincoli per l'affidamento di servizi in convenzione. In particolare, è necessario intervenire, anche per via legislativa, per superare l'attuale frammentazione contrattuale del lavoro nei servizi sociali, in particolare tra pubblico, privato e no-profit. A tal fine, è necessario definire, garantendone la copertura finanziaria, "convenzioni tipo" a valenza nazionale, fissando standard di tariffe omogenee, o almeno costi minimi per tipologie di servizi e prestazioni erogate (es. rimborsi per case-famiglia, costo del lavoro per tipologie di prestazione: assistenza domiciliare, formazione, ecc.), oltre a parametri ed indicatori di qualità per superare le attuali differenziazioni tra area e area. Contemporaneamente, le "convenzioni tipo" dovranno prevedere, da un lato, tempi certi di pagamento dei servizi resi da parte dell'ente pubblico e le relative sanzioni, e d'altro lato le inadempienza che comportano la revoca della convenzione e la decadenza dai contributi, ancorché già erogati, tra i quali il ricorso ai sub-appalti. Allo stesso modo, occorre attivare linee di finanziamento nazionale sufficienti a garantire in tutti i Comuni l'assegnazione in comodato, o in locazione a canoni calmierati, di edifici o locali di proprietà pubblica ad associazioni di autotutela o di difesa dei diritti sociali e di cittadinanza e per attivare interventi di promozione e di crescita dell'associazionismo.

Sul versante dell'utenza, occorre introdurre forme di partecipazione e di controllo dal basso (Comitati di utenti e di lavoratori e lavoratrici del settore) sull'efficacia dei servizi, connettendole con la verifica del rispetto degli obblighi stabiliti nelle convenzioni.

(revisionato il 27 aprile 2001)

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