La Riforma dei cicli ha abbandonato un obiettivo storico e centrale nel
dibattito della sinistra rinunciando all'innalzamento dell'obbligo
scolastico a diciotto anni. L'escamotage usato è l'introduzione all'articolo
68 della legge 144/ 99 dell'obbligo di frequenza ad attività formative fino
al diciottesimo anno di età, con il doppio canale: quello scolastico
privilegiato e quello dell'apprendistato o della formazione professionale,
per chi è costretto dalle condizioni materiali ad un inserimento nel lavoro
precoce, precario e mal retribuito. Si ripristina quindi una discriminazione
di classe, che rischia di consegnare al mondo padronale una mano d'opera
giovanile a basso costo.
Occorre ridefinire i termini del rapporto tra diritto all'istruzione e
diritto di cittadinanza; è irrinunciabile reinterpretare il nuovo istituto
dell'obbligo formativo attraverso una lettura attenta della stessa
Costituzione, alla luce degli obiettivi seguenti:
- è obbligo delle Istituzioni garantire ai cittadini un'offerta
formativa che consenta loro di esercitare pienamente il diritto di
cittadinanza; sono pertanto necessarie strutture stabili e continuative,
cioè enti convenzionati e accreditati, che garantiscano un sistema serio,
rigoroso e specializzato.
- l'offerta formativa non deve essere appiattita sui contratti di
apprendistato e di formazione professionale attualmente in vigore, ma
proporre un sapere critico. Deve essere inoltre svincolata dalle leggi del
mercato del lavoro, non soggetta alla precarietà e alle esigenze di
profitto delle imprese: ogni tentativo di portare la formazione
professionale in una posizione subalterna e minoritaria va respinto.
- è necessaria una forte iniziativa istituzionale, nell'ambito della
conferenza Stato Regioni, che deve coinvolgere il Governo, le Regioni, gli
Enti Locali e tutti gli operatori del settore, perché si definisca un
sistema della formazione nazionale con regole univoche per tutte le
regioni. L'efficacia del sistema non può prescindere da una
definizione, a livello nazionale, di standard condivisi e da criteri certi
di valutazione e di controllo dell'azione formativa. Solo questo può
garantire una formazione professionale in condizioni di pari opportunità
e pari dignità rispetto al canale dell'istruzione secondaria.