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Programma Politico 2001 del Partito della Rifondazione Comunista
Capitolo 3: le nostre proposte
Parte 3: Stato sociale
Sport

Il settore sportivo rappresenta uno dei principali fallimenti del governo di centro sinistra; questo giudizio è poco visibile sul terreno direttamente politico - dove lo sport non ha mai rappresentato una priorità - ma assai diffuso nel vastissimo mondo dell'associazionismo sportivo dilettantistico. Le grandi aspettative di riforma del sistema sportivo, che erano maturate non solo nelle fasi alte degli anni 70 ma anche negli anni successivi in quel grande processo di moltiplicazione del numero di persone che si dedicano ad attività sportive, sono state infatti frustrate; grande è stata l'incapacità del governo di affrontare seriamente i grandi potentati sportivi che, facendosi scudo dell'indipendenza dello sport dalla politica e dei presunti successi olimpici, hanno in realtà intrecciato politiche clientelari e inefficienti con percorsi di privatizzazione dei profitti, e di destra.

La nostra proposta di riforma del sistema sportivo si basa su 4 pilastri di fondo.

In primo luogo è necessario superare il Decreto Melandri che ha modificato il sistema precedente ma in una direzione sbagliata. Si tratta quindi di operare una modifica che senza ripristinare la situazione precedente attui una effettiva riforma. In particolare è necessario smontare il carrozzone del Coni, riportando il Comitato olimpico a quello che è il suo compito istituzionale e cioè la preparazione delle delegazioni olimpiche e la competenza quindi sullo sport di alto livello. Le federazioni sportive devono rimanere completamente pubbliche evitando che le disponibilità finanziarie delle federazioni siano legate solo alla vendibilità degli eventi sportivi delle singole discipline; vanno sganciate dal Coni quelle federazioni che nulla hanno a che vedere con lo sport, come quella del Bridge e della caccia. Per quanto riguarda i dipendenti del Coni è necessario che vengano garantiti tutti i diritti acquisiti, sia in termini di professionalità che salariali, e che venga attivato, contestualmente alla costruzione del Ministero dello Sport, uno spostamento di personale verso quest'ultimo.

In secondo luogo è necessario costituire - sul modello francese - un Ministero dello Sport che si occupi della promozione dell'attività sportiva verso tutta la popolazione e che garantisca standard adeguati di presenza di impianti sportivi funzionanti su tutto il territorio. Il ministero deve quindi avere compiti di coordinamento delle regioni, delle scuole, degli enti di promozione sportiva e in generale favorire la costituzione dell'associazionismo sportivo, garantendo però al singolo cittadino la possibilità di usufruire direttamente degli impianti. In questo quadro di forte responsabilizzazione delle regioni e della struttura scolastica a tutti i livelli, gli Enti di Promozione sportiva non devono più essere finanziati con modalità spartitorie ma in base ai progetti presentati e al lavoro effettivamente svolto da ogni singolo ente o associazione sportiva.

In terzo luogo è necessario avviare un forte programma di lotta al doping che deve riguardare sia lo sport di alto livello che lo sport per tutti. Sul primo piano è necessario modificare la legge antidoping abolendo la punibilità penale degli atleti, in quanto solo l'introduzione di una contrapposizione di interessi tra atleta e spacciatore di prodotti dopanti può contribuire a rompere il muro di silenzio e omertà che contribuisce al diffondersi del doping. L'atleta deve essere sottoposto alla giustizia sportiva e non a quella penale. Occorre inoltre potenziare la struttura dei controlli, a cominciare dalla verifica periodica dei valori degli atleti in modo da costruire una "biografia fisiologica" degli atleti, che in sé renderebbe assai problematico l'utilizzo di prodotti dopanti. Si tratta poi di controllare i produttori di farmaci, obbligandoli a inserire traccianti nei prodotti potenzialmente utilizzabili a fini di doping (creatina, eritropoietina, ecc.), e di ristabilire un corretto funzionamento dei laboratori di analisi.

Sul versante dello sport per tutti, è altresì necessario avviare una campagna di sensibilizzazione di massa, a partire dal livello scolastico, che riguarda i ragazzi, per arrivare alla sensibilizzazione di medici e allenatori sugli effetti deleteri del doping sulla salute degli atleti.

In quarto luogo si tratta di "pubblicizzare" e portare a trasparenza tutto il mondo degli affari che ruota attorno agli eventi sportivi. Ci opponiamo con forza alla chiusura degli stadi finalizzata alla costruzione di un monopolio informativo delle televisioni a pagamento, così come proponiamo che gli stadi vengano trasformati, non in centri commerciali, ma in luoghi di aggregazione per i giovani durante tutta la settimana. Riteniamo inoltre che i diritti televisivi sugli eventi sportivi a grande impatto di massa non possano essere ceduti alle Pay TV ma debbano essere riservati al servizio pubblico. Questo indirizzo è per noi valido anche a livello europeo, dove, in particolare sul settore calcistico forti sono le spinte alla costruzione di un nuovo campionato "privato".

Per quanto riguarda i concorsi pronostici, riteniamo che debbano essere gestiti dal pubblico e ci opponiamo con forza alle operazioni clientelari che stanno portando a una privatizzazione, senza concorrenza e rischi imprenditoriali. Questa operazione - dubbia anche sotto il profilo legale - ha l'unico effetto di diminuire le entrate dello Stato a favore di pochi privati.

Si tratta quindi a nostro avviso di estendere la pratica sportiva alla maggiore quantità di popolazione possibile, come espressione dell'esercizio di un effettivo diritto di cittadinanza e come pratica di miglioramento della salute della popolazione, e di approfondire, in questo campo, la responsabilità del settore pubblico, anche al fine di una più efficace lotta al doping. In questo quadro la gestione dello sport di alto livello deve avere - sempre nello spazio pubblico - una propria specifica gestione attraverso un Coni riformato e snellito. Più in generale si tratta di garantire il diritto ad un effettiva fruizione di massa degli eventi sportivi contro le logiche di privatizzazione.

(revisionato il 27 aprile 2001)

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